Vaccini e autismo, la “scienza” adesso la fanno i tribunali

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25 Novembre 2014

Il mio pomeriggio piovoso viene scosso da una notizia che arriva da un tribunale. Non si tratta dell’ennesimo notizia di corruzione o di mafia, ma di una sentenza del Tribunale del Lavoro di Milano che annuncia una nuova scoperta scientifica ovvero, come scrive il giudice nel dispositivo della sentenza, “Acclarata la sussistenza del nesso causale tra tale vaccinazione e la malattia”.

Purtroppo in Italia, i tribunali non si fidano della scienza e anzi arrivano a conclusioni affrettate e discutibili quando affrontano temi di natura scientifica (i casi Di Bella e Stamina sono emblematici). Quindi, mi appresto a leggere in modo critico la notizia; niente di diverso da quello che faccio ogni giorno quando per lavoro leggo e valuto articoli e progetti scientifici.

Quindi concedetemi alcune considerazioni a caldo su questa sentenza scientifica.

Le conclusioni del dispositivo sono basate sulle perizie del medico legale, che sottolinea come la GlaxoSmithKline non abbiamo riportato nei risultati finali dei trials clinici 5 casi di autismo. Purtroppo con le informazioni in possesso (e pubbliche) è difficile valutare l’incidenza di questi cinque casi sulla valutazione globale dei trials. Rimane comunque un comportamento  non corretto se non da un punto di vista legale sicuramente etico da parte della casa farmaceutica.

Le analisi del perito sottolineano “la stretta successione temporale tra la presenza della malattia e le iniezioni del vaccino” ed evidenziano quindi un sorta di principio cronologico. Peccato che il principio cronologico (se vedo A prima di B, deduco che B è causato da A, giusto per semplificare) non sia assunto a metodologia scientifico da vari secoli, e sopratutto in ambito medico, quando si può aver a che fare con comorbilità, ha un vole pressoché nullo.

Le varie analisi del perito portano alla conclusione che il giudice fa sua nel dispositivo della sentenza; peccato che il perito non arrivi ad una conclusione sicura: “è probabile, in misura certamente superiore al contrario che il disturbo autistico del piccolo sia stato causato, o almeno concausato, sulla base di un polimorfismo che lo ha reso suscettibile alla tossicità di uno o più ingredienti (o inquinanti) dal vaccino Infrarix Hexa Sk”. Quindi il perito scrive che non c’è certezza della causa della autismo. Infatti, per lui potrebbe essere stato il solo vaccino, potrebbe essere stato anche il vaccino insieme ad una predisposizione genetica, o potrebbe essere anche altro. Considerando che dell’autismo non si conoscono le cause, la sua affermazione non fa una grinza. Rimane  però difficile capire come questa affermazione possa portare alle conclusioni del giudice, perché se una condanna deve avvenire al di la di ogni ragionevole dubbio, anche una scoperta scientifica dovrebbe  sottostare a quel principio.

Al di là di una fallacia logica che si può dedurre da quanto riportato, risulta evidente la fallacia scientifica ovvero come considerando un solo caso il Tribunale possa acclarare (e acclamare) la sussistenza del nesso causale tra tale vaccinazione e la malattia.

Affermazione che fa ignorando i vari studi scientifici fatti sul non-rapporto vaccini autismo e forse dando credito a quegli studi, che sono poi stati smentiti e dimostrati essere delle truffe (vedasi la storia dell’ipotesi scientifica di Andrew Wakefield). Questi studi hanno portato Organizzazione Mondiale della Sanità a dichiarare (http://www.who.int/features/qa/85/en/):  “I dati epidemiologici disponibili indicano che non ci sono prove di un legame il vaccino morbillo-parotite-rosolia (MMR) e dello spettro autistico. Precedenti studi, che suggeriscono un nesso di causalità, sono stati dimostrati essere fallaci. Non ci sono prove che suggeriscono che qualsiasi altro vaccino infanzia possa aumentare il rischio di disturbi dello spettro autistico. Inoltre, le analisi commissionati dall’OMS hanno concluso che non vi era alcuna associazione tra l’uso di conservanti come tiomersale, che contiene mercurio etilico in vaccini e disturbi dello spettro autistico.”

Non mi capacito, ma l’unico insegnamento, che posso trarre, è che la ricerca in Italia si fa nei tribunali, i quali riescono a effettuare scoperte scientifiche importantissime , come nel qual caso a trovare le cause dell’autismo (cause al momento totalmente sconosciute ).

Questo mi porta a un’altra amara considerazione.

Capisco finalmente la posizione dei governi italiani che tagliano sull’università e sulla ricerca. Infatti, se la giustizia italiana, che è anche lei in penuria di fondi, riesce ad ottenere importanti scoperte scientifiche, forse ricerca e metodo scientifico non servono più.

TAG: autismo, giurisprudenza, metodo scientifico, scienza, Vaccini
CAT: Medicina, università

4 Commenti

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  1. Andrea Gilardoni 6 anni fa

    Grazie del bellissimo articolo. In effetti c’è un errore logico, così come c’è uno sproposito nella giustizia che conclude “scientificamente” (un evidente problema nella valutazione dell’autorità dell’esperto da parte di giudici ignoranti in ambito scientifico). Può essere utile aggiungere che, nel caso specifico, occorrerebbe valutare con un gruppo di controllo. Qual è la percentuale di persone vaccinate con casi di autismo e qual è la percentuale di non vaccinati autistici? Se la differenza non è significativa, occorrerebbe rinunciare all’ipotesi. Sarebbe come dire che guarisco dall’influenza perché prendo gli zuccherini omeopatici (sì, c’è chi lo pensa, perché li prende e guarisce, ma quanti di quelli che non prendono nulla guariscono lo stesso?.

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    1. Alessio Bottrighi 6 anni fa

      Mi sono voluto soffermare sull’impianto della sentenza e mettere in luce i punti che mi convincevano o non mi convincevano. Ho volutamente non approfondito la questione epidemiologica, per non appesantire e complicare la lettura. Le presunte evidenze a favore di una correlazione vaccini-autismo si basano su uno studio di Andrew Wakefield, che però le analisi sui dati usati dagli autori hanno evidenziato falsificazioni e portato la rivista Lancet a ritirare l’articolo in questione. Sullo stesso vaccino c’è stato un ampio studio condotto in Danimarca sui dati di 7 anni dal 1991 al 1998 che ha mostrato l’assenza di differenza nell’incidenza di autismo tra bambini non vaccinati e non (Madsen KM, Hviid A, Vestergaard M, Schendel D, Wohlfahrt J, Thorsen P, Olsen J, Melbye M., A population-based study of measles, mumps, and rubella vaccination and autism in N Engl J Med., vol. 347, novembre 2002, pp. 1477-82). La questione non è tanto il risultato (la storia scientifica è piena di teorie e ipotesi, raffinate o superate), ma come lo ottengo. Per quello che sappiamo e per i dati che abbiamo in possesso danno delle specifiche evidenze.

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      1. Andrea Gilardoni 6 anni fa

        Sì, è proprio questo il problema. Il caso del presunto legame con l’autismo è emblematico del funzionamento dell’opinione pubblica e dell’incapacità di valutare correttaemente il rischio. Perché non spiegare, in un altro intervento, come deve essere effettuato il controllo? Anche in questi giorni emergono solo correlazioni ipotetiche tra vaccino contro l’influenza e morti “sospette”. Ci risiamo? Nel frattempo, dalla pubblicazione dello studio (falsificato) di Wakefield (che ipotizzava un indebolimento del sistema immunitario dalla somministrazione simultanea di più vaccini, con conseguente sindrome autistica), e a causa del clamore suscitato, la copertura della vaccinazione trivalente in Inghilterra era scesa quasi del 50%, e si sono contati oltre 10.000 casi di morbillo tra Italia, Gran Bretagna, Svizzera e Romania nel biennio 2006-2007, con diverse morti evitabilissime. Invece, nelle persone non vaccinate, i casi di autismo non sono diminuiti…

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  2. Alessio Bottrighi 6 anni fa

    Per risponderti Andrea, sollevi considerazioni interessanti. Vorrei segnalare sulla questione della sentenza un articolo molto chiaro e preciso (e pieno di dettagli scientifici) scritto da Salvo Di Grazia su LeScienzeBlog (http://digrazia-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/11/29/il-vaccino-causa-lautismo-cosi-e-deciso/).
    Esiste un problema molto sentito nell’informare soprattutto per quello che riguarda gli aspetti di salute ed è che la “pancia” supera ampiamente la razionalità della testa, Su questo tema esiste un recente studio che ha preso in considerazione come i genitori reagiscono a varie tipi di messaggi orientati a diminuire l’errata percezione e l’errata informazione relativamente al vaccino trivalente. Questo studio uscito sulla rivista Pediatrics (http://pediatrics.aappublications.org/content/early/2014/02/25/peds.2013-2365) ha mostrato un risultato forse “inaspettato” che i quattro tipi di metodi informativi utilizzati sono risultati praticamente inefficaci non portando a rivedere le posizioni sulle vaccinazioni, ma accettando l’evidenza delle cose, hanno solo addotto nuove motivazioni.

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