Perché abbiamo tutti bisogno di Schengen II

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12 Gennaio 2015

L’emozione per gli attentati in Francia sta scendendo anche se il livello di allarme rimane alto. Anche oltralpe si comincia (finalmente) a far strada qualche dubbio sull’efficacità dei servizi di intelligence di Parigi ma da più parti si ripropone anche il dibattito sulla necessità di riformare il trattato di Schengen.
Sicurezza e immigrazione sono, per molti punti di vista, le due facce della stessa medaglia. Anche nella vicenda culminata con le stragi di Parigi balza all’occhio una forte contraddizione : i terroristi (e i loro supporti) hanno potuto andare e venire indisturbati dall’Europa anche se, almeno una parte di loro, era perfettamente conosciuta dai servizi di sicurezza. Per di più, secondo quanto riferiscono le indagini, sembrerebbe che la “vedova” di Coulibaly (il macellaio autore della strage nel supermercato kosher di Vincennes e dell’omicidio della vigilessa di Montrouge) sia partita via Madrid, diretta in Siria, solo il 2 gennaio di quest’anno. 
C’è da chiedersi dunque quale sarebbe lo scenario attuale se, le autorità francesi o spagnole, avessero potuto bloccare sul suolo europeo la presunta terrorista. Forse avrebbero potuto avere un ulteriore campanello d’allarme. Forse. Certo queste sono speculazioni ma forse un controllo in più non avrebbe fatto male.
Si ritorna quindi alla casella di partenza. Le regole attuali di Schengen non permettono di intercettare un sospetto quando entra o esce da un paese europeo diverso dal proprio. Inoltre il parlamento europeo non ha ancora apporvato (e non è detto che lo faccia) l’utilizzo da parte delle autorità del cosiddetto : PRN, Personal Registration Number. Un codice che permetterebbe alle autorità di seguire gli spostamenti di soggetti sospetti in tutta Europa.
Il controllo comune degli immigrati andrebbe nella stessa direzione. Per questo motivo, già dalla campagna per le europee 2014, Nicolas Sarkozy ha proposto l’abrogazione di Schengen “I” e l’introduzione di Schengen “II”, il tutto accompagnato dalla sorveglianza comune delle frontiere esterne dell’Unione Europea. 
Per l’ex presidente della repubblica francese, l’adesione di un paese a Schengen II, dovrebbe essere subordinata all’applicazione delle stesse regole in materia di ingresso, soggiorno, espulsione, sul e dal proprio territorio, comuni a quelle applicate negli altri paesi aderenti.
La proposta di Sarkozy è stata spesso demonizzata e, a giudicare dalle ultime reazioni, non sembra incontrare entusiasmi in Italia. Ma siamo davvero sicuri che l’ipotesi Schengen II sia un ritorno al passato, sulla strada dell’integrazione europea?
Non sarebbe meglio poter controllare comunemente gli ingressi nell’Unione Europea adottando un database comune? Questo dissuaderebbe anche certi paesi dal trasformarsi in una sorta di “terra promessa dello stato sociale” a scapito dei paesi vicini.  Gli italiani lo sanno bene. Un’altissima percentuale dei clandestini sbarcati sulle coste del Bel Paese, in realtà non aspirano a rimanerci ma puntano verso altri lidi : Francia, Germania, Svezia e Regno Unito. 
Gli oppositori al progetto di Sarkozy criticano anche la possibilità di espellere da un paese i cittadini comunitari che abbiano commesso dei reati. I critici affermano che significherebbe rimettere in discussione il principio di libera circolazione. Anche in questo caso, si tratta di un falso problema. Negli Stati Uniti, che spesso vengono presi ad esempio per la costruzione europea, un cittadino americano colpevole di un reato, può essere obbligato a lasciare uno Stato o addirittura gli può essere vietata la residenza. Il tutto senza diminuire le sue prerogative di cittadino. Non solo. Chi si è recato negli USA è sicuramente passato attraverso le rigidissime procedure d’ingresso nel paese che pongono, di fatto, il viaggiatore nelle mani dell’agente dell’immigration che esamina il suo passaporto e i dati relativi alla suo soggiorno.
In Europa quando si parla di espulsioni di cittadini comunitari, si tende a pensare allo smantellamento di campi Rom o a discriminazioni. Ma la questione non riguarda questa o quella etnia europea. Basti pensare che ogni il Belgio, ad esempio,  “espelle” centinaia di cittadini francesi (e di altre nazionalità europee) che sono stati dichiarati dalle autorità del piccolo Stato come “approfittatori dello stato sociale”. Recentemente inoltre, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è pronunciata contro il “turismo sociale”, praticato da quei cittadini UE che progettano di stabilirsi in un paese solo per beneficiare delle sue cure o del suo livello scolastico, senza lavorare e pagare i contributi fiscali.
Schengen II potrebbe aiutare i paesi europei a rafforzare la propria sicurezza e a proteggersi dai trafficanti di esseri umani, senza venire meno alla volontà di soccorrere coloro che arrivano in Europa per delle vere ragioni umanitarie ma che non sono destinati a rimanerci, a meno che non scelgano di integrarsi seriamente. Schengen II taglierebbe l’erba sotto i piedi dell’ipocrisia con la quale spesso si parla di immigrazione e sicurezza.  Ecco perché abbiamo bisogno di Schengen II.

 

TAG: Frontiere esterne UE, immigrazione, Schengen, Ue, Unione europea
CAT: Istituzioni UE, Politiche comunitarie

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