Arrivano i mostri, con o senza lockdown

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19 Ottobre 2020

Dovevamo essere migliori. Convivere con il virus. Rilanciare la salute pubblica e l’economia. E invece, come se nulla fosse, senza nessuna vera preparazione da parte delle nostre Istituzioni, ci ritroviamo a discutere di possibili lockdown, zone rosse mirate, coprifuoco. Palestre sì, palestre no. Di nuovo.

Si sapeva che il virus sarebbe tornato e abbiamo avuto più di cinque mesi per organizzare possibili risposte. Ci avevamo anche creduto che le risposte fossero state messe in campo: la “task force Colao”, gli “Stati Generali”, le zone allestite ad hoc per gestire il virus, i diversi policy maker che ci raccontavano che avremmo “coabitato con il virus”.  E invece niente.

L’unico spettacolo a cui assistiamo è un preoccupante assenza di futuro, di piani concreti, di responsabilità fattiva da parte delle Istituzioni politiche che anzi scaricano le incombenze quotidiane addosso a una cittadinanza stanca, provata e sempre più depressa; con un atteggiamento colpevolizzante, accusandola di non seguire quelle regole e restrizioni che la stessa politica crea e modifica senza sosta.  Ma si sa… così va la vita. Variabile come i Dcpm.

Quella vita che dovremmo ricominciare a immaginare. Fatta di salute, prima di tutto, ma anche di affetti, lavori, famiglie, amicizie, sport, spazi privati. Persino preoccupazioni, dolori e drammi che – nella misura in cui si affrontano – fanno crescere.

Proprio per questo, credo sia giunto il momento di guardare in faccia la realtà e dirci serenamente che il problema non è solo la salute pubblica, ma la vita collettiva di un’intera civiltà.

In questo esame di realtà dobbiamo ricordarci che qualsiasi cosa decideremo con o senza lockdown, con o senza zone rosse o gialle, con o senza tamponi, dobbiamo affrontare tre grandi mostri che non stiamo minimamente considerando. I quali, pur essendo già qui, sono completamente assenti nel dibattito pubblico, nell’agenda dei policy maker e nella comunicazione istituzionale focalizzata soprattutto sugli allarmi.

Dobbiamo cioè chiedere a chi ci rappresenta di riportare al centro dell’attenzione tre macro-categorie di questioni – che in realtà ci trasciniamo dalla prima ondata del virus. Questi mostri riguardano possibili ricadute senza ritorno negli ambiti:

– economici
– sociali
– psicologici

Vediamoli velocemente per imprimerceli bene nella memoria e prepararci ad affrontarli.

 

I mostri economici

Le continue restrizioni per non parlare di nuovi lockdown parziali o totali, con molta probabilità porteranno, come evidenziato anche dalla ricerca Consob di luglio 2020, a:

  • Caduta ulteriore del PIL da -9% a -15 %
  • Nuovo shock nell’offerta e nella domanda, e perdita della fiducia
  • Smarrimento lavorativo e shock nell’occupabilità da riprogettare
  • Nuovo crollo dei fatturati aziendali – il 70% delle imprese (rappresentative di quasi il 74% dell’occupazione) ha dichiarato una riduzione del fatturato nel bimestre marzo-aprile 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e certamente nuove divieti produrrebbero cali ulteriori
  • Impoverimento spinto – il 47% degli italiani riferisce di aver assistito a una diminuzione del reddito familiare, mentre oltre il 30% si aspetta che questa situazione duri più di un anno: in particolare, il 35% delle famiglie si aspetta un peggioramento delle proprie condizioni economico-finanziari e il 48% le valuta stabili).
  • Possibile sospensione dei crediti bancari

 

I mostri sociali

I limiti alle libertà complessive stanno generando disagi e sofferenza nelle comunità molto rilevanti, poco considerate dalla politica se non con le semplici retoriche del “non lasceremo indietro nessuno”. Così restrizioni ulteriori acuirebbero:

  • Le crisi famigliari rendendo quasi impossibile la gestione dei ritmi lavoro-vita privata-famiglia, per oltre 3 milioni di nuclei famigliari. (Vedi il Rapporto annuale Istat-2020)
  • Il deterioramento delle reti sociali e professionali con aumento della criminalità micro e macro – (Vedi la ricerca del Ministero dell’Interno – Dipartimento Pubblica Sicurezza 2020)
  • L’abbandono scolastico e il danno all’apprendimento di una intera generazione
  • L’erosione dei diritti civili e democratici, senza limiti temporali precisi:
    – diritto alla salute (al di là del Covid-19)
    – diritto allo studio,
    – diritto alla libertà di espressione,
    – diritto all’istruzione
    – diritto alla libera circolazione
    – diritto al commercio
    – diritto al lavoro

 

I mostri psicologici

E per finire, ultimo ma non ultimo, i divieti e le limitazioni hanno e avranno impatti pesantissimi da un punto di vista psichico e psicologico. Da questo punto di vista aspettiamoci:

  • Un nuovo trauma sociale di massa senza nessuna elaborazione con ricadute di senso di allarme e atteggiamenti depressivi e distruttivi su tutta la popolazione, con un senso di fragilità diffuso, dovuto a una percezione del rischio alterata e indeterminato, nel tempo e nello spazio. (Vedi AIP – Associazione Italiana Psicologia)
  • Un diffuso sentimento di impotenza e vulnerabilità, con possibili sfoghi di paura e rabbia sociale (che si scaricheranno nelle famiglie e nei piccoli gruppi conviventi)
  • Diversi problemi comportamentali e sintomi di regressione (nei bambini). Come evidenziato dalla Ricerca Gaslini e Università di Genova: dall’analisi dei dati relativi alle famiglie con figli minori di 18 anni a carico è emerso che nel 65% e nel 71% dei bambini con età rispettivamente minore o maggiore di 6 anni sono insorte problematiche comportamentali e sintomi di regressione
  • Un aumento di suicidi e divorzi con disgregazione del tessuto sociale
  • Una grave “infodemia” che prolunga lo stato di allarme, psicologia del terrore e irrazionalità  – ovvero un’alterata rappresentazione mediatica e una comunicazione istituzionale sfalsata: celebrativa o denigratoria con impossibilità di accedere a una informazione chiara.

 

Come affronteremo questi mostri?

Ci aspettano necessariamente altre restrizioni, visti i trend attuali. Per cui,  ci vorrà rispetto e tolleranza delle regole imposte da parte dei cittadini e delle comunità, ma soprattutto i nostri policy makers dovranno farsi carico della gestione di questi problemi nella loro complessità, e dirci anche come. Ormai è intollerabile il ritardo accumulato su tutti i fronti.
Ora – la seconda volta – non è più solo una quesitone di salute pubblica o di gestione della pandemia. Adesso la questione è la sopravvivenza di un intero sistema sociale e culturale, di un complesso economico-industriale, delle famiglie, dei cittadini e delle persone che lo abitano.

TAG: coronavirus, crisi, governo, innovazione, Unione europea
CAT: macroeconomia, Scienze sociali

Un commento

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  1. sergiobe 3 mesi fa

    Bellissima analisi che condivido punto per punto. Sono proprio questi i punti che vengono ignorati dai commentatori più in voga delle opposte sponde!

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