Tutti i docenti a scuola a settembre: ecco come

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19 Febbraio 2021

Uno degli obiettivi dichiarati del nuovo governo è quello di garantire che il prossimo anno scolastico inizi con tutti i docenti a scuola il primo settembre. Anche qualche giorno prima se, come annunciato da alcuni articoli di stampa, è davvero intenzione del ministro Bianchi anticipare l’avvio delle lezioni ai primi di settembre. L’obiettivo è ambizioso perché le difficoltà sono oggettive e chiunque abbia a che fare con la scuola ricorda certamente i problemi del 2019 e il disastro dello scorso anno. Il problema è davvero complesso ed è stato reso ancor più intricato da alcune scelte dei ministri Bussetti e Fioramonti che hanno creato le condizioni perché la bomba a orologeria scoppiasse lo scorso anno. Ne ho scritto, ad esempio, qui, dove ho provato ad avanzare anche qualche proposta per soluzioni di lungo periodo. In questo articolo voglio invece concentrarmi su quanto si può fare subito per avere tutti i docenti a scuola a settembre.

La situazione sul sostegno è semplicemente drammatica. E lo è a prescindere da qualsivoglia «stabilizzazione» dei pochi docenti specializzati non ancora assunti a tempo indeterminato, stabilizzazione alla quale sono peraltro favorevole. A prescindere dal loro status di docenti di ruolo o supplenti, infatti, i docenti specializzati semplicemente non ci sono e si fa fatica a reclutarne di nuovi. Alcuni dati: nell’anno scolastico in corso circa il 40% dei 155.000 docenti di sostegno in servizio non è specializzato. Qui il legislatore dovrà prendere (in parte ha già preso nell’ultima legge di bilancio) provvedimenti che daranno effetti solo nel giro di alcuni anni, sui quali qui non mi soffermo. Nell’immediato invece un obiettivo raggiungibile è quello di ridurre il numero di docenti non specializzati impiegati sul sostegno. Un’altra cosa che si può fare è dare attuazione alla norma prevista dal decreto 66/2017 che per garantire la continuità didattica e un docente dal primo giorno di scuola  consente a determinate condizioni di confermare per l’anno successivo il supplente dell’anno precedente a prescindere dalle graduatorie.

Anche per quel che riguarda i posti comuni (le materie delle superiori e quelli di infanzia e primaria) la situazione a settembre sarà molto pesante, ma in questo caso qualche soluzione in più, anche per il breve periodo, esiste. Le cattedre di posto comune da coprire saranno circa 70-75.000. Quanti sono i docenti che nelle svariate graduatorie hanno i requisiti per essere assunti a tempo indeterminato? Non più di qualche migliaio. Grazie agli interventi del 2015-2017, infatti, sono state esaurite le graduatorie che non facevano altro che generare precariato, ma purtroppo nel 2018 il governo Conte ha bloccato il percorso che avrebbe portato a formare e quindi reclutare i docenti necessari per gli anni a venire, senza sostituirlo con nient’altro. Paghiamo oggi lo scotto per quella scelta così miope.

Quali altri canali di reclutamento a tempo indeterminato sono aperti in questo momento? Un concorso straordinario riservato ai docenti della secondaria con almeno tre anni di servizio (32.000 posti in 4 anni, ma a partire dal 2020/21), un concorso ordinario per primaria e infanzia (13.000 posti) e uno per la secondaria (33.000 posti). A causa del Covid solo lo straordinario vedrà la fine in tempo per dare esiti utili entro settembre. Quanti di questi 32.000 vincitori potranno essere assunti già quest’anno? Certamente 16.000 (è il fabbisogno del 2020/21 e del 2021/22), ma potrà andare a questi docenti anche una parte non si sa quanto consistente dei posti destinati ai vincitori dell’ordinario che non si è ancora svolto (e che quando terminerà potrà riprendersi i posti che ha «prestato» ai colleghi). Verosimilmente potremo assumere da questa graduatoria per la secondaria circa 30.000 docenti, sostanzialmente esaurendola.

Restano circa 40.000 posti comuni da coprire con contratti a tempo determinato. Come? I possibili strumenti sono tre: 1) una sanatoria per chi non passerà il concorso straordinario; 2) confermare per il prossimo anno i supplenti di quest’anno; 3) far nominare i supplenti dalle scuole a partire da metà agosto. Tutte proposte che iniziano a girare, ma che sbaglieremmo a mio avviso a vedere come totalmente in alternativa. Nessuna di queste tre opzioni da sola è risolutiva: per ragioni numeriche, come vedremo, ma anche per ragioni politiche. L’ultima cosa da tenere sempre a mente è che la  scansione temporale di tutte le fasi è essenziale per raggiungere l’obiettivo.

Parto da quest’ultima questione, quella dei tempi. Prima delle supplenze infatti vanno ultimate le immissioni in ruolo e prima di queste vanno fatti i trasferimenti. Operazioni che normalmente vengono svolte in 5-6 mesi e che è fondamentale riuscire a svolgere in molto meno tempo. Con la ministra Giannini e il sottosegretario Faraone è stato fatto, quindi si può fare. In particolare vanno ultimate entro fine giugno le procedure di mobilità e le assunzioni in ruolo dai canali tradizionali (assunzione dalle graduatorie di merito dei passati concorsi, assunzioni da graduatorie a esaurimento, assunzioni dal concorso straordinario e quant’altro).

Le armi in mano a Patrizio Bianchi, come anticipato, sono tre. La prima è la possibilità di pescare tra chi non dovesse passare il concorso straordinario, di fatto rendendolo non selettivo come richiesto da alcuni sindacati e forze politiche l’estate scorsa, scontrandosi con la contrarietà della ministra Azzolina e del Presidente Conte (oltre che di Italia Viva, del M5S e di parte del PD). Questa strada, oltre al non trascurabile dettaglio che scegliere i docenti senza alcuna formazione e selezione va contro gli interessi di quelli che dovremmo mettere al centro delle nostre scelte sulla scuola, gli studenti, contiene a mio avviso molte controindicazioni, cito le principali: 1) affiancare al percorso selettivo quello non selettivo non servirebbe a nulla o quasi: se il bocciato al concorso che viene recuperato insegna lettere, non potrà certo essere assegnato su una cattedra di matematica; 2) il concorso è quasi terminato: introdurre adesso un salvataggio ope legis per chi non lo ha passato sarebbe un pessimo segnale.

Già sento l’obiezione: la situazione è straordinaria, dobbiamo adattarci. Ed è vero, dobbiamo abbandonare alcune rigidità. Certo, è curioso che questo mantra del dobbiamo adattarci valga sempre per ciò che serve ai docenti e mai per ciò che serve agli studenti, ma di questo parleremo un’altra volta. Dobbiamo adattarci e quindi è accettabile che una parte della soluzione per avere tutti in classe a settembre possa arrivare anche dall’assunzione di chi non ha passato il concorso straordinario, ma non potrà che essere solo una parte, peraltro minima. Vediamo perché.  Al ministero possono agevolmente verificare quanti dei 65.000 partecipanti al concorso straordinario possono essere assunti domani mattina senza selezione in quanto esiste effettivamente un posto vacante e disponibile per la materia che possono insegnare. Non andremmo molto oltre quelli già previsti, ma ipotizziamo, con stima assai generosa, che con un «liberi tutti» potremmo assumere ben 5-10.000 docenti in più. A questo punto si porrebbe al decisore politico un primo problema: quanti docenti che lavorano da anni a Trieste accetteranno di essere stabilizzati a Taranto, o viceversa? Il secondo problema invece è tutto politico: vale la pena di mortificare il merito, disinteressarsi degli studenti, togliere ulteriori cattedre ai 400.000 aspiranti docenti che aspettano il concorso ordinario e che senza Covid si sarebbe già svolto? Questi ipotetici 5-10.000 docenti comunque lavorerebbero a tempo determinato: una nuova sanatoria non serve a risolvere il problema che diciamo di voler risolvere; preoccupiamoci piuttosto di dar loro la supplenza che gli spetta già il primo settembre e non ad autunno inoltrato.

Veniamo così alla seconda arma in mano al ministro: mantenere per il prossimo anno gli stessi contratti a tempo determinato in essere quest’anno. Questa misura ha l’enorme pregio di prendere -come si dice- due piccioni con una fava, anzi almeno tre. Contribuisce a risolvere il problema che dobbiamo risolvere, dà certezze e reddito ai precari e garantisce agli studenti continuità didattica in un momento nel quale ne hanno più che mai bisogno. Dal punto di vista pratico, lo si può fare in due modi, consentendo ovvero non consentendo la mobilità dei docenti di ruolo. Nel primo caso non potresti confermare i precari che hanno lavorato su un posto che sarà occupato da un collega di ruolo che ha chiesto il trasferimento (nel 2020 sono stati 55.000). Per i trasferimenti nella stessa provincia si tratterebbe per lo più di una operazione a somma zero e quindi bloccare questi trasferimenti non produrrebbe vantaggi su questo fronte. Per quelli interprovinciali invece (più o meno il 25% del totale) ovviamente non sarebbe garantita la possibilità di coprire il posto che viene lasciato libero da chi ha ottenuto il trasferimento, allungando i tempi per queste 10-12.000 nomine. Bloccare i trasferimenti (anche quelli dentro la provincia) avrebbe invece un vantaggio sul piano dei tempi, ma siamo comunque di fronte ad una scelta molto impegnativa e dolorosa, che dovrebbe essere concordata con i sindacati. Questa misura potrebbe quindi consentire di avere la certezza di coprire prima dell’avvio delle lezioni con un supplente già identificato (e quindi in pochissimo tempo) tra 20.000 e 30.000 posti, a seconda che si facciano o meno i trasferimenti.

Resterebbero altri 10-20.000 supplenti da nominare, per i quali andranno utilizzati gli strumenti ordinari. Che dallo scorso anno sono le cosiddette GPS, graduatorie provinciali per le supplenze (per una guida alla giungla delle graduatorie rimando a questa puntata di Prima la scuola). Un numero che dovrebbe essere gestibile, ma per avere la certezza di non fallire proprio a un passo dal traguardo, il ministro ha una terza arma a disposizione. Stabilire una data certa e congrua (10 agosto?, 20 agosto? la data dipende da quanto si vuole essere pignoli sul concetto di congruità), oltre la quale le cattedre rimaste vuote saranno restituite alle scuole per la nomina dei supplenti annuali. Saranno le scuole a individuarli con le modalità che si determineranno. Io penso che la scelta attraverso una procedura trasparente (sulla falsariga di quella prevista dalla Legge 107, denominata individuazione per competenze) sia la via maestra, quella più rispettosa dei diritti dei precari e delle esigenze delle scuole. Si preferisce invece ricorrere alla terza fascia delle GPS (se sono residuate cattedre, le altre fasce dovrebbero essere esaurite), alle MAD, al sorteggio…? Fate voi, come ho detto c’è poco da fare gli schizzinosi. L’importante è che tutte queste nomine siano fino al termine delle attività didattiche, per evitare giri valzer di supplenti sotto Natale.

Come si vede è complicato, ma la posta in palio è importante. A mio parere ne vale la pena.

 

TAG: concorsi, graduatorie, ministero dell'istruzione, Patrizio Bianchi, scuola, settembre, studenti, supplenti
CAT: Governo, scuola

2 Commenti

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  1. danielefisarmonica 4 mesi fa

    Secondo me, il fatto di iniziare scuola ai primi di settembre è un’idiozia. Fa ancora caldo!! Si lavora male. Le scuole dovrebbero cominciare, come si faceva un tempo, il 1 ottobre. Anche perché troppa scuola non fa bene ai ragazzi, che hanno bisogno di respirare, e un mese in più di vacanza non farebbe loro che bene, anche in prospettiva del rendimento effettivo nel corso del resto dell’anno scolastico. Col caldo poi si lavora davvero molto male nei nostri edifici scolastici, di norma senza tende, con le aule esposte al sole. Consideriamo che normalmente i ragazzi, nella scuola così come è concepita oggi, devono stare seduti 6 ore al giorno, senza muoversi, attenti, senza disturbare, e già questa per bambini, preadolescenti e adolescenti – corpi in evoluzionee in formazione – è una cosa innaturale che fa male, una vera e propria tortura. Col caldo poi! non si fa altro che sviluppare e accrescere l’odio segreto che i ragazzi nutrono per l’istituzione scolastica (e anche i professori), incattivendo ed esasperando fin dal principio tutta la situazione.Piuttosto poi che continuare ad arruolare insegnanti su insegnanti che non sanno che fare, non sono preparati e finiscono per contribuire allo sfacelo della scuola italiana, tutta l’istituzione scolastica andrebbe ripensata nelle sue fondamenta, perché la decadenza della società attuale mostra con evidenza il fallimento del compito essenziale della scuola: che, giusto per ricordarlo, non è quello dei fare baby sitting, ma di formare e preparare il futuro, e non un futuro peggiore, ma un futuro migliore.

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  2. danielefisarmonica 4 mesi fa

    Approfittiamo del Covid per aleggerire un po’ la scuola e migiorarne la qualità. Facciamo cominciare le lezioni il 1 di ottobre, facciamo formazione ai docenti che già ci sono, metrendoli in ruolo ed eliminando la precarietà, invece di arruolarne altri catapultandoli senza preparazione nella scuola, e, soprattutto, usiamo il mese di settembre per far lavorare i docenti al ripensamento di un profonda e radicale riforma della scuola. Anche perché MIUR e INVALSI hanno solo peggiorato la scuola attuale in questi anni, con imput inutili ediseducativi: test assurdi, acronimi sfornati ad un ritmo vertiginoso, neologismi e anglicismi a tutto spiano, irruzione degli psicologi nella scuola senza criterio. Utilizziamo questa crisi, per prendere tutti una pausa. fermiamo la scuola e pensiamo insieme a come rifondarla dalle fondamenta. Questa scuola attuale è inutile e controproducente.

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