Finanza
Orcel, la lucida ostinazione di un banchiere
Stavolta la determinazione dell’a.d. di Unicredit a voler giocare la partita Commerzbank tutta secondo mercato e regole potrebbe risolversi a suo favore
C’è una lucida ostinazione nel metodo di Andrea Orcel, l’amministratore delegato di Unicredit che ieri ha lanciato un’offerta pubblica di scambio (Ops) su Commerbank. L’ostinazione a voler giocare la partita del consolidamento bancario europeo secondo due logiche: quella negoziale di mercato e quella definita dalla normativa comunitaria. Nessuna concessione alle manovre politiche, piuttosto la volontà di ingaggiare un confronto negoziale diretto e chiaro.
Dopo avere per mesi lanciato invano segnali alla dirigenza di Commerbank per intavolare una trattativa sull’integrazione della stessa con Hvb, la controllata tedesca di Unicredit, Orcel si è deciso a lanciare l’Ops sulla banca tedesca, di cui Unicredit possiede già il 26% più un 4% potenziale attraverso derivati.
Il concambio verrà stabilito dalla Bafin (l’Autorità dei mercati finanziari tedesca) sulla base alla normativa tedesca, e si prevede già essere di poco superiore a prezzi correnti. L’obiettivo dichiarato è superare la soglia del 30% e, dice Orcel, avviare un confronto costruttivo con Commerzbank e con i suoi principali stakeholder. Si capisce che, in questo modo, Unicredit voglia costringere i finora recalcitranti vertici della banca tedesca ad aprire un tavolo negoziale.
Orcel aveva già lanciato un’Ops con Banco Bpm, ma l’operazione si era poi arenata per l’opposizione del Governo italiano, che aveva esercitato in modo plateale le prerogative del golden power. Pochi mesi dopo, era il 21 novembre 2025, la Commissione europea aprì una procedura di infrazione contro l’Italia per violazione dei Trattati (principi di libertà di stabilimento e libera circolazione dei capitali) e delle direttive europee sulla Vigilanza e i requisiti patrimoniali bancari.
Questo elemento politico-regolatorio che, nel dossier Banco Bpm aveva giocato contro, mettendo il sigillo della sconfitta sulle ambizioni di Orcel, questa volta gioca invece a favore. La Commissione Ue ha già chiarito il quadro e i limiti dei poteri “golden”. Dunque Commerzbank si ritrova stretta in un triplice abbraccio: il cospicuo pacchetto azionario già in mano allo scalatore (il 30%); l’appoggio, diciamo così, empatico che Orcel riscuote presso gli investitori istituzionali nel capitale di Commerzbank (tra cui l’onnipresente BlackRock), un contesto regolatorio più definito con pochi margini di manovra per le autorità governative, che si sono già espresse a favore dell’indipendenza di Commerzbank.
Certo, va anche rilevato che la Germania non è l’Italia e oggi ha un peso politico nell’Unione europea persino maggiore che in passato. Ma qui Berlino si muove su un terreno minato. Perché calpestare platealmente le norme europee in una vicenda che si svolge nel cuore dell’Europa, sotto i riflettori internazionali, sarebbe un colpo grave alla credibilità di tutte le più importanti istituzioni dell’Unione Europea.
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