Post-Brexit, una nuova missione europea

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21 Giugno 2016

Il risultato del referendum sulla Brexit non conta. E’ una provocazione? Certo. Ma è importare capire che qualunque sia l’esito della battaglia tra i sostenitori del ‘leave’ e del ‘remain’ un risultato, importantissimo, è stato già ufficializzato. Serve un nuovo patto per l’Europa che restituisca ai cittadini la fiducia nel progetto comunitario. Lo scetticismo dei britannici nei confronti dell’Unione è un campanello d’allarme che non può rimanere inascoltato. Qualunque sarà l’esito del voto, l’Europa non potrà più essere la stessa dopo il 23 giugno. Il sogno europeo come lo avevano concepito i padri fondatori è costantemente messo in discussione. Il fatto che David Cameron vada a fare campagna elettorale a Gibilterra è il segno che rischia di cambiare in pochi anni anche la mappa geografica del Vecchio continente. Dopo un eventuale abbandono di Londra, quanti altri stati potrebbero chiedere un referendum analogo?

Allora chiediamoci cosa non ha funzionato nel progetto europeo. Tante cose (così come molte altre hanno funzionato). Certamente la prevalenza degli egoismi nazionali, anni di politiche di austerity che hanno aggravato la crisi economica e l’incapacità di organizzare una strategia capace di gestire il fenomeno migratorio, hanno messo nel mirino le istituzioni comunitarie. Negli anni dello scontento e dell’ascesa dei populismi, la Ue si è trasformata nel catalizzatore della frustrazione e delle paure.

L’Europa ha bisogno di una nuova missione. Quello della prosperità, di un modello economico e sociale che stia al passo con i tempi. Basta con l’austerità e con regole di bilancio soffocanti che impediscono ai paesi di crescere e che fanno aumentare la pressione fiscale. Serve l’Europa capace di prendere la decisone giusta su questione fondamentali per l’economia e per i lavoratori. Tutto questo è impossibile senza recuperare le radici e il senso più autentico dell’essere europei. L’originalità cristiana fondata sulla famiglia, quel luogo straordinario dal punto di vista sociale e culturale da cui si origina la vita, e quindi anche la vivacità economica e politica occidentale che di questi tempi se la passa davvero male. Il dibattito culturale nel Vecchio continente è sempre più scadente e i dati demografici sono quasi da allarme sociale. Anzi, da allarme estinzione. Pensiamo a casa nostra: le ultime rilevazioni dicono che non bastano più neppure gli immigrati a compensare la nostra denatalità. Eppure, i figli, i bambini, sono il futuro della nostra società.

TAG: Brexit, referendum Brexit
CAT: Euro e BCE, Istituzioni UE

Un commento

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  1. charly52 4 anni fa

    Ciao Massimiliano.
    Tanti sono i difetti che l’Unione Europea ha reso evidenti nella sua gestione, tanti gli errori commessi e varie le motivazioni che li hanno generati.
    Gli Europei hanno pagato forse tanto (economicamente) questi errori ma forse hanno anche evitato guai peggiori o tratto vantaggi, senza notarli. Non dimentichiamo che fino al 2007, sembrava che tutto andasse a gonfie vele e che la crisi post-2007 non la si può certo addebitare all’Unione Europea, all’Euro o ad altri motivi simili: è nata in USA, è stata esportata da noi e certamente non è stata gestita bene da nessuno.
    Ma, nel caso della BREXIT (e per molte delle situazioni oggi a rischio di emulazione della BREXIT) la causa principale a mio parere è stata la gestione della questione immigrati. Benché io sia favorevole ad una accoglienza umana e cristiana di chi è nel bisogno, sono contrario alla modalità con cui la questione è stata gestita. Insomma, si tratta o no di una questione che inevitabilmente impatta pesantemente sulla vita di tutti i cittadini del vecchio continente? Bene, e chi si è preoccupato di ascoltare le loro ragioni, le loro preoccupazioni, le loro esperienze? Nessuno! Nessuno delle istituzioni sembra essersene occupato; e di fatto, salvo qualche “campo profughi” molto simile a un ghetto (seppur con aria condizionata e cibo a disposizione), tutto è stato lasciato sulle spalle del volontariato che molto ha fatto ma non ha potuto e non può gestire l’impossibile. E qual è il risultato? Vivo nel centro di una cittadina di provincia ma, quando esco di casa per 15 minuti, incontro almeno 10 questuanti di colore più o meno scuro che mi propongono accendini, cd, cose inutili oppure mi chiedono l’elemosina. Sono brava gente? sono delinquenti? Non lo so, ma so per certo che a molti questa situazione da’ fastidio e la collegano – a torto o a ragione – alle infinite polemiche a livello europeo che non arrivano mai a gestire concretamente la questione. Il Leave degli inglesi credo sia stato prevalentemente legato a queste motivazioni, oltre ad un certo conservatorismo e orgoglio nazionale.
    L’Unione Europea – pur nella sua giusta autonomia decisionale di organismo eletto – non può più decidere cose di impatto così diretto, senza ascoltare i cittadini e senza trovare soluzioni che li soddisfino almeno un po’.
    Buon lavoro.
    Carlo

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