Sensi chiama a raccolta i comunicatori, tifosi del passato e ignari del futuro

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5 agosto 2019

Lo ha etichettato come “provocazione” e poi lo ha mandato in rete. Gli sono venuti tutti dietro. Il tweet diceva: «E se, disintermediando disintermediando, fosse divenuto superato e superfluo lo spin doctor?» Tema in classe per tutti i comunicatori, che, in  fila per due, ordinatamente, per ore hanno risposto a Filippo Sensi, considerandolo, a torto o a ragione, l’ultimo, vero, comunicatore politico di quest’era moderna. Se @Nomfup chiama, si deve rispondere, poche storie, e anche in un tempo breve. Mi ha impressionato la rapidità con cui si è messo in moto il passaparola, mi ha colpito molto questo appello di Sensi ai “riservisti” e immagino che per lui sia stata  – ammesso che non desse l’esito finale già per scontato – una buonissima iniezione di autostima. (Per capirci: per la considerazione che ho di moltissimi miei colleghi, se  dovessi chiamare io alle armi non mi cagherebbe nessuno. Ma sappiano, molti dei comunicatori: anche voi se chiamate alle armi, rischiate di restar da soli).

Sembravano tutti un poco subalterni, i partecipanti a questo Gioco dell’Oca, pur ognuno con la sua bella personalità e la sua dotta e convincente spiegazione. Subalterni non tanto a Filippo, di molti probabilmente buon amico, quanto piuttosto a ciò che Sensi ha rappresentato nella storia della comunicazione di questo Paese (e forse chissà rappresenterà). È come se tutto l’ambaradan comunicativo di questi anni si aggrappasse disperatamente alla sua esperienza con Renzi, per immaginare ancora un futuro sostenibile e non dover cambiare mestiere. Sembravano tutti figli di Renzi, quelli che hanno risposto. Tutti un po’ fighetti e un po’ storditi, tra algoritmi e parole inglesi, e tutti – questo forse è il dato più eclatante – decisamente schierati. Politicamente schierati. Immaginando, tutti, un mondo diverso da quello che invece scorre, giusto per stare a questi giorni, sulle spiagge italiane, tra oli abbronzanti, damazze rifatte, e l’inno di Mameli urlato a squarciagola da giovinastri orrendi, alla cui vista Donna Letizia, al secolo Colette Rosselli, già moglie di Indro Montanelli, sarebbe morta di crepacuore.

Si aggrappavano alla provocazione di Sensi con la speranza di organizzare, un giorno  non troppo lontano, una rivincita del pensiero (debole, si direbbe), per trovare finalmente qualche parola d’ordine che possa andare oltre la mostrificazione del presente, che a lorsignori fa evidentemente schifo. Neppure un briciolo dell’ironia della romantica donna inglese del grande Montesano, che in presenza delle brutture del Paese se ne usciva con un: «Pittoresco, molto pittoresco».

“Con questi comunicatori non vinceremo mai” e perdonerete una piccola modificazione alla storica invettiva di Nanni Moretti in Piazza Navona, di fronte alle facce pietrificate di Fassino e Rutelli. Se Filippo Sensi voleva scuotere la pianta perchè cadessero i frutti, il risultato è malinconicamente vuoto. E speriamo, dal cuore, che la provocazione di Sensi non fosse quell’esercizio retorico per poi farsi dire da tutti, e in coro: “No, caro Filippo, dello spin doctor c’è ancora bisogno!” Peccato, perchè voci dissenzienti non ce ne sono state (una sola, ma fuori dalla categoria), molte sfumature e come poteva essere diversamente, ma nessuno che abbia avuto il coraggio di offrire al pubblico pagante il sapore acre di una sconfitta. E nessuno che abbia gettato un sasso populista, provocando a sua volta: ma se questo Morisi venuto da nulla, o questa tal Garibaldi che noi non salutiamo neppure, ecco se questi due soggetti che hanno spopolato fossero molto più ganzi di noi, più forti professionalmente, e, con tutta probabilità, molto meno pagati di noi? Che succederebbe se un bel momento questa rappresentazione che stiamo tenendo in piedi crollasse, se il mondo si dovesse accorgere che non siamo più interpreti di nulla, si chiuderebbe bottega com’è conseguente che sia?

Siete subalterni a Filippo Sensi perchè lui è stato il Potere dentro il Potere, questa è la verità. Non perchè lui sia culturalmente molto più profondo di tutti i vostri algoritmi. Gli riconoscete la perversione di aver agito con e per Matteo Renzi, e al fondo del vostro animo, che è sempre di potere, credete che quell’intreccio, che quell’impasto, fosse la splendida rappresentazione di una condizione politica. Personalmente, volendo molto bene al medesimo, credo che lui sia riuscito nell’impresa titanica di peggiorare Matteo Renzi. Lo dico con animo sereno e disponibile a una sessione di prove, naturalmente. Ma per voi, cari comunicatori del Novecento, e lo sono purtroppo anche i trentenni che hanno partecipato al dibattito, quel rapporto tra lui e l’ex sindaco di Firenze, è ciò che avete sempre idealizzato. Spocchia e garbo, provincialismo e stile, arroganza&arroganza en travesti. Per la rivincita, dunque, prendetevela calma, cari comunicatori.

Ps. Pensate che il comunicatore del momento, che ha appena festeggiato il bilancio con un segno più molto consistente, celebrato dal Sole 24 Ore, in modo anche un po’ comico, con lo stesso comunicato in due pagine diverse, pensate che questo comunicatore era un giornalista modesto. Lo abbiamo visto ragazzo volonteroso e oggi ha un sacco di dipendenti sulle spalle. Per dire che il suo destino doveva essere un altro e lui lo ha capito per tempo. Come certi grandi allenatori, dall’oscuro passato da giocatore. Adesso che gli girano tutti intorno, lui ha bel sorriso soddisfatto, per cui è persino normale che abbia voluto fare il punto su Lettera 43 della provocazione lanciata da Filippo Sensi. Ne ha fatto un articolo, ha citato tutti, ma proprio tutti, ma neppure una voce fuori al coro che pure c’era. Per una volta è tornato giornalista.

TAG: filippo sensi
CAT: Media

Un commento

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  1. federico.gnech 3 settimane fa
    Ma questa bella rubrichina non ha ancora un nome? Suggerirei di chiamarla "Lettere d'amore".
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