Startup
Costruire un prodotto di intelligenza artificiale oggi costa poco. Farlo conoscere, no
Il racconto di una startup innovativa di Carate Brianza: dodici giorni dal primo codice all’approvazione di Google per YouTube, e la parte difficile che viene dopo, farsi conoscere senza investitori.
Sono Mattia Maggioni, ho 22 anni e a marzo ho fondato una piccola società a Carate Brianza, Proiset Solutions. Ad aprile è entrata nella sezione speciale delle startup innovative. Finora abbiamo lavorato per i clienti: siti, applicazioni, automazioni. Il 18 ottobre abbiamo cominciato il nostro primo prodotto, e quello che è successo nei dodici giorni dopo dice qualcosa su come sta cambiando il lavoro di chi fa software, anche in provincia.
Il prodotto non è più la parte difficile
Il prodotto si chiama HypeFox: un’app che prepara, monta e pubblica i video brevi per YouTube, Instagram e TikTok. La prima riga di codice l’abbiamo scritta alle 14:32 del 18 ottobre. La sera l’app era online. Dodici giorni dopo, le modifiche al codice sono 521.
Non siamo un team di trenta ingegneri. Lavoriamo con l’aiuto di agenti di intelligenza artificiale che scrivono codice, e con tanto lavoro a mano: decidere cosa costruire, provarlo, buttarlo, rifarlo. Anche i costi sono cambiati. Fare un video costa circa un centesimo di dollaro di calcolo, perché i server si accendono solo quando c’è lavoro e si spengono dopo due minuti.
Nemmeno le grandi piattaforme sono così lontane. Per pubblicare su YouTube senza intermediari serve la verifica di Google: l’abbiamo chiesta il 25 ottobre e il 28 era approvata. Meta e TikTok la stanno ancora esaminando.
La parte difficile viene dopo
Costruire, oggi, costa poco. Farsi conoscere, no. Nella prima settimana di un esperimento pubblico abbiamo lasciato all’app due profili Instagram nuovi, senza toccare i video: 2.093 visualizzazioni, zero iscritti. Gli utenti sono pochi e nessuno paga ancora. Lo scrivo perché è la normalità, non l’eccezione, e se ne parla poco.
Per chi non ha investitori, il budget per farsi conoscere è zero. Restano le strade gratuite: gli elenchi di strumenti, le email scritte una per una, un mese di prova regalato a chi fa recensioni, articoli come questo.
Cosa dà l’Italia a una startup così
Lo status di startup innovativa ci dà delle esenzioni, per esempio su bolli e diritti di segreteria. Non dà soldi né clienti. I programmi delle aziende di intelligenza artificiale che regalano crediti alle startup spesso chiedono un fondo d’investimento alle spalle: quello di Anthropic ci ha accolti, Google for Startups ci ha detto no.
C’è però una cosa che l’Italia dà, e non me l’aspettavo. Quando scriviamo agli YouTuber italiani per fargliela provare, diversi ci rispondono di sì proprio perché siamo una startup italiana. All’estero non interessa da dove vieni: interessa se fai risparmiare tempo. Per questo HypeFox è nata in inglese, e l’italiano è arrivato nei giorni dopo.
La domanda che resta
Se costruire un prodotto costa sempre meno, il sostegno che serve alle piccole startup forse non è più soltanto il capitale per sviluppare. È arrivare ai primi cento clienti: farsi trovare, farsi provare, farsi raccontare. Su questo, chi parte dalla provincia e senza investitori oggi è ancora solo.
Racconterò qui come va, con i numeri, anche quando saranno brutti.
Il prodotto di cui parlo è HypeFox: hypefox.app
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