Finanza
I misteri di Banca Progetto: in che mani finiranno i crediti?
La cessione di crediti non performing (NPL) di Banca Progetto, istituto che dal 21 marzo 2025 è in amministrazione straordinaria, priva di logica economica è tramontata. Ne avevamo parlato in questo articolo. I ritorni per gli happy few sarebbero stati stellari. Ipotizzando di recuperare il minimo coperto dalle garanzie pubbliche (80%, ma le garanzie arrivano anche al 96% ed al 100% e magari si recupera anche qualcosa oltre il garantito), il ritorno che si sarebbe ottenuto con un prezzo di 60 è il 33,3% che non è male. Contando che questo ritorno si ottiene, secondo i miei amici banchieri, con tempi di escussione tra i 4 e gli 8 mesi, il rendimento annuo semplice è il 50% (8 mesi) – 100% (4 mesi). Non male, non male anche se il prezzo sale un pochino.
Forse per questo nel settore bancario si vocifera che Unicredit ed Intesa Sanpaolo prima delle vacanze di Natale abbiano dato semaforo rosso all’operazione che si prospettava. Per arrivare una mossa del genere il dossier deve essere arrivato ai piani alti. E per farlo lo stimolo doveva essere significativo. Erano troppe le perdite in crescita nella banca da sommarsi alla perdita del portafoglio di NPL.
La domanda che mi sono posto era: per quale motivo realizzare un’operazione del genere sugli NPL? Ho sempre pensato ad un’operazione simpatia per uno o più fondi che nel settore bancario hanno ottenuto ritorni inspiegabili.
Poi però mi sono arrivate all’orecchio gli argomenti di alcuni faccendieri, colti in fallo dall’inchiesta della Procura di Roma, che puntavano a tirare in causa la Vigilanza. E allora mi sono chiesto: ma tirarla in ballo per cosa? Sono problemi dei risparmiatori al massimo, non di chi è oggetto di inchiesta per aver abusato delle garanzie pubbliche o peggio (e ricordiamoci, e non lo diciamo solo per mera formalità, che vale sempre la presunzione di innocenza).
Allora mi è venuto il dubbio questa pressione possa avere spinto qualcuno a preferire che tali posizioni importanti (e sembrano essercene tante, e di varia natura) uscissero fuori dall’alveo bancario e andassero in contesti più discreti per poter trattare con i guanti di velluto le controparti più sensibili. Un po’ meno profitti per il fondo (ce n’erano tanti tanti) e qualche debitore più felice.
Finite le vacanze e digerito il tacchino, l’inventiva è tornata ad esercitarsi sui fondi ma stavolta sui fondi ad apporto. Non si può cedere questi crediti per cassa perché si fa una bella minusvalenza? A qualcuno viene l’idea di cederle ad un fondo ad apporto, così escono dal perimetro della banca ma senza fare minusvalenze o facendone meno. E si possono gestire a modo le posizioni dei soggetti (fortunati?).
Staccare i crediti dalla banca che li ha originati e darli in gestione ad un soggetto indipendente può aver senso. Ma deve essere un soggetto veramente indipendente, orientato alla trasparenza e a massimizzare i recuperi.
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