Ministro Giannini, ma che dice? La Teoria Gender non esiste…

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16 Settembre 2015

Nell’epoca delle bufale virali, diffuse sulle ali dei social network e della condivisione alla cieca, finisce per radicarsi anche una bufala che tira in ballo la scuola. E che favoleggia sulla Teoria Gender (teoria del genere) tra i banchi, propugnata da insegnanti cattivoni al soldo di una oscura e potente lobby gay. Roba da non crederci. Eppure la ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, si è sentita in dovere di intervenire a suon di circolare inviata ai presidi per spiegare che no – proprio no – a scuola non viene proposta la Teoria del Gender nell’ambito della riforma del governo Renzi.

Insomma, con buona pace del buonsenso c’è stato bisogno di spiegare che a scuola – e ci mancherebbe – viene insegnata “la lotta a ogni tipo di discriminazione e la promozione a ogni livello del rispetto della persona e delle differenze senza alcuna discriminazione”. Insomma, viene spiegato agli alunni che bisogna essere rispettosi. Ma a destare perplessità è che la ministra Giannini non abbia puntualizzato l’aspetto fondamentale: la Teoria Gender non esiste. O meglio: è un’espressione presa in prestito per scopi propagandistici. In estrema sintesi essa è riferibile allo studio sul ruolo dei generi nella storia. Anche nella dichiarazione resa a Radio 24 l’esponente del governo ha preferito difendere la riforma, invece di approfondire la verità dei fatti.

Chi ha parlato e continua a parlare di ‘teoria gender’ in relazione al progetto educativo del governo Renzi sulla scuola compie una truffa culturale e voglio dire con chiarezza che ci tuteleremo con gli strumenti adeguati.

La Teoria Gender, nella formula in cui viene propinata, è un’invenzione paragonabile “all’uomo nero” che fa spaventare i bambini. Ed effettivamente il compito è proprio lo stesso: serve ad alimentare paure ancestrali. L’uso politico si riflette poi sulla ‘madre di tutte le battaglie’: la legge sui diritti civili per le unioni omosessuali, invisa all’ala più intransigente dei cattolici. E che è disposta a tutto per fermarla. In un clima di disinformazione militante, quindi, viene propagata questa presunta Teoria Gender che “nega l’’importanza della differenza dei sessi e favorisce l’’esercizio sterile e ludico della sessualità. Si arriva a considerare la famiglia un residuo storico destinato a scomparire in un prossimo futuro”, come ha sostenuto il Pontificio Consiglio per la Famiglia. Un modo per sbarrare la strade a riforme sui diritti civili. E un comportamento che davvero rievoca “l’uomo nero” che mette paura ai bambini, agitando uno spauracchio inesistente. Ma questa volta presso gli adulti.

E dispiace che una ministra dell’Istruzione non abbia colto l’occasione per chiarire – una volta per sempre –  che la Teoria del Gender è frutto un’operazione di disinformazione. Con un pericolo doppio: bloccare l’azione legislativa sulle unioni civili e far crescere il sentimento di intolleranza. Tra un gender e l’altro è stata persa una grande occasione, in quanto un intervento deciso di un esponente del governo avrebbe aiutato a porre fine alla confusione; quella cortina fumogena che alimenta la leggenda dell’insegnamento della Teoria Gender.

TAG: scuola, Stefania Giannini, teoria gender
CAT: Governo, Partiti e politici

3 Commenti

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  1. auriga 5 anni fa

    Un giornalista francese de Le nouvel observateur e la stessa Judith Butler, che non contesta l’inesistenza di tale teoria bensì di come si sia giunti a chiamarla così, non la pensano così. Se permetti sono entrambi più attendibili di te.

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  2. auriga 5 anni fa

    Dimenticavo :
    http://www.lavoroculturale.org/sulla-teoria-del-gender-judith-butler/

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  3. mariolino 5 anni fa

    la teoria del “gender” esiste ed é una creazione (ripresa dal marxismo) della IV Conferenza sulla donna della ONU, en Pekin, 1995, dove si postula que il “gender” es una creazione sociale, nata dalla educazione ed al rol sociale, ed é indipendente dalla differenza biologica, quindi dal sesso.
    Questo é falso, ed é dimostrato dagli ultimi studi neuronali, che non solo uomo e donna sono diversi fisicamente, ma anche nella forma che usano y neuroni del cervello e quindi la forma di pensare.
    Ha ragione il ministro dell´ educazione.

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