Chiara Ferragni come educatrice

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18 ottobre 2019

Nessuna società è mai stata influenzabile come la nostra. Perché nessuna società, precisiamolo, ha mai potuto disporre di un simile numero di canali attraverso cui influenzarsi.

Addirittura, c’è chi, come gli influencer, ha costruito una vera e propria professione sull’influenzare il prossimo. Con guadagni stratosferici, documentari dedicati e consacrazione accademica.

E, attenzione, per “consacrazione accademica” non intendiamo le lezioni ad Harvard della fashion blogger Chiara Ferragni. Che già ci sbigottirono illo tempore. Bensì, lo step successivo, la recente apertura di un corso triennale per diventare influencer da parte dell’università telematica E-Campus. Contraddistinto da esami di semiotica, filosofia del linguaggio, storia del marketing, eccetera.

E le cui finalità formative consisterebbero nel fornire un know-how. Nel professionalizzare in modo adeguato coloro che considerano questa nuova figura professionale come un orizzonte lavorativo credibile sul quale investire.

Ovviamente, il fatto che la maggior parte degli influencer si vanti del non aver mai aperto un libro, salvo poi scriverne, non mina, in linea di principio, la bontà dell’iniziativa di E-Campus: ancora non è stata dimostrata la correlazione tra la totale ignoranza e l’attitudine alla commercializzazione dell’esistenza; così com’è facilmente immaginabile un approccio più consapevole, maturo, e meno istintivo a una dimensione professionale introdotta di recente, quindi con ampi margini di perfezionamento.

Il punto critico, infatti, a nostro avviso, è un altro. Ovvero, toccando il fondo del fenomeno, quindi scavalcando la nutrita e luccicante mitopoiesi dell’autoimprenditoria che tanto affascina, è facile rendersi conto che: per ogni influencer che ce la fa, ce ne sono mille – e ci teniamo bassi – che diventano ininfluencer. Una dinamica organica al fenomeno medesimo e non verificantesi in virtù di una mancanza di competenze o di sapere teorico, se non in minima parte.

In sintesi brutale: più cresce il numero degli influencer, più diminuisce il numero degli spazi d’influenza da contendersi. Più diminuiscono gli spazi d’influenza da contendersi, più diminuisce la capacità di influenzare degli influencer.

Non basta, dunque, avere successo, occorre che gli altri, i competiror, falliscano affinché l’universo degli influencer mantenga la propria armonia prestabilita. Il fallimento dei molti è condicio sine qua non del successo dei pochissimi. E per rientrare tra quei pochissimi, come dimostra la contingenza, ribadiamo, non serve alcun titolo di studio.

Ragion per cui, ci sarebbe da riflettere sull’opportunità di incoraggiare o meno le matricole in cerca di sistemazione a seguire le infinite rotte per la fuffa istituite dalla new economy (per giunta, con proposte su misura!). Essendo il mercato degli indirizzatori di consumi già piuttosto saturo. E avendo quest’ultimo parametri d’accesso legati a un capitale di visibilità non facile da replicare, perché dipendente perlopiù dalle qualità estetiche specifiche dell’individuo-brand di turno e da una cospicua disponibilità economica di partenza.

Non a caso, il Codacons, appresa la notizia, si è subito rivolto al MIUR con un ricorso per verificare la validità didattica del progetto di E-Campus e scongiurare l’ipotesi della mera strategia di marketing. Tutto ciò, per quanto riguarda il piano pratico.

Per quanto riguarda il piano antropologico-culturale, invece, ci sarebbe da riflettere su quest’ultima modulazione della crisi dell’Io: la brandizzazione dell’identità. Dalla riduzione a consumatore dell’individuo a sua metamorfosi definitiva, e agognata, in merce, a prodotto tra i prodotti, a superprodotto, a bollino pubblicitario. Metamorfosi ritenuta finanche “geniale” dallo spirito del tempo. Con “è il mercato, bellezza” come argumentum ad populum a sostegno. Con “la spaventosa lucidità dei falliti” schiacciata dall’attuale, luccicante, schema dell’essere, quello che prevede Chiara Ferragni come educatrice e irride chiunque cerchi di raccontare il mondo al di là del profitto e del mettersi in vetrina.

TAG: Chiara Ferragni, E-Campus, Educatrice, Influencer, Università
CAT: Imprenditori, università

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