Ue, produttori e media proteggono Volkswagen e sacrificano i clienti

1 ottobre 2015

Eh no, ragazzi: noi tifiamo apertamente per il consumatore e su VW stanno sbagliando tutto. Chi compra un’auto assume implicitamente un rischio ma deve essere tutelato col mercato e con le sue regole, mentre la sensazione leggendo la stampa è che sia lasciato completamente solo in nome di interessi di maggiore rilevanza economica e sociale: un autentico falso. Per un imprenditore è stupefacente che la attenzione dei media, dei governi e delle istituzioni comunitarie sia concentrata sulla azienda e non sui consumatori: banche, società finanziarie, azionisti partecipano al rischio di impresa, non ne sono esenti e se il management sbaglia regolino i loro conti all’interno e licenzino i propri Risk Manager. O passa questo principio o si afferma una immunità dalle regole di mercato inaccettabile e allora sì il too big to fail diviene una affermazione moralmente insostenibile. E, aggiungo, se lo avessi fatto io, piccolo imprenditore, sari stato impalato seduta stante.

Chi ha comprato una delle VW imputate ha quattro tipi di danni:

1) la non corrispondenza del prodotto alle specifiche liberamente comunicate dal produttore
2) le conseguenze della messa a norma,
3) la violazione delle regole sulla concorrenza
4) le conseguenze su prezzo di acquisto e valore dell’usato

cioè tutto ciò che ha a che fare con le mie scelte di consumatore.

Il primo è una truffa bella e buona, ammessa con un candore animato da sensazione di impunità. E va perseguita come tale. La seconda non coincide con la prima ma è la sua conseguenza perché io compratore mi trovo con un veicolo che non corrisponde ai desideri che hanno guidato la mia scelta. La terza è duplice: a parità di reali caratteristiche avrei potuto trattare anche una marca diversa e un altro produttore è stato danneggiato dalla violazione delle regole della concorrenza. La quarta è che forse avrei potuto spuntare un prezzo diverso e comunque la mia auto oggi ha un valore di usato nettamente inferiore a quanto avevo previsto, con conseguenze sui riscatti dei leasing e infine sul mio bilancio personale.

Di fronte a queste quattro obiezioni l’idea di un intervento sulle centraline che mettano l’auto a norma (ma a quale norma?) è un palliativo dalle conseguenze non chiare ma è solo, appunto, un palliativo. In giro per il mondo si sta ragionando sulle class action. Ma contro chi vanno intentate? Solo contro la VW o anche contro i controllori del mercato che hanno bellamente mancato al loro dovere? Io credo contro ambedue perché in caso contrario il controllore del mercato, non rifacendosi sulla azienda per il danno ricevuto dalla class action, sanzionerebbe VW sul falso ma non sul danno: VW ha in effetti truffato sia consumatori che i controllori.

Cosa comporti tutto questo sulla azienda francamente poco mi importa (e non crediate non lo immagini) ma pare importi molto a governi e media al punto tale da farci chiedere: ma con chi stanno, con i lettori e gli elettori o con gli azionisti e il board? Ci sarà una tassa occulta pro VW, cioè un condono delle responsabilità in nome di una ragione di stato dovuta al fatto che la filiera auto è l’unica che è tornata a crescere? È un problema di democrazia non da poco perché ha a che fare con i check and balance fondamentali per il funzionamento della democrazia in un mondo globalizzato e la gestione di quella mina vagante che sono i moral hazard . Un paio di giorni fa in una trasmissione radiofonica un giornalista di un quotidiano economico si sperticava a sottolineare che un eventuale abbassamento delle prestazioni avrebbe dovuto rendere il consumatore felice perché avrebbe ridotto i consumi della sua automobile. Ora, io capisco che i supplementi motoristici dei quotidiani e le paginate pubblicitarie abbiano un loro peso ma francamente si dovrebbe intuire che affermazioni simili, oltre a provocare una leggerissima nausea e la voglia di cambiare canale, fanno crollare la credibilità e quindi il valore pubblicitario della testata.

La stessa reazione dei governi è stata a dir poco tiepida, per non parlare dei silenzi tombali degli altri car makers. Ma ciò che mi delude profondamente è l’atteggiamento delle istituzioni comunitarie: sono loro che costruendo il mercato unico si sono impegnate a introdurre regole a tutela del consumatore. Se la regola è violata la Commissione non può che schierarsi immediatamente con i cittadini europei perché essi sono la parte debole rispetto alle big company, ai governi e ai media e funzione prima delle istituzioni europee, ancor prima di mr. o mrs. PESC, è riequilibrare, in un mercato unico di cui si è fatta attrice e guardiana, i rapporti e le regole di trasparenza del mercato. Se nemmeno sulle cose economiche l’Unione riesce a svolgere il suo mandato fino in fondo e si ferma ad attendere una imbeccata da qualcuno allora la crisi di credibilità dei cittadini nei suoi confronti non è una conseguenza ma un autentico dovere.

TAG:
CAT: Grandi imprese, Inquinamento

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