Finanza
Banca Progetto e BFF Bank: lo strabismo della Vigilanza bancaria
Dopo le criticità ignorate in altri istituti, l’intervento Bankitalia solleva molti interrogativi. Mentre BFF diffonde comunicazioni allarmanti e poco chiare, il mercato amplifica i segnali di incertezza rischiando di innescare una crisi devastante
A sorpresa, con un provvedimento del 27 marzo 2026, la Banca d’Italia ha disposto la nomina di due commissari, Raffaele Lener e Francesco Fioretto, in temporaneo affiancamento al consiglio di amministrazione di BFF Bank, il più grande operatore di finanza specializzata in Italia. I due commissari, secondo quanto precisato poi dall’istituto destinatario del provvedimento, che è tra i leader in Europa nella gestione e nello smobilizzo pro soluto di crediti commerciali verso le pubbliche amministrazioni, coadiuveranno cda e sindaci «nel rapido processo di risanamento del quadro operativo contabile». Le evidenze finora emerse «si inseriscono in un quadro di irregolarità e criticità la cui portata complessiva è in corso di definizione», ma che in ogni caso non mettono in discussione il rispetto dei requisiti patrimoniali di una banca che ha chiuso il 2024 con un utile contabile di 215,7 milioni (147 milioni rettificato) e un coefficiente patrimoniale (CET1) del 12,2 per cento.
Ma di quanto stiamo parlando? Prima di addentrarci nei numeri, ci sia consentito esprimere un certo stupore verso la Vigilanza di Bankitalia. Il confronto con una vicenda ben più corposa, la crisi di Banca Progetto, è d’obbligo. Nel caso di Banca Progetto la Vigilanza ha ignorato le segnalazioni della Procura per antiriciclaggio e costretto la Procura stessa a mandare un commissario giudiziale, caso gravissimo e senza precedenti nella storia bancaria di questo povero Paese. Banca Progetto sembrava in perfetto stato di salute con 72 milioni di utile e un CET 1 Ratio (l’indicatore principale della solidità patrimonial) al 17,4%, tanto che c’era un accordo tra Oaktree e Centerbridge per venderla a ben 5-600 milioni di euro. Invece dopo il commissariamento giudiziale si è manifestata nella sua interezza quella che nei corridoi della Bce considerano la più grave crisi bancaria dall’entrata in vigore del meccanismo di vigilanza unico.
Per chi lavora nel mondo della finanza non è stata una sorpresa: i livelli commissionali, l’operatività di alcuni intermediari, i tassi applicati su prestiti quasi tutti garantiti dallo Stato, alcune controparti particolari, davano segnali forti. Non accorgersi che c’erano anomalie era veramente difficile. Una crisi senza precedenti scoperta dalla Procura e gli stessi magistrati trovano ancora oggi qualche difficoltà ad andare a fondo.
Quando pensavamo di averle viste tutte, dopo Banca Progetto, Illimity e altre minori (Banca Privata Leasing, Banca Popolare di Torre del Greco,…) gli eventi in corso su BFF ci fanno capire che la realtà può grandemente superare la fantasia.
Il caso di BFF sembra l’opposto di Banca Progetto: una banca sana, molto profittevole, con alcuni indubbi problemi di governance e gestionali che però viene presentata lasciando temere un’altra crisi rilevante. Crisi che invece a un esame più attento sembrerebbe non esserci in forma così grave. Ma d’altra parte si sa come funziona sui mercati: il solo timore di una crisi può causarne una reale. Vediamo rapidamente gli eventi. Un’ispezione conclusasi nel 2024 sorprende il mercato e causa un crollo in borsa del titolo BFF, primariamente a causa della classificazione di alcuni crediti in default, con blocco dei dividendi, dei bonus e della crescita estera. Il rapporto ispettivo, si è concluso con l’espressione di un giudizio “sfavorevole”, secondo quanto riportato dal Procuratore di Milano Marcello Viola nell’audizione al Senato.
La banca ha fatto notare di poter compensare i maggiori assorbimenti patrimoniali di questi crediti in default e gli impatti della calendar provisioning attraverso l’utilizzo di parte degli interessi di mora non ancora rilevati contabilmente. Il 2 novembre 2025 la banca ha comunicato la rimozione dei vincoli ma già il 2 febbraio 2026 arriva una sorpresa negativa: la banca comunica che alcuni interessi di mora rilevati a fronte di sentenze negative andavano stornati per circa 70 milioni di euro, una cifra rilevante ma non stravolgente per una banca con 215 milioni di utile nel 2024. L’amministratore delegato Massimiliano Belinghieri rimette le deleghe, successivamente si dimette, e il titolo dalla notizia dei problemi crolla in borsa, perdendo circa 2/3 della capitalizzazione (da circa 10 euro a circa 3) per un importo eccedente il miliardo di euro.
Cosa è successo? Chiaramente aleggia il timore che vi sia ben altro. Il timore del ripetersi di un altro caso come Banca Progetto, amplificato dalla sensibilità degli investitori a notizie negative dovute all’andamento negativo dei mercati a causa della guerra nel golfo e da notizie su BFF mal interpretate, precedute molto spesso dall’incremento di posizioni corte sul titolo. Ad esempio, Milano Finanza ha riportato l’esistenza di un’indagine, in realtà vecchia di anni e ferma alla Procura di Milano in attesa di eventuali sviluppi dall’ispezione in corso. Il mercato ha percepito l’inchiesta come nuova anche perché sono state fatte circolare ad arte notizie su una perquisizione della GDF negli uffici di BFF, per quanto non sia mai avvenuta.
Tutto questo è stato reso più grave dalla carenza comunicativa incomprensibile della società. Vuoti informativi vengono riempiti da rumors fuorvianti e rendono il titolo preda degli insider e vulnerabile alla speculazione. L’andamento anomalo del prezzo di borsa è evidente ed influenza i timori perché gli investitori cercano di desumere dall’andamento del prezzo le informazioni che non ricevono dalla società. Ad esempio l’effetto dell’asimmetria informativa è evidente il 16 marzo 2026 quando il titolo corregge del 10% e gli investitori si domandano se vi sono notizie rilevanti, quali un commissariamento in arrivo. Invece il giorno dopo vi è la nomina del direttore finanziario Giuseppe Sica ad amministratore delegato.
La cosa più inquietante è che dopo il crollo repentino del titolo le posizioni corte avrebbero dovuto essere ragionevolmente chiuse. La permanenza, invece, di tali posizioni indicava l’aspettativa di nuovi, più drammatici eventi. Che sono puntualmente arrivati domenica 29 marzo: un affiancamento del cda da parte di due commissari, cosa inusuale per una banca quotata e soprattutto durante l’ispezione e non dopo la conclusione della stessa.
Ed un comunicato stampa che fa più confusione che chiarezza, tanto da far temere il peggio per la banca, con indicazioni di cifre miliardarie tali da far temere un collasso della banca, seguite poi da frasi che ridimensionano il tutto. «Tali criticità potrebbero generare past due addizionali (cioè un aumento di crediti scaduti, ndr) fino a circa €0,8 miliardi legati alla possibile inclusione degli interessi di mora nel c.d. “contagiante”, e fino a c. €0,5 miliardi relativi ad una possibile più restrittiva interpretazione relativa ai meccanismi sospensivi del calcolo dei giorni di arretrato». Tali esposizioni in past due sono relative a crediti verso il settore pubblico, con una trascurabile loss given default (corsivo nostro, ndr). Un esperto può comprendere facilmente che per «crediti verso il settore pubblico, con una trascurabile loss given default» l’impatto immediato in termini di accantonamenti sarà risibile (credo quello nel 2024 fosse poco superiore ad un milione, quindi trascurabile) e il problema sarà al di più la calendar provisioning. Questo implica il comunicato quando dice «pure nello scenario citato, la Banca continua a rispettare i requisiti patrimoniali di CET1».
Un esperto può comprendere facilmente che per «crediti verso il settore pubblico, con una trascurabile loss given default» l’impatto immediato in termini di accantonamenti sarà risibile (credo quello nel 2024 fosse poco superiore ad un milione, quindi trascurabile) e il problema sarà al di più la calendar provisioning. Questo implica il comunicato quando dice, in modo vago, «pure nello scenario citato, la Banca continua a rispettare i requisiti patrimoniali di CET1».
Va poi ricordato che la banca, già a febbraio scorso, con il supporto di EY, ha corretto errori di registrazione contabili nel periodo 2019-2023 per 54 milioni, che hanno comportato una rettifica del patrimonio di 15,1 milioni. «Inoltre _ si legge nella nota – la Banca ha intrapreso una analisi su una parte dei pagamenti su accessori ricevuti tra il 2015 ed il 2025 e pari a c. €452 mln. Al momento, le analisi individuate su una base campionaria coprente circa €102 mln di incassi indicano un impatto negativo sull’intera popolazione derivante da potenziali errori stimato statisticamente in €3,4 milioni pre-tasse. Si fa altresì presente come la esposizione in bilancio oggetto di sentenze sfavorevoli – in maggioranza non definitive – verso il settore pubblico italiano risulti pari a circa €400 mln prima delle rettifiche pari a c. €70 milioni al momento considerate e oggetto di possibili aggiornamenti nell’ambito della finalizzazione del bilancio 2025».
Questa comunicazione poco chiara ma molto allarmante, se coniugata con le voci che circolano sul mercato, può avere conseguenze reali e molto negative: un ulteriore crollo del titolo, che questa mattina ha perso quasi il 52% scendendo a 1,5 euro , intorno alle 11 di oggi, anche se basato sul nulla, può influenzare purtroppo (anche se così non dovrebbe essere) le agenzie a rivedere il rating della banca, costringendo i clienti della banca depositaria a spostarsi, causando una crisi di liquidità vera. E quindi costringere a realizzare un salvataggio per una crisi priva di motivazioni reali.
Quindi mentre con Banca Progetto abbiamo avuto la Vigilanza che percepiva Banca Progetto come “la banca del futuro” e ignorava una crisi bancaria senza precedenti per dimensioni relative e gravità dei fatti. Con BFF rischiamo di assistere al contrario a una banca con problemi non gravi, seppellita da una crisi reale, che non doveva esserci, innescata da cattiva comunicazione, notizie fuorvianti e interventi della Vigilanza difficili da comprendere.
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