Perché la Grecia va punita

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8 Luglio 2015

Il paternalismo buonista, con cui l’Europa sta dando corda ed euro alla Grecia da anni, ha una sola giustificazione, il timore che l’uscita di un Paese dall’euro interrompa quel flusso di fiducia che ha dato a molti altri Paesi, l’Italia per prima, tassi d’interesse bassi che sono indispensabili a mantenere solvibili gli Stati e le banche, requisito necessario  al benessere di tutti.

Con buona pace dei politici somari che ragliano, se l’Italia avesse ancora la lira e tassi dei BTP al 10%, nessuna manovra lacrime e sangue potrebbe salvarla dal fallimento dello Stato, a cui seguirebbe quello delle banche. Non si potrebbero più fare pagamenti per un certo periodo, come ora accade appunto in Grecia e la creazione di una nuova moneta nazionale, pesantemente svalutata rispetto all’euro, porterebbe con sé l’annichilimento dei risparmi, la distruzione del valore degli stipendi e delle pensioni presenti e future, un peggioramento terribile del nostro tenore di vita. Probabilmente si risolverebbe il problema migranti, perché nella nostra miseria deciderebbero di spostarsi altrove, insieme a tanti Italiani. Il miglioramento competitivo sarebbe temporaneo, perché presto rintuzzato da una nuova spirale inflazionistica come negli anni ’70.

NULLA SALUS SINE EURO e varrebbe anche per la Grecia, se lo capisse più del 38% dei suoi cittadini.

Senza il timore dell’implosione dell’euro,  da molto tempo la Grecia sarebbe stata abbandonata a se stessa, ai suoi politici ruffiani e ai suoi elettori illusi, perché se ne frega delle regole che liberamente aveva sottoscritto e che le avevano permesso un periodo di prosperità mai prima conosciuta. C’è voluto un certo numero di anni perché si costruisse l’infrastruttura comunitaria indispensabile ad affrontare una Grexit e perché i mercati si convincessero che l’euro può sopravvivere anche senza la Grecia, purché gli altri Paesi mantengano nei conti la necessaria disciplina, un concetto alieno a chi viaggia in moto senza casco.

Sì, è vero, quella della Grecia di Tsipras è una battaglia di libertà, ma è la libertà berlusconiana di fregarsene delle regole, di andare in moto con il vento tra i capelli, di evadere il fisco, di fare bilanci falsi e di raccontare al popolo bue tante storielle sugli asini che volano, certo più affascinanti dei conti della serva di Frau Merkel.

Tsipras non si comporta diversamente da un ricattatore perché nei fatti chiede soldi, altri soldi, sotto la minaccia implicita di mettere in crisi l’euro e in cambio finora non ha offerto nulla, neanche parole. A quelle aveva provveduto il furbetto Varoufakis, secondo cui i creditori sono terroristi.

Il nostro benessere economico futuro, il potere d’acquisto dei nostri stipendi, delle nostre pensioni, il valore dei nostri risparmi, frutto delle rinunce nostre o delle generazioni che ci hanno preceduto e che avevano desiderato lasciarci un’eredità e farci vivere meglio di loro, dipendono ora più che mai dal fatto che il mondo creda che non ci comporteremo mai come i governanti greci, che spendevano allegramente, truccavano i conti e ora promettono la luna, in parole povere che abbiamo credito.

La Grecia, truffando i creditori, ha incrinato pesantemente la fiducia nell’Europa intera e va punita. Chi dice che la Germania si vide cancellato il debito deve ricordare che c’erano stati il suicidio di Hitler nella cancelleria e le impiccagioni di Norimberga, che l’Italia aveva fatto la sua parte a Giulino di Mezzegra mitragliando il Duce.

I politici Greci che firmavano bilanci falsi, non potendo essere impiccati neanche metaforicamente, vanno messi in galera. Le politiche che hanno portato a quei deficit vanno eliminate, come furono annichilite la Wehrmacht, la Luftwaffe e la Kriegsmarine. Nessuno può chiedere al contribuente italiano, tedesco o slovacco di pagare più tasse per mantenere in Grecia un’età di pensionamento inferiore alla sua e la libertà di evadere il fisco allegramente.

La dignità si difende non con la pretesa assurda di farsi mantenere in eterno, ma facendo pulizia dei panni sporchi e intraprendendo quel percorso di rinnovamento che in parte ha iniziato persino l’Italia. Quanto a noi, è ora di capire che il Governo Monti non poteva iniziare la propria attività regalando 9,4 miliardi di euro al Comune di Roma che li aveva sprecati, con il prevedibile risultato di mantenere in vita quella Babilonia che è l’amministrazione allegra della nostra capitale. Regioni senza disciplina come la Sicilia devono essere messe in regola e la Magna Grecia deve diventare responsabile, tanto quanto la Grecia.

Quella cosa che gli illusi chiamano solidarietà, cioè continuare a dare euro a chi fa come la Grecia, il comune di Roma etc. non è solidarietà, è pagare alcol a un alcolizzato, perché continui a distruggersi il fegato in piacevole ebbrezza.

Anche in politica deve valere il principio di meritocrazia, i Paesi e i comuni virtuosi non devono essere costretti a sopportare l’incoscienza e l’arroganza degli altri, le formiche non devono essere costrette a mantenere le cicale, con il ricatto morale della “solidarietà”.

Il debito greco era insostenibile dal momento in cui fu reso noto che i dati di bilancio erano falsi e con tante erogazioni si è guadagnato tempo, ma ora basta, se la Grecia vuol mettere la testa a posto, creando un sistema che nel futuro le permetta di mantenersi da sola, le si dia una mano cancellando qualche altro pezzo dell’impossibile debito a scadenze regolari, dopo aver monitorato i progressi, altrimenti la si lasci al proprio (triste) destino di povertà. E mi dispiace per quel 38% di Greci che subirà la stupidità degli altri.

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CAT: Euro e BCE

Un commento

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  1. paolo-della-sala 5 anni fa

    Articolo perfetto come l’intelligenza, ma temo che i ragionamenti, in un mondo in cui il papato zeppo d’oro e con milioni di case, terreni, palazzi, chiese e ville, dice che “la proprietà è un furto” (acclamato universalmente per ciò) siano un’opzione non ricevibile da chi ha venduto il proprio cervello in cambio di un biberon e un ciuccio garantiti per tutta la vita.

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