Censis: il 78,4% degli italiani usa internet. Boom di smartphone e smart tv

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11 ottobre 2018

Le nuove diete mediatiche degli italiani? La tv e la radio sul web, un uso notevole degli smartphone e dei social network. È la fotografia scattata dal 15esimo rapporto Censis sulla comunicazione, secondo cui gli italiani preferiscono canali meno tradizionali rispetto a qualche anno fa, e infatti la televisione nel 2018 ha registrato una leggera flessione di telespettatori, nonostante digitale terrestre e satellitare si attestino, rispettivamente, all’89,9% e al 41,2% di utenza tra i cittadini.

La tv si guarda via internet. Cresce così l’uso delle web tv e delle smart tv che possono contare su una utenza del 30,1%, (+3,3% in un anno) ma anche la tv su mobile ha successo, ed è passata dall’1% del 2007 all’attuale 25,9% di spettatori, con un aumento del 3,8% nell’ultimo anno. E piacciono moltissimo anche i programmi delle piattaforme di tv on demand che sono aumentati dall’11,1% al 17,9%, con punte del 29,1% tra i giovani under 30.

La radio continua a rivelarsi all’avanguardia nei processi di ibridazione del sistema dei media, nonostante spesso si abbia la percezione di trovarsi di fronte ad un canale vetusto in tempi di rivoluzione digitale. Complessivamente però, i radioascoltatori sono il 79,3% degli italiani. E se la radio tradizionale perde 2,9 punti percentuali di utenza (oggi al 56,2%), come l’autoradio (con il 67,7% di utenza, -2,5% rispetto allo scorso anno), la flessione è compensata dall’ascolto delle trasmissioni radiofoniche via internet con il pc (lo fa il 17% degli italiani) e soprattutto attraverso lo smartphone (con una utenza al 20,7%, +1,6% rispetto allo scorso anno). La radio si rende contemporanea, insomma, e piace anche sul web.

Gli italiani che usano internet crescono sono oggi il 78,4% (+3,2% rispetto allo scorso anno e +33,1% dal 2007). Quelli che utilizzano gli smartphone salgono il 73,8%. Nel 2009 li usava solo il 15% della popolazione. E tanti utilizzati i social network. Ben il 72,5% della popolazione. Più della metà usa i due social più popolari: Facebook (56%) e YouTube (51,8%). Poi c’è Instagram che arriva al 26,7% di utenza (e al 55,2% tra i giovani). L’app di messaggistica WhatsApp è usata dal 67,5% degli italiani, l’81,6% degli under 30.

Inoltre, i giudizi positivi sulla disintermediazione digitale in politica sono espressi da una percentuale che sfiora la metà degli italiani: complessivamente, il 47,1%.

Solo che siamo un popolo di navigatori, ma non di lettori. Oggi i quotidiani li legge solo il 37,4% della popolazione (anche se nell’ultimo anno registrano un +1,6% di utenza). Il calo non è stato compensato dai giornali online, che nello stesso periodo hanno incrementato l’utenza solo dal 21,1% al 26,3%. Ma gli altri portali web di informazione sono consultati dal 46,1% degli italiani.

Anche i lettori di libri continuano a diminuire anno dopo anno. Se nel 2007 il 59,4% degli italiani aveva letto almeno un libro nel corso dell’anno, nel 2018 il dato è sceso al 42% (-0,9% rispetto allo scorso anno). Né gli e-book (letti solo dall’8,5% degli italiani, -1,1% nell’ultimo anno) hanno compensato la riduzione.

Secondo il Censis i soldi li spediamo principalmente per cellulari, servizi di telefonia e traffico dati. La spesa nel 2017 ha raggiunto i 23,7 miliardi di euro. Un numero che è triplicato in dieci anni.

La frattura generazionale, però, nei consumi mediatici è forte. I giovani si muovono con agilità nel sistema della comunicazione digitale. Tra gli under 30 la quota di utenti di internet supera il 90%, mentre è ferma al 42,5% tra gli over 65. Più dell’86% dei primi usa lo smartphone, ma lo fa solo il 35% dei secondi. Più del 70% dei giovani è iscritto a Facebook e usa YouTube, contro circa il 20% degli anziani. Più della metà dei giovani consulta i siti web di informazione, contro appena un quinto degli anziani. Quasi il 47% dei primi guarda la web tv, contro appena il 9,5% dei secondi. Oltre il 35% dei giovani ascolta la radio attraverso il telefono cellulare, mentre lo fa solo il 4% dei longevi. Su Twitter c’è un quarto dei giovani e un marginale 3% scarso degli over 65.

La fine dello star system. Uno degli effetti della disintermediazione digitale è la fine dello star system tradizionale. Oggi siamo tutti potenziali divi. O forse vorremmo tanto diventarlo. La metà degli italiani (il 49,5%) è convinta che oggi chiunque possa diventare famoso (tra i giovani under 30 la percentuale sale al 56,1%). Un terzo (il 30,2%) ritiene che la popolarità sui social network sia fondamentale per essere una celebrità (la pensa così il 42,4% dei giovani). Mentre un quarto (il 24,6%) sostiene che semplicemente il divismo non esiste più. E comunque appena un italiano su 10 prende a modello i divi come miti a cui ispirarsi (il 9,9%).

Il Rapporto è promosso e sostenuto da Intesa Sanpaolo, Facebook, Mediaset, Rai, Tv2000 e Wind Tre.

«La fiducia è uno degli asset fondamentali per una banca come la nostra – ha dichiarato Fabrizio Paschina, Responsabile Direzione Comunicazione e Immagine di Intesa Sanpaolo – il dialogo con i nostri target è alla base di una reputazione che si costruisce giorno per giorno». E il Rapporto sulla comunicazione del Censis, come spiega Paschina, è sicuramente una bussola utilissima per orientare le valutazioni rispetto al mutevole approccio dei diversi pubblici alle piattaforme social, agli smartphone, alla web tv, al ritrovato ruolo dei media cosiddetti tradizionali e all’utilizzo combinato di tutti questi mezzi.

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TAG: censis, comunicazione, Rapporto Censis
CAT: Innovazione, Telecomunicazioni

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