Il Coronavirus spiegato dal direttore Salute di Croce Rossa Internazionale

23 Febbraio 2020

Dopo due mesi di circolazione in Cina e in una trentina di altri paesi, il coronavirus (COVID19) é arrivato, massivamente, in Italia. Nell’arco di 48 ore sono stati diagnosticati piu’ di 130 casi e ci sono state due vittime. Il Governo Italiano ha preso misure drastiche e l’opinione pubblica, comprensibilmente allarmata, cerca chiarezza. Qua sotto riporto alcune risposte alle domande più frequenti che ho ricevuto da famigliari e amici durante questo fine settimana:

1. Da dove viene il virus e perché é arrivato in Italia e non in altri paesi europei ed extra-europei?

A questo punto dell’epidemia non ha molta importanza da dove arrivi il virus. I virus non hanno passaporti, non rispettano confini, non distinguono in base al colore della pelle. Il virus è in Italia e dobbiamo affrontarlo nel nostro paese senza badare alla sua origine. Il fatto che il virus sia stato identificato in Italia é il segnale di un sistema di sorveglianza che sta funzionando. Non sappiamo se altri sistemi sanitari abbiano la stessa capacità, ma è presumibile che focolai epidemici possano essere in atto in altri paesi senza che essi siano ancora stati riconosciuti.

2. Se il coronavirus dà una sindrome simil-influenzale, ha senso una tale preoccupazione a livello globale?

Questo virus è nuovo e ancora poco conosciuto. Sappiamo che è un virus piuttosto contagioso (come dimostrato dall’alto numero di infezioni nella nave da crociera Diamond Princess ancorata in Giappone). Sappiamo anche che nell’ 80% dei casi da’ solo dei sintomi lievi che non richiedono ospedalizzazione. Tuttavia il COVID19 ha, per quanto si sa fino ad ora, una letalità di circa il 2%. Un tasso di letalità del 2% e’molto minore rispetto alla SARS (10%), alla MERS (35%) e all’ebola (>50%). E’ peró venti volte superiore rispetto a quello dell’influenza stagionale (0.1%), che ogni anno uccide circa 400,000 persone nel mondo. Se aggiungiamo il fatto che nel mondo non esiste immunità nei confronti del coronavirus, e’ chiaro che il potenziale impatto del coronavirus a livello globale potrebbe essere significativo. Da un punto di vista di sanita’ pubblica, questa del coronavirus e’ quindi un’emergenza globale.

3. Le misure prese dal Governo con l’ordinanza ministeriale di sabato non sono troppo dure?

Di fronte a un virus nuovo e poco conosciuto, la strategia di contenimento è fondamentale. Siccome non esistono nè vaccino nè terapia contro il coronavirus, limitare la diffusione del virus attraverso la riduzione dei contatti sociali e’ la via maestra. Ovviamente queste misure (chiusura scuole e attivita’ commerciali, sospensione di manifestazioni etc.) hanno costi sociali, economici e psicologici molto alti. E’ importante che le persone coinvolte capiscano che i sacrifici imposti sono per il bene collettivo. E che solo se tutti aderiscono alle regole imposte potremo efficacemente ridurre l’ulteriore diffusione del virus.

4. Ma io devo avere paura?
La paura non serve e secondo me non e’ giustificata: la mortalita’ e’ relativamente bassa, i bambini sembrano essere quasi immuni da questo virus, e in Italia abbiamo un sistema sanitario che funziona. L’Italia dovrebbe avere la capacita’ di rispondere adeguatamente a questa epidemia, particolarmente se si riesce a rallentare la diffusione del virus e di conseguenza a diminuire la pressione su ospedali e operatori sanitari. Lo stesso pero’ non puo’ essere detto per paesi con sistema sanitari piu’ deboli nei quali la mortalita’ rischia di essere molto piu’ alta.

5. Cosa posso fare per ridurre il rischio di infezione per me e le persone cui voglio bene?
La priorita’ numero uno e’ rimanere informati, cercando di seguire chi, nel caos mediatico di questi giorni, da’ informazioni di qualita’ sull’andamento di questa epidemia. E’ importante consultare regolarmente i siti istituzionali del Ministero della Salute, della Croce Rossa Italiana e dell’ Organizzazione Mondiale della Sanita’. Walter Ricciardi, Ilaria Capua e Giovanni Rezza sono esperti che negli ultimi giorni hanno aiutato ad orientarsie a capire cosa bisogna fare, sia da un punto di vista individuale che di sistema: val la pena continuare a seguire i loro commenti e consigli.

La seconda priorita’ e’ mettere in atto quei comportamenti che riducono il rischio di infezioni. Il lavaggio frequente delle mani con sapone o soluzioni a base di alcool e’ la barriera piu’ importante per proteggersi dal contagio. Evitare luoghi pubblici affollati e’ un’altra buona precauzione. Per gli anziani, che sono il gruppo piu’ a rischio, e’ cruciale evitare di esporsi al virus: no ai cinema, no ai ristoranti, no ai viaggi in tram,metropolitana e treni se non assolutamente necessari. Rimanere a casa in caso di sintomi simil-influenzali e’ di vitale importanza per tutti: in caso di sintomi gravi, e’ importante contattare il proprio medico curante o i numeri verdi prima di uscire di casa.

6. Quando finira’ questa epidemia?
Ancora non sappiamo quale sara’ la traiettoria dell’ epidemia ma e’ possibile che questa emergenza duri per alcuni mesi. Si tratta di un evento eccezionale per noi (la prima possibile pandemia di tale entita’ nelle nostre vite) ma non e’ un evento eccezionale nella storia dell’umanita’. Dobbiamo esserne consapevoli ed essere pronti a giocare il nostro ruolo di cittadini informati,responsabili e solidali perche’ questa epidemia possa essere contenuta al piu’ presto e con il minor numero di vittime possibile in Italia e nel mondo.

Ginevra, 23 Febbraio, 2020

EMANUELE CAPOBIANCO

Direttore Salute e Cure, Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa

TAG: coronavirus
CAT: Medicina

3 Commenti

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  1. aldo-ferrara 7 mesi fa

    Rompo il silenzio sulla questione COvid19, condivido l’impostazione di Capobianco alla quale però vorrei aggiungere che il dato di mortalità di Influenza, almeno in Italia, è ben superiore per varie motivazioni: 1- in Italia ogni anno, malgrado la vaccinazione, si raggiunge una stima di circa 4 milioni di allettati; 2- il numero è soggetto al fenomeno Iceberg, perchè la stragrande percentuale sfugge ai controlli e non la denuncia al medico di base, curandosi a domicilio. Naturalmente alcuni decessi conseguenti non sono attribuiti ad Influenza ma a comorbidità o alla più semplice diagnosi post-mortem ” arresto cardio-circolatorio”; 4- nessuno in questi gg, ha avuto la sensibilità clinica del focus on non sull’agente infettante ma sui soggetti a vero rischio, ossia l’altra faccia della medaglia. I soggetti a rischio sono tutti coloro che soffrono di immunocompromissione, per eventi clinici o per trattamenti conseguenti e che rappresentano il target dell’intervento preventivo. 5- la responsabilità dei media è evidente. vengono intervistati virologi che non sono clinici, pochissimi i veri infettivologi e in specie coloro che vantano Reparti di trattamento e che sono pertanto Clinici e non Epidemiologi.

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  2. aldo-ferrara 7 mesi fa

    Rompo il silenzio sulla questione COvid19, condivido l’impostazione di Capobianco alla quale però vorrei aggiungere che il dato di mortalità di Influenza, almeno in Italia, è ben superiore per varie motivazioni: 1- in Italia ogni anno, malgrado la vaccinazione, si raggiunge una stima di circa 4 milioni di allettati; 2- il numero è soggetto al fenomeno Iceberg, perchè la stragrande percentuale sfugge ai controlli e non la denuncia al medico di base, curandosi a domicilio. Naturalmente alcuni decessi conseguenti non sono attribuiti ad Influenza ma a comorbidità o alla più semplice diagnosi post-mortem ” arresto cardio-circolatorio”; 4- nessuno in questi gg, ha avuto la sensibilità clinica del focus on non sull’agente infettante ma sui soggetti a vero rischio, ossia l’altra faccia della medaglia. I soggetti a rischio sono tutti coloro che soffrono di immunocompromissione, per eventi clinici o per trattamenti conseguenti e che rappresentano il target dell’intervento preventivo. 5- la responsabilità dei media è evidente. vengono intervistati virologi che non sono clinici, pochissimi i veri infettivologi e in specie coloro che vantano Reparti di trattamento e che sono pertanto Clinici e non Epidemiologi.

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  3. xxnews 7 mesi fa

    e per la distribuzione dei generi alimentari e dell’aiuto agli anziani o allettati per altre malattie da parte di parenti che vengono da fuori ZONA ????? chi provvede ??? la nostra ” sanità pubblica nel caos ??

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