Per il Corriere videogames, canne e birra ti fanno sterminare la famiglia

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14 Gennaio 2017

In passato ci siamo occupati più volte di come in Italia la contrapposizione decisiva non sia più tra destra e sinistra – e neppure tra centro-sinistra e Movimento Cinque Stelle. E’ come se esistessero due mondi differenti, due sensibilita’ opposte: da una parte un’Italia che chiameremo, per semplificare, “digitale”, ovvero relativamente giovane, internazionale, aperta; e dall’altra un’Italia “analogica” ovvero over 50, chiusa e richiusa nel cortile di casa, ferma – nel migliore dei casi – a Craxi e ad Andreotti, oppure – nel peggiore – a Don Camillo e Peppone.

Ieri, sul sito di uno degli organi ufficiali dell’Italia analogica, ovvero il Corriere della Sera, abbiamo avuto l’ennesima conferma di quanto le evidenze e i campi di esistenza dei due mondi siano completamente agli antipodi.  Un “reportage” scritto dalla Provincia di Ferrara, dedicato ai due teen agers disgraziati che hanno sterminato la famiglia a colpi di ascia era intitolato così’

videogame, bar e spinelli: i giorni vuoti di Riccardo e Manuel.

Il sottotesto – non c’e’ bisogno di essere degli Ordinari di Ermeneutica – e’ chiaro. Vale la pena analizzarlo nel dettaglio per coglierne le sfumature.

I “videogames”, nel Mondo, sono un’industria da 10,5 miliardi di dollari, un’industria che – da oltre un decennio – ha superato il Cinema per fatturato. Un’industria che offre lavoro a decine di migliaia di persone, anche in Europa e perfino in Italia, un’industria da cui proviene, per esempio, Charlie Brooker, il creatore di Black Mirror, uno degli show TV più sottili e interessanti degli ultimi anni, per anni giornalista di videogiochi (eh si Corriere, all’estero ci sono addirittura giornalisti che si occupano di videogiochi).

Gli “spinelli” – chiediamo scusa per la parola –  sono invece perfettamente legali in Canada, in buona parte degli  Stati Uniti, e al centro di un processo di legalizzazione inesorabile in diverse parti del Mondo Occidentale. Anche qui, si tratta di un’industria in grande crescita che secondo gli analisti di Bloomberg  (Bloomberg, non il club “gli amici di Bob Marley”) arriverà a valere la bellezza di 50 miliardi di dollari nel prossimo decennio. La serie TV di HBO “High Maintenance” (al centro di un’altra storia a noi cara) e’ dedicata proprio ad un ragazzo che di mestiere coltiva e consegna marijuana a domicilio a rispettabili clienti di New York.

E infine “i bar”, travolti anche loro dall’analisi sociologica della “reporter sul campo”. Il più italiano dei luoghi di ritrovo (a dire il vero, soprattutto per gli anziani) diventa nel suo sguardo un luogo oscuro, di perdizione morale, dove tra un cornetto Algida capace di corrompere il Libero Arbitrio e una Ceres in grado di scardinare le coscienza si corre il rischio di trasformarsi in mostri da film dell’orrore.

Il “reportage”, dunque, prima arriva alla scioccante conclusione che i due assassini fossero dediti ad attivita’ comuni a circa il 95% dei loro coetanei in giro per il mondo; e poi – con un tuffo carpiato in una piscina di retorica, luoghi comuni e credenze popolari di 30 anni fa da fare, quella si, spavento – chiama in causa quelle stesse attività, come se fossero in qualche modo responsabili dell’abisso di follia alla base di questa macabra vicenda.

I “videogame”, nello sguardo vintage dell’articolo, non sono un passatempo coinvolgente e articolato come la trama di quell’incredibile capolavoro che e’ “The Last Of Us”: sono le sale-giochi fumose dove si smanetta su Pacman.  Gli “spinelli” non sono una sostanza ricreativa i cui effetti sono, come stra-dimostrato da eminenti scienziati (qui lo dicono i ricercatori di Harvard) , assai meno dannosi dell’alcol: sono la Droga che ti spegne e ti fa venire gli occhi bianchi senza la pupilla, che cominci con quelle e poi signora mia finisci a farti i buchi, come nei servizi sgranati dei TG anni ’80. E i bar…chiedendo scusa ai baristi che si alzano alle 5 della mattina, quella non riusciamo a spiegarcela neppure noi.

Per fortuna, nel corso della giornata di ieri, in moltissimi sui social hanno stigmatizzato questo titolo (che, a difesa del povero titolista su cui di solito si scaricano tutte le colpe, riporta fedelmente il contenuto del “reportage”) definendolo assurdo. Ma erano tutte persone “digitali”. L’Italia “analogica” al contrario, quella maggioritaria, che fa la coda ai seggi e detta l’agenda politica ed economica al Paese, crediamo abbia trovato il titolo assolutamente normale e anzi,  si sara’ chiesta come mai questi giovanotti non se ne stiano buoni a casa, a irrobustire il loro bagaglio morale e a riempire il loro “vuoto” interiore magari leggendo il sito del Corriere.

Sito dove – come si vede sulla destra – si trovano immagini di grande eleganza e spessore, tipo la foto di una donna davanti a cui, qualche anno fa, avrebbe esitato anche il social media manager di Playboy, appiccicata nella home-page col solo scopo di acchiappare click. Una foto che causa grande stupore, perché posizionata pochi centimetri più in basso rispetto al blog “La Ventisettesima Ora”, celebre bastione di Resistenza Femminile, impegnato in una fondamentale e valorosa opera di tutela della dignita’ del corpo della donna, troppo spesso sfruttato senza ritegno nel nostro Paese. Blog di cui – tra l’altro – fa parte l’autrice del “reportage” su in oggetto.

Chissa’ cosa hanno pensato allora, ieri, le autrici di tante meritorie battaglie, sul fatto che il corpo di una donna sia stato usato come oggetto acchiappa-click non da un sitaccio gossiparo ma dal primo quotidiano d’Italia. Sicuramente si saranno dissociate e le loro urla di sdegno avranno riecheggiato per tutta via Solferino.

O no?

 

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3 Commenti

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  1. beamezza 4 anni fa

    Ihatemilano, sono completamente d’accordo con la sua lettura del fenomeno e dell’articolo del corriere.

    devo tuttavia segnalarle che l’articolo che ha linkato alla parola ‘qui’, da voi presentato come articolo che dimostrerebbe che la marijuana è meno dannosa dell’alcol, NON DICE AFFATTO QUESTO.
    è un articolo che, pur segnalando la possibilità di usare i cannabinoidi come ‘farmaci’, segnala come per alcune patologie la ricerca sia ancora all’inizio, in fase sperimentale.
    inoltre non c’è traccia di confronto con il consumo di alcol.
    infine mette in ogni caso in guardia tutti noi, e non per evitare responsabilità, ma perché i rischi sono oggettivi.

    aspetto una rettifica se ho inteso bene il discorso, una spiegazione se invece non ho capito.

    grazie

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  2. beamezza 4 anni fa

    ps: o almeno perfavore linki l’articolo giusto e ci avverta
    grazie ancora

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  3. beamezza 4 anni fa

    I Hate Milano, capisco che ci voglia del tempo per portare avanti contemporaneamente il proprio lavoro interno ed esterno agli Gli Stati Generali, ma trovo inammissibile la completa mancanza di una sua risposta, seppur breve, soprattutto da parte di una testata come la vostra, che seguo con assiduità e interesse.
    come vostra affezionata lettrice mi sento tradita, e capisco anche che a voi non interessi la parola di un unico follower, ma mi sento lostesso in dovere di segnalarvelo.
    tra l’altro avrei proprio voluto leggere un articolo serio sull’argomento ‘annunciato’ dal link, e trovo un articolo che dice il contrario.
    la ringrazio per l’attenzione e le chiedo scusa per il distrurbo.
    la sto disturbando perché non ritengo tutto questo un’inezia, ma un comportamento giornalistico scorretto.

    grazie

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