Poesia | Maria Grazia Calandrone

:
15 novembre 2019

Per Vincenzo Balena, scultore

 

Metti lo slancio degli uccelli in gabbia.

Metti in gabbia il poeta.

Metti in gabbia la consapevolezza

che gli uccelli somigliano al poeta, non

viceversa.

 

Combina il corpo del poeta

con la materia esausta per lo slancio

verso il centro inorganico del volo.

 

Sfila dal corpo adulto del poeta

la spina

del volo, il residuo preistorico

dell’aquila.

 

Ricomponi il poeta

con vertebre industriali, circuiti saldi come schede grafiche, perché trattenga ancora nelle ossa

il sole del mattino

e quel vento salato che lo spettina, dritto sul promontorio di Sabaudia.

 

Scomponi il movimento della figura, scopri le rotazioni

nell’intero, smonta l’apparizione

nei suoi gangli

e nei punti di attrito

con l’aria. Rivela tutti i nodi, le innervazioni. Segui glomeruli e colature

di sole nella circolazione periferica.

 

Alla coerenza aggiungi la miseria. Riconosci la base minerale

della carne e dell’albero, riconosci che l’albero viene dal ferro e che l’umano è ferro

e assenza.

 

Esponi il vuoto

dentro l’umano, la scaglia

di pesce rimasta

nella vertebra madre

presa dalla corrente, pervenuta dall’epoca del ferro e incisa a cera come un codice alieno.

 

Esplora il movimento con le terre cotte

e vetro trasparente, contorci la materia

fino a renderla dura come spirito.

 

Opera contro i reperti del futuro. Sagome egizie, maschere di rame. Alluminio su colla di catrame.

 

Apri con la materia nuove porte

nel tempo, verso un futuro antico come il primo sole che mai le ossa hanno

rilasciato.

 

Ecco

la forma fossile del volto umano.

Ecco la visione

dietro la maschera di cuoio.

 

Roma, 31 ottobre 2019

***

Maria Grazia Calandrone è poetessa, drammaturga, autrice e conduttrice radiofonica per la Rai. Scrive per Corriere della Sera e 7 ed è regista per Corriere Tv del ciclo di interviste sull’accoglienza ai migranti I volontari e del videoreportage su Sarajevo Viaggio in una guerra non finita. Tiene laboratori di poesia in scuole pubbliche, carceri, Dsm. Ha vinto i premi Montale, Pasolini, Trivio, Europa, Dessì e Napoli per la poesia. I suoi libri più recenti sono Serie fossile (Crocetti, 2015 – rosa Viareggio), Gli Scomparsi – storie da “Chi l’ha visto?” (Pordenonelegge, 2016), Il bene morale (Crocetti, 2017), Giardino della gioia (Mondadori, 2019). In prosa ha pubblicato L’infinito mélo (Sossella, 2011), Per voce sola, raccolta di monologhi teatrali, disegni e fotografie, con cd di Sonia Bergamasco, (ChiPiùNeArt, 2016) e Un altro mondo, lo stesso mondo, riscrittura del Fanciullino pascoliano (Aragno, 2019). Ha curato un’antologia di poesie di Nella Nobili (Solferino, 2018), una di Dino Campana e la rubrica di inediti Cantiere Poesia per la rivista Poesia (Crocetti). Porta in scena i videoconcerti Senza bagaglio e Corpo reale. Sue sillogi compaiono in antologie e riviste di numerosi paesi.

TAG: Inediti, Maria Grazia Calandrone, poesia
CAT: Letteratura

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