Geopolitica

Disaccordi di pace

12 Aprile 2026

Dal 28 febbraio 2026, la guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele procede a vele spiegate, con l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, Qatar e Libano nello scacchiere dei territori dove si rimpallano infruttuose trattative di pace e i negoziati giacciono accanto ai feriti sotto le macerie. Gli attacchi sono numerosi e continuano a tingere di nubi tossiche i cieli del Golfo Persico con le piogge acide provenienti dalle infrastrutture petrolifere colpite nei conflitti…numerosi come le problematiche che si accendono su scala globale. Sebbene dall’8 aprile al 22 aprile è entrato in vigore un cessate il fuoco concordato tra Washington e Teheran, la guerra israelo-americana sull’Iran sta arrecando un forte impatto economico e, dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, le speranze di una soluzione immediata stanno svanendo come “si stanno esaurendo” le riserve di cherosene, nell’allarme  lanciato dagli aeroporti europei. L’Iran, dopo la Russia, risulta tra i principali produttori di gas naturale, ma sebbene sia l’Algeria il principale fornitore di gas per l’Italia, il nostro Paese presenta un “mix energetico fortemente orientato al gas”, come sostiene il professor Nicola Borri, economista presso la Luiss di Roma.

L’area geopolitica mediorientale incide naturalmente sulla nostra economia nazionale, il Medio Oriente è uno sbocco rilevante per l’export commerciale di numerose regioni da Nord a Sud dell’Italia, la durata del conflitto e la possibile risposta europea, possono determinare una fase di stagnazione del nostro Paese che potrebbe tenere il colpo, ma gli effetti negativi non rimarranno limitati al periodo del conflitto che si estenderà, a quanto appare, oltre il breve periodo.  E non solo effetti legati alle forniture energetiche, anche altre risorse non energetiche quali alluminio, fertilizzanti, materie plastiche ed elio rilevanti per molte industrie, importati dall’Iran, possono destabilizzare il tessuto produttivo italiano, sono tante le società italiane del settore manifatturiero che, nell’area del Golfo Persico e del Medio Oriente, investono milioni di euro per l’export che va dall’agroalimentare alla moda, dal legno-arredo ai prodotti in metallo, apparecchiature industriali Made in Italy esportati, un mercato strategico per il sistema produttivo nazionale. Bollette e carburanti con l’energia elettrica, parlano dei rincari che stanno innescando un effetto domino sulle fragilità politico-economiche non tanto del Paese quanto dell’Unione Europea che non risponde in modo determinato e rassicurante dinanzi ai turbamenti geopolitici che da anni attanagliano il globo: le misure tempestive e forti, devono essere adottate a livello europeo, incentivando la condivisione delle responsabilità tra la maggioranza e l’opposizione vigenti, impegnate nel perenne scontro della gestione politica, alla luce dell’esito referendario.

Ma si discute ormai in tema di percentuali dell’indice di apprezzamento del Presidente Meloni dal 44% al 40%, di Giuseppe Conte e la conquista in prima posizione su Tajani, si sottolinea l’avanzamento di Elly Schlein che sale al 26%, dimentichi delle questioni politiche e sociali che non cessano di intimorire e far discutere con sgomento: il 73% degli italiani,  ritiene che le cose in Italia stiano andando nella direzione sbagliata e soltanto il 27% nella direzione giusta e tra le preoccupazioni degli italiani, se il crimine e violenza rappresentano il (38%), cresce la preoccupazione dei comportamenti violenti tra i giovani (55%) e per l’immigrazione irregolare e non controllata (44%). Sul clima del Paese incombono i timori economici delle famiglie, aggravati dalle conseguenze del conflitto in Medio Oriente, il 78% degli italiani si dichiara preoccupato per gli sviluppi del conflitto, l’80% si dichiara preoccupato dall’aumento dei costi di benzina, gasolio, delle bollette di gas ed energia, che incideranno sulle vacanze estive, che saranno maggiormente pianificate e ridimensionate nelle abitudini e nelle destinazioni.  Le partenze verso Egitto, Medio Oriente, tradizionalmente molto richieste in questo periodo dell’anno e altre mete extraeuropee sono accantonate e risentono del normale rallentamento dovuto al fattore paura per le zone prossime ai luoghi della guerra. Viste le condizioni climatiche, che invogliano agli spostamenti, il rischio per la propria incolumità e i costi elevati, spingono i viaggiatori verso mete locali o capitali europee distanti dai luoghi di conflitto: Varsavia in vetta alle mete più in crescita (+111%), seguita da Parigi, Barcellona, Praga e Tirana. L’incoming parla di previsioni più che ottimistiche per il turismo “interno”, l’Italia tra le destinazioni privilegiate e “tranquille” dell’estate 2026, posticipando i grandi viaggi intercontinentali che restano in stand-by, in attesa di tempi migliori. E nella valutazione tra prudenza, sicurezza e costi, a causa del rincaro dei voli, tra chi sceglierà di rimanere entro i propri confini nazionali, nelle principali località di vacanza italiane si registra già il tutto esaurito o con prezzi alle stelle, con le città costiere, le isole e le grandi località culturali, chiamate a gestire flussi intensi di turisti: Rimini, Catania, Pisa e Napoli che registra un boom di prenotazioni (+93%) con Milano, in crescita del +39%, confermandosi tra le città commerciali più visitate.

Intanto le vicende di questi ultimi giorni confermano quanto il quadro geopolitico sia precario e quanto rapidamente possano mutare le situazioni per il Made in Italy, l’Italia svolge l’importante ruolo di ponte economico tra l’Europa e il Medioriente. Gli Emirati Arabi Uniti, negli ultimi anni hanno quasi raddoppiato il proprio mercato con il Veneto, diventato quasi una rotta strategica, in particolare con Dubai dove il Veneto esporta gioielli, bigiotteria, occhialeria, forniture mediche, seguite da Toscana, Piemonte ed Emilia-Romagna ad esportare i prodotti delle micro e piccole imprese verso l’area del Vicino Oriente. Non si può rimanere indifferenti a livello umano dinanzi ai conflitti che sembrano non trovare soluzione, che pur non coinvolgendo a livello militare, causano una forte preoccupazione per il deterioramento delle relazioni internazionali che minacciano la stabilità economica e il benessere globale. A pagare il prezzo più pesante sono i paesi che più dipendono dalle importazioni per i propri consumi di petrolio e gas, e tra questi l’Italia con le nazioni che, dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, risentiranno del rallentamento dei traffici marittimi, con conseguenze per le tasche degli italiani. É indispensabile accelerare lo sviluppo delle energie rinnovabili, per la generazione di energia elettrica: viste le vicissitudini a livello internazionale, il governo dovrebbe maggiormente agire a sostegno dello sviluppo di tecnologie volte a impiegare fonti rinnovabili nel nostro Paese che, per caratteristiche geologiche, si presta a fornire energia green per garantire rendimenti superiori, sfruttare al massimo tutte le possibilità che la natura ci offre e limitare la dipendenza energetica.

L’Italia è uno dei paesi europei che importano gran parte del proprio fabbisogno energetico e viste le incertezze geopolitiche, i prezzi energetici variabili e le emergenze climatiche, è utile cominciare a fare affidamento sul potenziale italiano anche a livello strategico nazionale, intervenendo in modo condiviso, da entrambi gli schieramenti politici, su progetti che non possono essere rimandati.  La tempestività nelle soluzioni non è tanto nel dare risposte scandite in seduta parlamentare quanto dare soluzioni concrete per garantire il benessere di un mondo che non tornerà presto ad essere semplice e in cui si chiede con impudenza l’aiuto di Dio per mettere fine ad un conflitto in modo catastrofico. Risale al 2025 quando Donald Trump nominava, in una conferenza stampa, il Segretario della Guerra, un ex militare e commentatore di Fox News, Peter Hegseth, trasformando il suo mandato in una missione divina. Cinicamente, in questa sua aura di teatrale sacralità, per risolvere il conflitto Iraniano, Hegseth si è rivolto a Dio “a tu per tu” durante una funzione religiosa pubblica, chiedendogli di far scatenare una «violenza travolgente» contro i nemici iraniani e di benedire le truppe americane in battaglia. Citando passi della Bibbia alla stregua di un predicatore, ha promesso che l’esercito americano “riverserà morte e distruzione dal cielo”. Citazioni sconcertanti nel nome di Dio ma, sebbene la Bibbia contenga esempi di guerre da Lui approvate, perché talvolta è descritto come un guerriero che guida il suo popolo in battaglia, Papa Leone XIV ha risposto alle blasfemie della guerra ricordando al mondo che Dio non benedice alcun conflitto, non sta mai dalla parte di chi lancia bombe o di chi pretende che il mondo intero pieghi il ginocchio, Dio sta con chi muore sotto le macerie.  In queste ore fragili della storia, dinanzi a chi massacra e a chi cita salmi per portare Dio dalla propria parte, la stragrande maggioranza di persone in tutto il mondo invoca la pace, crede nella pace e cerca di costruirla giorno per giorno con un plauso a chi asciuga le lacrime dei bambini che hanno visto perire le proprie famiglie, a chi cura le ferite dei sopravvissuti e a chi ripara i danni lasciati della follia della guerra. I governatori del mondo, sappiano ascoltare le richieste e le invocazioni dei popoli della Terra… sono numerose come le infinite possibilità di Dio – pur non esercitando al Ministero della Giustizia – possa  infrangere presto la demoniaca catena del male, e la buona politica possa giungere a negoziati e ad accordi duraturi di pace.

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