La satira e la sua missione. Perché Charlie Hebdo ha fallito

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3 settembre 2016

Ho letto con molto interesse l’articolo pubblicato da I Hate Milano sulla contestata vignetta di Charlie Hebdo e trovo ciò che è scritto assai condivisibile. Tuttavia, proprio in virtù della puntuale spiegazione della funzione della satira e dei mezzi utilizzati per rendere efficace il suo messaggio, penso che quella del giornale satirico francese sia un’ennesima stecca, al pari delle vignette sull’Islam che hanno portato alle drammatiche conseguenze che tutti ricordiamo.

Sia chiaro. La satira non deve far ridere, è per sua natura violenta e dissacrante, il suo generare disgusto per amplificare i suoi messaggi è assolutamente voluto e funzionale all’obiettivo che persegue. La satira è anche paradosso, negazione della morale comune, più riesce a sconvolgere e più è efficace. È questa la sua sottesa missione..

A tal proposito mi è tornato alla mente un geniale racconto di Daniele Luttazzi dal titolo “Stanotte e per sempre”, testo divenuto poi un caso giudiziario dove l’attore e scrittore propone una scena immaginaria in cui i brigatisti mostrano a Giulio Andreotti il corpo senza vita di Aldo Moro nella Renault4 dove fu poi ritrovato. Ne propongo uno stralcio:

“Andreotti l’abbracciò forte e l’attirò a sé, dando un gemito di piacere e insieme di protesta nel momento in cui il suo sesso duro s’insinuò prepotente nel terzo foro parasternale. Ci fu una fitta dolorosa, attutita da un piacere troppo intenso per essere misurato. Era da tanto che non provava una sensazione così violenta, che non desiderava qualcosa così disperatamente. Era un desiderio più complesso, più insistente di quanto avesse previsto. A ogni spinta, il suo desiderio cresceva, finché non divenne insopportabile. Un’ondata più forte di tutte l’avvolse, salì vertiginosamente e poi, contro il suo volere, si consumò. Andreotti cambiò foro e il suo corpo sembrava dire:”Mai, mai ti lascerò andare…” La loro comunione fisica era perfetta. Andreotti inarcò la schiena per aderire meglio all’orifizio pseudovaginale e cominciò a basculare la pelvi. Fece scivolare le mani giù per il corpo di lui, tirandoselo ancora più vicino. Sollevò di colpo la testa e rapidamente, quasi con brutalità, prese possesso della piccola cavità. L’intima unione dei corpi lo fece di nuovo tremare in un crescendo trascinante di piacere e passione. Gli carezzava i fianchi, sedotto dalle curve femminili del corpo di Moro. Gridò il suo godimento, i suoi occhi mandavano lampi. Quindi girò il corpo di Moro e senza indugio lo prese di nuovo, stavolta in un foro d’uscita. Gli sembrò di morire ed era una morte deliziosa. Gli si aggrappò alla spalle e si lasciò guidare dal ritmo potente del suo desiderio. Prima lentamente, poi sempre più veloce, fino all’esplosione dell’estasi”..

Questa è la satira. Attraverso una visione sconvolgente e a tratti disgustosa si veicolano dei messaggi chiari a un certo pubblico (perché sì, la satira non vuole e non può arrivare a tutti). Nel caso di Luttazzi i messaggi sono tanti: Il ruolo che si presume possa aver giocato Andreotti nei rapporti tra lo stato e un pezzo delle BR, la sua opposizione politica all’ex presidente della DC, la liberazione dall’uomo ormai inerte, l’eccitazione per l’eliminazione dell’ultimo ostacolo al raggiungimento dei propri obiettivi più nascosti. Tutto questo diventa la cruda visione di un rito tribale sul corpo del cadavere di Aldo Moro..

Tornando dalla digressione, sorge spontanea una domanda. La vignetta di Charlie Hebdo riesce a veicolare i messaggi che aveva l’obiettivo di proporre, seppur ad un pubblico di nicchia? La risposta, guardando anche alle reazioni di molti intellettuali italiani e francesi, è semplicemente no..

Quel disegno in realtà non denuncia i mali dell’Italia, il fatto che da noi si costruisca peggio che in altre parti del mondo, che ci sia chi specula sui disastri. In quel disegno l’autore denuncia solo una serie di pregiudizi posticci, proponendo una stanca e retrograda visione del popolo italiano che ormai non ha presa neanche tra i nostri cugini d’oltralpe, che sanno bene che i mandolini, da queste parti, non si vedono più da un bel po’. Roba da “Bagaglino” insomma, non da intellettuali con la matita..

Volendo malignare, più che ricercare la satira Charlie Hebdo sembra ormai alla ricerca disperata di effetti mediatici, forse per coprire la sua crisi di vendite, forse perché ha perso la fredda e spietata lucidità necessaria al difficile esercizio che si propone. La vignetta sul terremoto in Italia svela la superficialità del suo autore ma in compenso funziona a livello commerciale, come uno spot. Visti i risultati, per onestà intellettuale, chi l’ha disegnata dovrebbe ammettere il suo fallimento e trarne le conseguenze.

TAG: amatrice, charlie hebdo, Francia, italia, satira, terremoto
CAT: Media

12 Commenti

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  1. evoque 3 anni fa
    Anch'io vorrei leggere l'articolo di I hate Milano, ma non c'è più. Forse l'osceno, questo sì, politically correct ha colpito ancora. Comunque, non ho ben capito perché Charlie avrebbe fallito. Solo perché quelle vignette non vi piacciono? Ci / vi toccano da vicino? Ahivoi, non è ancora prevista la satira à la carte. Ho letto che il sempre più politcamente corretto Gramellini ha dato dei razzisti a quelli di Charlie. Addirittura! In ogni caso, anche se, ammesso ma non concesso, le vignette facessero schifo, Charlie ha il pieno diritto di pubblicarle. I bacchettoni, i politicamente corretti, il ministro Alfano (lui sì che ha fatto una dichiarazione trash) si mettano l'animo in pace. Viviamo in Europa, patria delle libertà. Scusi, Salamida, ma lei, all'epoca della carneficina a Charlie, aveva forse proclamato: "Je suis Charlie"? Io non l'avevo fatto allora, lo faccio adesso: "Je suis Charlie".
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    1. bernardo-penner 3 anni fa
      qui trovi l'articolo: http://www.glistatigenerali.com/relazioni/la-vignetta-di-charlie-hebdo-spiegata-a-mia-madre/
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      1. evoque 3 anni fa
        Ti ringrazio. Poi sono riuscito a trovarlo leggerlo commentarlo.Probabilmente era un problema del mio pc. Ciao
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  2. evoque 3 anni fa
    Anch'io vorrei leggere l'articolo di I hate Milano, ma non c'è più. Forse l'osceno, questo sì, politically correct ha colpito ancora. Comunque, non ho ben capito perché Charlie avrebbe fallito. Solo perché quelle vignette non vi piacciono? Ci / vi toccano da vicino? Ahivoi, non è ancora prevista la satira à la carte. Ho letto che il sempre più politcamente corretto Gramellini ha dato dei razzisti a quelli di Charlie. Addirittura! In ogni caso, anche se, ammesso ma non concesso, le vignette facessero schifo, Charlie ha il pieno diritto di pubblicarle. I bacchettoni, i politicamente corretti, il ministro Alfano (lui sì che ha fatto una dichiarazione trash) si mettano l'animo in pace. Viviamo in Europa, patria delle libertà. Scusi, Salamida, ma lei, all'epoca della carneficina a Charlie, aveva forse proclamato: "Je suis Charlie"? Io non l'avevo fatto allora, lo faccio adesso: "Je suis Charlie".
    Rispondi 0 1
  3. marco-rota 3 anni fa
    É abbastanza logico ed evidente che un giornalista stupido e coinvolto con la mafia é difficile da comprende una semplice vignetta come questa! Il sistema italiano è talmente incancrenito con la criminalità organizzata da non avere neppure dei giornalisti intellettualmente preparati ed onesti... La colpa è da dare ai nostri governi corrotti mafiosi che hanno distrutto completamente uno strato sociale??fortunatamente si vede una luce dal tunnel e giornalisti inutili come te saranno costretti a cambiare lavoro
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    1. evoque 3 anni fa
      Se i governi,secondo la nenia grillina, sono tutti mafiosi, beh, non mi pare una buona soluzione dare in mano a degli emeriti cialtroni e incapaci il governo di un Paese.
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  4. laudomia 3 anni fa
    La sua saggia madre ha dimenticato di porle il quesito finale più importante : " Perchè mai, caro figliolo, la vera satira, quella che mi fa ridere e riflettere, da Dante Alighieri e Pietro Aretino in poi, ha sempre preso di mira i colpevoli e invece questi imbecilli, frustrati dalla loro condizione fallimentare, per vendere qualche copia in più usano i corpi delle vittime ? La prima sezione penale della Corte di Cassazione, in una recente sentenza, ha così definito i limiti della satira : " E' quella manifestazione di pensiero talora di altissimo livello che nei tempi si è addossata il compito di castigare ridendo mores, ovvero di indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene." Ma in questo caso Charlie Hebdo non è riuscito a correggere i nostri costumi, né tanto meno a farmi ridere . Ha fatto forse ridere il popolo francese che da sempre ci detesta. Non sarà che i 9 anni della tua esistenza passati in una stanza di tre metri per tre, sotto una nube di fumo passivo ti hanno un po' confuso le idee? Ma non te la prendere, sono la tua mamma e ti voglio bene anche così... "
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    1. laudomia 3 anni fa
      Questo è il mio commento all'articolo di I Hate Milano
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  5. gipa62 3 anni fa
    https://www.facebook.com/notes/giuseppe-pagano/la-rabbia-e-lorgoglio-parafrasando-oriana-fallaci/10154200667301130
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  6. cristian-casoni 3 anni fa
    Di primo acchito leggendola ero d'accordo anche io sul fatto che la vignetta in questione di Charlie Hebdo non veicolasse il messaggio che aveva l'obiettivo di proporre, ma riflettendo mi accorgo che in realtà ha raggiunto il suo obiettivo, cioè instillare odio e emozioni negative consapevolmente. Cosi come, del resto, le vignette su Maometto in realtà non veicolano un messaggio contro il terrorismo, ma piuttosto, sempre consapevolmente, per alimentare l’illusione di separatezza tra culture, instillando ancora una volta quell’odio e rabbia che l’élite da anni va seminando per il mondo invocando il divide et impera. Io penso proprio che Charlie Hebdo sia in realtà al servizio di chi pian piano ci sta prendendo la nostra umanità, la bruttezza, la cattiveria e la menzogna stanno avvolgendo il mondo, certo ognuno è responsabile, ma siamo talmente drogati di menzogna da non accorgerci che di normale non c’è proprio nulla. La satira dissacrante è bella quando prende di mira delle figure di potere, delle lobby o degli avvenimenti, quando si vuole cioè portare alla luce, attraverso la rappresentazione satirica, ciò che non si vorrebbe far vedere perché scomodo. Fare una vignetta dove della gente è sotto le macerie, non è satira, perché piuttosto non si prendono di mira le persone e gli eventi che hanno permesso che il misfatto avvenisse? Questo vale anche per tutti gli altri argomenti trattati da loro…. In poche parole, questi non ci sono, ci fanno e non voglio parlare dell’attentato perché esploderebbe un polverone, ma di sicuro le cose non stanno come sembrano. A questo punto tutte le argomentate spiegazioni per me valgono meno di nulla, siamo in un mondo di merda ormai, o muoviamo il culo e ci riprendiamo la nostra umanità, o adios, ma non davanti ad un monitor mettendo mi piace, ma scendendo in piazza e riprendendoci quei diritti che pian piano ci stanno prendendo, questi stronzi di Charlie sogghignano, ma noi siamo già nello sciacquone… Cordiali Saluti Cristian
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  7. marione 3 anni fa
    Ma è più chiaro e preciso il solito Luttazzi: "Un satirico può scivolare via dalla satira (colpire il carnefice), in direzione dello sfottò fascistoide (colpire le vittime di un carnefice), attraverso qualcuno dei tre momenti psicologici che li separano: cinismo (mostro insensibilità al dolore altrui), fare il cazzaro (banalizzo il dolore altrui), fare lo stronzo (scherzo sul dolore altrui). (...) Il vignettista francese sghignazza da cinico e/o cazzaro e/o stronzo (decidete voi) secondo il gradiente A) satira > B) cinismo > C) fare il cazzaro > D) fare lo stronzo > E) sfottò fascistoide. Gli italiani che s’indignano per questa vignettaccia ne hanno tutte le ragioni; ma non bisogna invocare la censura come stanno facendo certi: libero lui di fare la testa di cazzo, liberi noi di dargli della testa di cazzo. La satira è un giudizio innanzitutto su chi la fa." (D. Luttazzi)
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  8. marione 3 anni fa
    Infatti i criteri per giudicare la satira non sono la risata né il "far pensare". I criteri sono tecnici: "Un satirico può scivolare via dalla satira (colpire il carnefice), in direzione dello sfottò fascistoide (colpire le vittime di un carnefice), attraverso qualcuno dei tre momenti psicologici che li separano: cinismo (mostro insensibilità al dolore altrui), fare il cazzaro (banalizzo il dolore altrui), fare lo stronzo (scherzo sul dolore altrui). (...) Il vignettista francese sghignazza da cinico e/o cazzaro e/o stronzo (decidete voi) secondo il gradiente A) satira > B) cinismo > C) fare il cazzaro > D) fare lo stronzo > E) sfottò fascistoide. Gli italiani che s’indignano per questa vignettaccia ne hanno tutte le ragioni; ma non bisogna invocare la censura come stanno facendo certi: libero lui di fare la testa di cazzo, liberi noi di dargli della testa di cazzo. La satira è un giudizio innanzitutto su chi la fa." (D. Luttazzi)
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