E adesso la Merkel ha un problema: chi le crederà più quando farà la morale?

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23 settembre 2015

Il Made in Germany non è più sinonimo di perfezione. Inutile girarci intorno: lo scandalo della Volkswagen non riguarda solo una grande aziende tedesca, ma va a intaccare l’immagine di un modello economico del Paese. “L’auto tedesca” è un’etichetta, un marchio di qualità: e la VW ne è massima espressione. Anche Angela Merkel è costretta a pagare dazio, prima di tutto di immagine. E non solo. Il Die Welt ha scritto che il governo e l’Unione europea erano a conoscenza della strategia seguita dal colosso automobilistico: “La tecnica della manipolazione dei motori è nota da tempo a Berlino e Bruxelles. Lo dimostra un documento del ministero dei Trasporti”, si legge nell’articolo. Quindi l’inflessibile Angela sarà ancora credibile quando predicherà il rispetto delle regole?

Dopo anni di dominio incontrastato la cancelliera potrebbe incespicare su una grana tutta tedesca. I tentativi di indebolirla, compiuti dai leader stranieri, sono miseramente falliti: chi l’ha sfidata è uscito malconcio. Adesso le tocca fronteggiare due problemi. Il primo è gigantesco: smentire l’accusa del governo informato sui fatti. Perché sarebbe imperdonabile che la Germania, attenta a impartire lezioni, avallasse una politica fraudolenta sulla pelle dei consumatori. Il secondo guaio non è da meno: il made in Germany può subire un contraccolpo pesante. La notizia ha destato molto scalpore, non può essere archiviata in poche ore. Il crollo della Volkswagen è già un indicatore di quanto può accadere: la casa automobilistica dovrà prepararsi a un lungo calvario prima di risollevarsi. E, purtroppo, la crisi aziendale potrebbe farsi sentire sui lavoratori costretti a pagare colpe non loro con ricadute sull’occupazione.

Un altro punto, attinente al campo morale, salta agli occhi: il ‘giudice’ teutonico si trova catapultato ora sul banco degli imputati. Per mesi Berlino ha infatti ribadito che le regole si rispettano, senza deroghe. Ma mentre venivano recitati questi salmi, per certi versi comprensibili, era proprio un colosso tedesco a barare, peraltro nel peggior modo possibile: sulla salute delle persone. La tesi difensiva per cui si tratta di una società privata regge fino a un certo punto. La politica non può dirsi immune da uno scandalo così vasto, ancor di più se venisse confermata la tesi del Die Welt. Molti esponenti di spicco della maggioranza hanno espresso preoccupazione sulle conseguenza del caso-Volkswagen. Peraltro, non bisogna dimenticare che Angela Merkel ha sempre cercato di forgiare un’immagine da leader attenta all’ambiente. E ora si trova ad affrontare una situazione che emana la puzza di smog.

Insomma, è crollato il mito della perfezione tedesca, a causa di un gioco sporco, nel vero senso della parola visto che la casa automobilistica ha usato una sofisticata tecnologia per barare sulle emissioni inquinanti, aggirando i controlli. Un modo per fare profitto sulla salute dei cittadini che, del tutto ignari, pensavano di essere al volante di un veicolo verde. Invece erano in un mezzo fuorilegge per l’impatto sull’ambiente.

Certo, è affrettato preconizzare la fine del ciclo politico merkeliano, perché al momento la Spd rappresenta più un valido alleato che una reale alternativa. Ma l’affaire Volkswagen può lasciare il segno sul sistema tedesco. Chi crederà più ad Angela Merkel quando farà la morale?

TAG: Germania, volkswagen
CAT: Grandi imprese

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