Turismo

Disinformazione artificiale

Quali sono i pericoli delle false informazioni che impestano la rete

26 Gennaio 2026

Oggi voglio sottoporre ai lettori l’inganno perpetuo della rete, incrementato dall’intelligenza artificiale che è sempre più artificiale e sempre meno intelligente.

Probabilmente un surplus di informazioni ne provoca l’ubriacatura e la pone dietro la lavagna colle orecchie d’asino. In compagnia di molti suoi utilizzatori.

Mi è casualmente venuto sotto gli occhi, tra le tante pubblicità che ammorbano la rete e quindi le notizie sui nostri telefoni, un sito che si chiama cefaluart.it e che propone, giustamente, la promozione della ridente cittadina siciliana affacciata sul Tirreno, con un superbo duomo arabo-normanno.

Mi inoltro nell’articolo, del 23 gennaio 2025 e firmato da Erica De Luca, anche per rivedere le immagini di questo posto veramente bello, a cui sono legato da ricordi d’infanzia.

Si annuncia così: “È considerata una delle piazze più belle di tutto il Sud: un gioiellino normanno patrimonio dell’UNESCO” ed è vero.

Sorpresa: le tre foto che dovrebbero mostrare il duomo di Cefalù nella sua maestà e la sua piazza non sono di quella chiesa ma di ben tre chiese diverse, nello stesso articolo, che non stanno nemmeno a Cefalù. Non sono riuscito a individuarle, potrebbero benissimo essere false anche quelle, create artificialmente.

Le tre foto delle presunte cattedrali di Cefalù…

Naturalmente, essendo curioso come una scimmia, vado avanti nell’articolo, che vi posto qui di seguito, e scopro che la cattedrale normanna d Cefalù è dedicata alla Trasfigurazione. Altro errore, è dedicata al Ss. Salvatore.

È considerata una delle piazze più belle di tutto il Sud: un gioiellino normanno patrimonio dell’UNESCO

Queste inesattezze mi indispettiscono, come chi mi conosce sa.

Sconfortato, vado al sito ufficiale del Comune di Cefalù per andare a rivedermi il duomo. Ma, nella pagina di un sito correlato e suggerito da quello del Comune, https://www.visitcefalu.com/cosa-vedere-a-cefalu/, noto che le imprecisioni non mancano nemmeno lì:

“Incorniciata da due possenti torri, l’opera fu commissionata dal primo Re di Sicilia, Ruggero II, nel 1131 e consacrata quasi un secolo e mezzo dopo (1267). Nel corso degli anni fu modificata diverse volte e ricostruita in seguito ai bombardamenti. Al suo interno, resistono immutati in tutto il loro splendore i preziosi mosaici bizantini realizzati dai maestri di Costantinopoli nel 1145.”

Piccolo particolare: il duomo di Cefalù non è mai stato bombardato e quindi non è stato ricostruito dopo un bombardamento. Altro piccolo particolare: i mosaici furono restaurati e pesantemente modificati nel 1860, poi nuovamente restaurati nel XX e XXI secolo, e quindi non resistono “immutati”, pur nel loro splendore. L’immagine del vero duomo di Cefalù è quella della copertina.

Ora: queste sono le imprecisioni di cui mi sono accorto io. Ma immaginate una persona che non sappia nulla e legga queste informazioni, pensando che siano veritiere. Tutto ciò ha un solo sapore: Intelligenza Artificiale. Usata da chi crede di poter parlare di tutto senza conoscere e recepita come verità da chi non ha conoscenza né mezzi critici per distinguere le cose. E qui il discorso si allarga.

Proviamo a immaginare i milioni di informazioni che vengono spalmate sulla rete ogni giorno e immaginiamo quante ce ne siano di false, quelle innocue trovate da me ma anche altre, probabilissime, nel campo della medicina, dell’ingegneria, dell’arte, della Storia, del turismo, della gastronomia, della nutrizione, e, soprattutto, della politica così come di qualsiasi campo dell’umano sapere.

Probabilmente inoculate nei siti web da intelligenze artificiali incontrollate e incontrollabili che si nutrono di qualsiasi fesseria trovino sulla rete, poco importa che sia vera o no. E proviamo a immaginare quante persone, studenti o insegnanti o persone comuni, non siano in grado di distinguere il vero dal falso fidandosi di quell’informazione distorta.

Siamo stati abituati, all’origine di internet, a fidarci delle informazioni che trovavamo, felici che finalmente le biblioteche fossero digitalizzate a poco a poco, conservando però sempre un approccio critico. Ossia, sapevamo che un libro poteva essere critico nei confronti di un problema e un altro potesse invece non considerarlo tale, e ci facevamo la nostra idea. Oggi non è più così, tutto e il contrario di tutto vengono macinati in quell’infinito dizionario di reliquie che è l’IA, cosicché non si sa più, quando si chiede l’informazione, cosa sia vero e cosa sia inventato, col risultato che si vede sopra. E, quando poi ci sono gli svarioni storici, lì diventa un vero problema. A poco a poco, ne sono convinto, si riabiliterà il fascismo perché girano sempre più testi che lo esaltano, e l’AI si nutre anche di quelli. Con questo nuovo disordine creato dal ciuffo biondo usoniano, tutte le minchiate che dice saranno memorizzate dall’AI e proposte, magari, come soluzioni, tipo la candeggina per guarire dall’infezione da Covid 19.

Poi ricordiamoci, per analogia, anche delle minchiate che sparano a getto continuo, oltre a Donald Trump, Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Marine Le Pen, Vance, Putin, Netanyahu, gli ayatollah, Milei, Kim, e tutta questa compagnia di guitti da avanspettacolo, senza una formazione culturale profonda e riflettuta, probabilmente informatisi a loro volta con AI, e a come la gente possa credervi.

Una cosa è una fiction, dove la fantasia e la creatività sono il sale dell’opera, anzi, più ce n’è meglio è, e si è liberi di inventare personaggi inesistenti, altra cosa le informazioni reali.

Quanto è veramente utile l’IA e quanti danni, al contrario, può fare, invalidando la propria utilità? Quante persone, prima o poi, saranno in grado di distinguere il reale dall’irreale? Già si stenta a distinguerlo perché non ci sembra possibile che alcune cose che noi davamo per scontate si siano dimostrate finte, figuriamoci un’intera narrazione basata sull’irrealtà. E mi viene in mente la Storia cambiata e ricambiata di continuo dal ministero dell’informazione in 1984, la distopia di Orwell, il quale, occhio lungo e critico spietato dei totalitarismi, aveva perfettamente preconizzato l’era della disinformazione globale.

Elon Musk, il più colossale investitore nell’AI, con un’enorme centrale a Memphis, USA, che divora una quantità di energia sempre crescente, non si fa alcuno scrupolo a inventarsi delle realtà parallele, lo abbiamo visto. Fa parte del gruppetto di psicopatici, insieme a Trump e tanti altri, che dovrebbe essere internata in un manicomio. Ma in manicomio, manco a dirlo, ci metteranno noi, lettori di una realtà ormai obsoleta costruita sui fatti e non sull’irrealtà, indegni e pericolosi sovvertitori del sistema.

La soluzione sta nel tirannicidio.

Tommaso d’Aquino, nella Summa theologica, IIª-IIae q. 42 a. 2 ad 3 , ci parla di sedizione e tirannicidio:

[40700] IIª-IIae q. 42 a. 2 arg. 3
Praeterea, laudantur qui multitudinem a potestate tyrannica liberant. Sed hoc non de facili potest fieri sine aliqua dissensione multitudinis, dum una pars multitudinis nititur retinere tyrannum, alia vero nititur eum abiicere. Ergo seditio potest fieri sine peccato.

Vengono lodati coloro che liberano il popolo da un potere tirannico. Ora, questo non si può fare facilmente senza una divisione del popolo; perché mentre una parte cerca di conservare il tiranno, l’altra cerca di scacciarlo. Perciò la sedizione si può fare senza peccato.

E, più avanti:

Ad tertium dicendum quod regimen tyrannicum non est iustum, quia non ordinatur ad bonum commune, sed ad bonum privatum regentis, ut patet per philosophum, in III Polit. et in VIII Ethic. Et ideo perturbatio huius regiminis non habet rationem seditionis, nisi forte quando sic inordinate perturbatur tyranni regimen quod multitudo subiecta maius detrimentum patitur ex perturbatione consequenti quam ex tyranni regimine. Magis autem tyrannus seditiosus est, qui in populo sibi subiecto discordias et seditiones nutrit, ut tutius dominari possit. Hoc enim tyrannicum est, cum sit ordinatum ad bonum proprium praesidentis cum multitudinis nocumento.

3. Il regime tirannico non è giusto: perché non è ordinato al bene comune, ma al bene personale di chi governa, come spiega il Filosofo, nel III volume della Politica e nell’VIII dell’Etica. Perciò turbare tale regime non ha natura di sedizione: a meno che non si turbi talmente codesto regime, da procurare al popolo un danno maggiore di quello sofferto col regime tirannico. Anzi, si può dire che è sedizioso il tiranno, il quale provoca nel popolo assoggettato discordie e sedizioni, per dominare con più sicurezza. Infatti questo è un modo di agire tirannico, essendo ordinato al bene di chi comanda, con danno del popolo.

I tiranni attuali sono parecchi. Bisogna darsi da fare. Abbiamo lo scudo di san Tommaso. Non avrei mai pensato di ricorrere a lui. Sarebbe bene che anche il papa lo ricordasse.

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