Ce lo meritiamo Draghi?

7 Febbraio 2021

Send out the clowns.

Finalmente se ne sono andati, l’avvocato mellifluo e arrampicatore, il suo portavoce aspirante Rasputin, l’inadeguato Ministro degli Esteri, la caricaturale Ministra dell’Istruzione, il pessimo Arcuri, il bigio Speranza.

La mia bolla, borghese, intellettuale e innovatrice, risplende di sollievo: era ora che se ne andassero gli scappati di casa, quando il gioco si fa duro entrano in campo i seri e i competenti. È arrivato Mario Draghi, l’italiano più stimato al mondo, e promette di risolvere i problemi con tutto il peso del suo prestigio e della sua competenza.

I partiti, anche quelli che avevano giurato fedeltà a Conte e anche Conte, si sono praticamente tutti allineati al richiamo di Mattarella e promettono di sostenere l’esecutivo Draghi, alcuni senza nemmeno porre condizioni di fronte al prestigio dell’interlocutore. Vale per il PD, che ormai ha trovato nella posata ragionevolezza del mainstream la sua ragione di vita. Vale per la Lega, dove hanno per ora trovato posto ragioni imperscrutabili di moderazione. Vale pure per i 5 Stelle, per i quali tutta questa partita rappresenta la vittoria di una nemesi ontologica. Tutti d’accordo.

Allora tutto bene? Ovviamente speriamo di sì per le sorti nostre, dei nostri risparmi (chi li ha) e del nostro disgraziato Paese. Ma da quasi vecchio e ipermemorato osservatore ci sono alcune cose che non mi tornano, arrivo a dire un po’ mi preoccupano per l’oggi e soprattutto per il domani.

Provo a metterle in fila, scusandomi in anticipo per il pessimismo da Claudio Lolli e il cinismo da Alberto Sordi che potreste cogliervi. Perdonatemi e continuate a giubilare.

Mi insospettisce la subitanea sparizione del dibattito politico e il ritorno della figura dell’amministratore delegato per risolvere i problemi del Paese, che tanto si sa quali sono e basta volerli risolvere senza tante menate. A me questa cosa da l’orticaria da sempre perché è una nozione falsa e reazionaria. Falsa, perché è almeno dalla Rivoluzione Inglese (1642) e forse anche da molto prima che le persone si accapigliano e persino si ammazzano perché non c’è una sola soluzione alle cose della politica, dell’economia, della società. Reazionaria, perché chi lo afferma ritiene che a fondamento dell’unicità delle soluzioni vi sia un peso specifico maggiore di chi le sostiene, quasi sempre dettato da un maggior potere politico e/o economico. Quali sarebbero le soluzioni uniche per le quali basterebbero solo competenza e buona volontà? Il piano vaccinale? Forse, ma decidere chi viene prima e chi dopo (gli anziani? i ragazzi? gli impiegati pubblici?) presuppone un approccio funzionalista alla società che non è proprio neutro? Le politiche del lavoro e il welfare quando decine di migliaia di persone perderanno un reddito? Se pensate che queste scelte non siano politiche, forse dovreste andare a vivere in Cina, non siete cittadini europei. Io per lavoro mi occupo di piccole imprese e vi assicuro che per le piccole imprese il mainstream, la soluzione che è evidente e basta volerla adottare, ha qualcosa di sinistramente imparentato con la loro sparizione. Lo dicono persone competenti, innovative, profumate ed europee, che generalmente lavorano per Confindustria e ritengono in perfetta buona fede che gli interessi loro coincidano con quelli del Paese. Io preferisco tenermi i miei artigiani e difendere politicamente le loro ragioni, anche contro l’evidenza.

Mi insospettisce la superficialità con cui si scopa la politica sotto il tappeto e ci si dimentica che la cenere continua a bruciare. I populismi in occidente sono, per dirla con Andrés Rodriguez-Pose, la vendetta dei territori (e delle persone) che non contano. Le ripetute crisi economiche di inizio secolo e l’impatto della modernizzazione digitale hanno creato enormi problemi a persone che prima vivevano tranquillamente e marginalmente del proprio. Abili imprenditori della paura e dello scontento, i maggiori rappresentanti italiani dei quali hanno governato insieme per un anno e oggi si sono accodati al Draghi-pensiero, hanno dato voce e forma a questo scontento. Il Parlamento attuale, che oggi ai Draghi-entusiasti sembra composto di forze di occupazione, è il risultato della più massiccia (ancorché scomposta) richiesta di protezione sociale dalla fine del secondo dopoguerra. Faccio sommessamente notare che la forza di questa onda politica è stata tale da curvare persino le politiche dell’Europa, che ha aperto i cordoni della borsa che aveva tenuto chiusi per la Grecia, proprio perché aveva paura che la domanda violenta e antisistemica di protezione sociale (c’è qualcosa di più politico?) tracimasse e infettasse tutti i Paesi. Prendere tutta questa energia e chiuderla in cantina cantando le lodi del manovratore che sa dove mettere le mani è un rimozione pericolosa, perché se non lo ammazzi il Mostro ritorna, più massiccio e arrabbiato di prima.

Mi insospettisce l’attenzione alla politica e il glissato sulla burocrazia i portatori di interessi. Lavoro a Roma dal 2012 e sono sempre più convinto che se Superman diventasse Presidente del Consiglio, le burocrazie ministeriali gli farebbero trovare un ufficio scintillante, foderato di Kryptonite. L’idea che l’uomo solo al comando possa sgorgare i tubi del Paese è tenera, se non fosse una palese truffa. Tutti i passi avanti, anche e molto spesso a strappi, che il nostro Paese ha fatto, li ha fatti perché la politica ha preso il coraggio a due mani e ha detto a quelli con l’abito a tre pezzi che stanno sempre lì con il sole e con la pioggia, con i tecnici, i politici e gli alieni, “si fa così”. Oggi la burocrazia, che già aveva festeggiato per l’arrivo di ministri deboli e inesperti, che pensa? Saranno in grado i tecnici e i competenti di metterle il morso e le briglie meglio dei competenti precedenti (in via XX Settembre siedono professori praticamente dal tempo di Pomicino)? Ah saperlo.

Mi insospettisce lo svuotamento politico del Recovery Plan. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ossia l’occasione di spendere gli ultimi soldi che l’Europa ci darà per molto tempo, può mai essere considerato un documento tecnico? La risposta è no. Certo, il Governo uscente avrebbe potuto fare molto meglio che tirare fuori dai cassetti i progetti che l’Europa aveva bocciato in precedenza, ma pensare che possano scriverlo dei tecnici per competenza è sbagliato. Lì ci sono scelte molto politiche, che non possono essere prese senza connessione con i territori dove passeranno le strade, le imprese che dovranno investire, le comunità che saranno trasformate. Altrimenti lo potrebbe scrivere McKinsey o BCG, che quotidianamente sfornano report su come trasformare l’Italia in Singapore. Io li ricevo, li scarico, li leggo, apprezzo la grafica e li butto.

Poi Mario draghi è fighissimo, certamente il miglior civil servant che siamo in grado di esprimere. Ma non è mai solo questione di uomini, e tutte le volte che lo si è pensato non è mai andata bene.

Ph. Bruno Panieri

 

 

TAG: #Coronavirus #Covid19, governo, mario draghi, politica
CAT: Governo, Partiti e politici

Un commento

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  1. marco-bellarmi 2 mesi fa

    “Lavoro a Roma dal 2012”. E questo è un ossimoro.
    Un po’ come tutto il resto del predicozzo il cui lo zenith di spessore intellettuale è “preferisco tenermi i miei artigiani e difendere politicamente le loro ragioni, anche contro l’evidenza”. Benissimo, difenda chi la paga anche contro l’evidenza, così si fa carriera in Italia. Naturalmente la responsabilità non sarà di chi si vanta di negare persino l’evidenza per interesse personale, sarà sempre e comunque di qualcun altro.

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