“Una certa idea dell’Italia”: Dini e Tivelli raccontano 50 anni del Bel Paese

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29 aprile 2016

Una certa idea dell’Italia, Cinquant’anni tra scena e retroscena della politica e dell’economia (ed.Guerini e Associati) è il saggio critico scritto a quattro mani dall’ex Presidente del Consiglio Lamberto Dini e Luigi Tivelli, consigliere parlamentare della Camera dei Deputati e civil servant al servizio di vari governi, che ha già pubblicato ventitré libri in materia politica, istituzionale ed economica.

Un saggio che passa in rassegna e analizza gli ultimi cinquant’anni della storia politica e economica italiana che inevitabilmente si intreccia con quella dell’Europa e la situazione internazionale. «Il libro racconta la vera dimensione dei problemi. È uno squarcio dei problemi italiani» ha dichiarato Luigi Tivelli. Non è un semplice raccoglitore di ricordi, «non è un libro di memorie, è vivo, caldo, attuale», aggiunge, ed è nato dal desiderio di Lamberto Dini di «dare la sua visione dell’Italia, di ripercorrere attualizzando la sua esperienza di vita».

Luigi Tivelli, collaboratore di lunga data di Lamberto Dini (a partire dalla sua partecipazione al governo tecnico del ’95), ha prestato il suo «sguardo da politologo che frequenta anche la politica economica» per analizzare i momenti storici italiani cruciali che hanno determinato il fallimento e la crisi del nostro Paese.

«L’Italia è il Paese delle occasioni perdute», ha sottolineato Tivelli, collezionate a partire dagli anni Sessanta quando si è assistito al fallimento della sinistra. Era tempo di «speranza di grandi riforme, ma rimasero solo i diritti civili, della famiglia e il divorzio».

Gli anni Ottanta corrispondono alla «corsa, alla discesa all’abisso. Sono gli anni della grande illusione, gli anni dello scoppio del debito pubblico» specifica il consigliere. Si passa poi alla Seconda Repubblica, alla «finta rivoluzione liberale di Silvio Berlusconi e all’illusione del sistema bipolare e democratico».

Quella che abbiamo vissuto negli ultimi venti anni sarebbe una “Brutta Epoque” a causa della lenta e scarsa crescita del PIL e del peggioramento della condizione del Mezzogiorno che vive una situazione «disperata e di disoccupazione giovanile». A detta di Tivelli «L’Italia è un paese bloccato».

La situazione attuale è sconfortante e il saggio – come sottolinea Tivelli – offre anche un’attenta e «solida critica alla politica economica messa in atto da Renzi» e uno sguardo sulla ormai «Roma decadente, Roma nella grande Bruttezza». La capitale è devastata “da buche etiche” che nessuno propone di risanare. Un quadro triste emerge dalle parole del consigliere Tivelli che evidenzia la grande forza del libro che, non fossilizzandosi sul presente, volge lo sguardo al futuro proponendo un vero e proprio “progetto liberaldemocratico” che risponde all’esigenza di liberalizzazione di cui necessita l’Italia.

«L’Italia soffre di troppo Stato, di troppo settore pubblico nell’economia, vi è lo schiacciamento del settore privato. Quindi: meno Stato, meno settore pubblico, più privatizzazioni (sul modello tedesco), meno spesa pubblica, meno tasse, più mercato, più concorrenza». Così sintetizza la proposta volta al risanamento dell’Italia offerta dal saggio. E aggiunge: «ci vuole un reset e un progetto a cinque-dieci anni di rilancio del Paese che dovrebbe essere fatto dal governo», tesi già sostenuta nel saggio Reset Italia.

Sulla scia di queste riflessioni e per iniziativa di Luigi Tivelli è nata l’associazione Il Periscopio. «Un osservatorio sulle politiche pubbliche da un punto di vista critico» formato da un «insieme di esponenti del mondo della cultura e delle istituzioni: Capaldo, Mattarella, Gaudio, il Presidente di Tor vergata, Dini e professori universitari. Più di 100 soci fondatori» ha specificato Tivelli.

Il Periscopio segue le stesse linee programmatiche esposte nel saggio e «nasce dalla consapevolezza del divorzio della politica dalla cultura oggi presente». «Guardare lontano, ma vedere vicino è il nostro motto» ha asserito Tivelli.

Il saggio, uscito a ottobre 2015, è stato ripubblicato per iniziativa di “Milano finanza” e Italia oggi” ed è disponibile con una tiratura di 40.000 copie nelle edicole.

Biancamaria Stanco

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CAT: Letteratura

Un commento

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  1. vincesko 3 anni fa
    A leggere questo articolo, non si crede ai propri occhi. Sembra di fare un "flashback" di qualche decennio. Troppo Stato? Di aziende sotto il controllo dello Stato ormai ne sono rimaste pochissime. La spesa pubblica è in linea con la media UE. In edilizia pubblica, siamo all'ultimo posto in UE. Se si intende che la spesa va riqualificata, tagliando gli sprechi e le malversazioni, incluse le pensioni cosiddette d'oro, si può essere d'accordissimo. Ma qui le responsabilità sono di tutto il ceto politico-amministrativo che ha governato l'Italia negli ultimi 40 anni, di cui il "pedagogo" Lamberto Dini è un degno rappresentante.
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