I comitati di quartiere stanno uccidendo Milano (e nessuno dice niente)

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5 Settembre 2015

Va bene, magari dire che i comitati di quartiere stanno “uccidendo” Milano è un po’ esagerato, ma davvero non mi viene in mente un verbo migliore per descrivere la situazione in cui la città si sta venendo a trovare. Ribellioni per quei pochi concertoni allo stadio (costringendo gli organizzatori a porre limite assurdi al volume); campagne stampa contro le feste alla Montagnetta di San Siro (che ne sono uscite pesantemente mutilate); proteste contro belle iniziative come l’Open Custom (che suscitano proteste inspiegabili, costringendo chi aveva investito in quella iniziativa a rivedere i piani). E adesso, buona ultima, la notizia che la tre giorni di musica elettronica (inserita all’interno degli eventi del Milano Film Festival) al Parco Sempione prevista per il 10-12 settembre salterà.

Chi c’è dietro tutto questo? Come sempre, i comitati di quartiere. Residenti arrabbiati che sono in grado di far sentire la loro voce forte, chiara e subito; come se avessero un filo diretto con le istituzioni comunali. Ma ha senso che i comitati di residenti (in questo caso l’associazione Pro Arco Sempione) abbiano una tale forza di persuasione? Chi li ha eletti? Chi li conosce? Chi ha fatto sì che diventassero una rappresentanza istituzionale dotata, di fatto, di veri e propri poteri? Chi mi garantisce che si tratti di una rappresentanza effettiva del quartiere e non di un manipolo di persone frustrate?

Non solo: se il centrodestra (per ragioni di opportunità elettorale, vista la vicinanza politica) si schiera sempre e come un sol uomo in difesa delle istanze dei comitati – e se il centrosinistra non è mai in grado di tenere loro testa, per il timore di perdere qualche voto – chi difende gli interessi e le ragioni di chi prova a tenere in vita la Milano dei giovani?

Il punto è che i giovani di Milano non hanno nessuna vera rappresentanza politica, perché non sono una “lobby” dotata della forza necessaria: per una questione demografica (l’elettorato più agé è molto più consistente) e perché solo una parte dei giovani che vivono a Milano è residente in città e quindi, alla fine, vota in occasione delle elezioni comunali.

Così, è sempre più evidente, in città aprono decine e decine di ristoranti; mentre i luoghi storici della musica chiudono un giorno dopo l’altro e organizzare delle feste all’aria aperta diventa una odissea che sempre meno persone sono intenzionate ad affrontare (visto che si rischia anche di smenarci a livello economico, nel momento in cui tutto viene fatto saltare all’ultimo e in cui non ci sono mai garanzie che l’iniziativa vada a buon fine). Bel risultato per una città che si vuole europea, ma che dimostra in queste occasioni di essere provinciale e prona agli interessi di comitati formati da non-si-sa-chi (aspetto che meriterebbe di essere affrontato con più attenzione).

A tutto questo, si aggiunge una nota grottesca: l’evento è stato cancellato perché su Facebook avevano aderito 18mila persone. Tantissime, in effetti, ed è anche comprensibile che dopo quanto accaduto in occasione della Notte delle Lanterne ci sia un po’ di paranoia tra le istituzioni.

Ma che si guardino le partecipazioni su Facebook per decidere se autorizzare o meno una festa è ridicolo (chiunque usi davvero questo strumento sa che la relazione tra quando cliccano “parteciperò” a un evento e quanti effettivamente poi partecipano è quasi inesistente) e soprattutto che si decida di annullare un evento perché (almeno sui social network) ha successo è un paradosso inaccettabile. Che peraltro dimostra l’inettitudine ad affrontare situazioni di questo tipo della giunta comunale – e spiace dirlo visto il parere nettamente positivo che ho, in generale, di questa giunta. Se si teme una partecipazione troppo elevata e che la situazione vada fuori controllo, si mettono in campo gli strumenti necessari a monitorare flusso e partecipazione in modo che il tutto vada come deve andare. Non si approfitta della prima rimostranza dei comitati di quartiere per chiudere tutta la baracca, tirando un bel sospiro di sollievo per la grana scampata.

Troppo facile, troppo crudele nei confronti di chi vuole vivere in una città che sa divertirsi e dare sfogo alle legittime istanze dei giovani.

@signorelli82

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CAT: Milano

10 Commenti

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  1. andrea.gilardoni 5 anni fa

    Bene, provo a dire qualcosa, visto che il titolo lo richiede. Sono passato dal Parco Sempione questo pomeriggio. Una cacofonia di musica scadente. Si sovrapponevano tre pseudo-concerti e non se ne sentiva bene neanche uno (forse, meglio così).
    Ovviamente, con me c’erano due giovanissimi, che però rifiuterebbero di considerarsi i destinatari del tuo appello: una bambina di 5 anni e un neonato. Terrorizzati.
    Se i comitati di quartiere riescono a impedire cose di questo tipo, e a obbligare chi vuole il rumore a farlo altrove, in una sala concerti insonorizzata, e non dove vivono, abitano e vorrebbero dormire altre persone, non posso che ringraziarli. Sono davvero molto, molto sorpreso della tua posizione. Come se essere giovani portasse ad avere qualsiasi diritto a discapito di tutti gli altri.
    A quando autorizzare scorrerie di moto per giovani, investendo i pedoni? A quando la caccia al piccione? A quando.. ecc. ecc. Poveri giovani, non hanno niente da fare, altrimenti?

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    1. andrea-signorelli 5 anni fa

      Le consiglio di leggere la risposta di echo-mirage, con cui sono perfettamente d’accordo. Per quanto riguarda le ragioni per cui è importante che i concerti non si tengano solo in sale insonorizzate e che i giovani abbiano la legittima di fruire della musica anche all’aria aperta la rimando a questo altro articolo (http://www.glistatigenerali.com/beni-culturali_milano/quello-che-manca-a-milano/). Oppure vogliamo che tutti i ragazzi stiano rinchiusi in camera o nei parchetti sotto casa a contarsela su?

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  2. mario1939 5 anni fa

    Dovrebbe aver provato a vivere per circa quattro anni sopra un locale di quelli che lei sembra tganto apprezzare

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    1. andrea-signorelli 5 anni fa

      Vivo attualmente sopra a un asilo, le assicuro che spesso non mi è facile lavorare per il caos che c’è. Eppure non mi sognerei mai di urlare alla finestra “allora! c’è gente che deve lavorare!”

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    2. tyreal-lenno 5 anni fa

      Ci vivo da quindici anni sopra un locale del genere… ed è l’unica garanzia che la strada resti popolata, frequentata e illuminata anche a tarda sera. Chiudendo ogni tipo di attività serale, si consegna la città in mano alla microcriminalità. È sempre successo, ma mi pare che non ve ne accorgiate.

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  3. echo-mirage 5 anni fa

    è rassicurante vedere che il primo commento conferma esattamente quello che viene denunciato nell’articolo: qualcosa mi infastidisce (e non piace ai miei bambini, QUALCUNO PENSI AI BAMBINI, PER DIAMINE!) quindi deve essere proibito!
    anche se si tratta di un concerto di sabato pomeriggio (ALLORAAAA!!! C’E’ GENTE CHE LAVORA QUI! VOGLIAMO DORMIREEEEEE!!!)
    il tutto senza nemmeno prendere lontamente in considerazione gli aspetti economici, sociali, culturali (si, culturali… anche la musica che non ci piace è cultura) e di aggregazione dell’evento.
    o il fatto che se qualche migliaio di persone è interessato a un evento allora forse, democraticamente, è il caso che questo evento si possa tenere (nel rispetto dei vari regolamenti, ovviamente. regolamenti imposti per garantire i diritti anche di chi nell’evento non è coinvolto).

    non sono i comitati di quartiere che stanno uccidendo milano, sono i milanesi che vogliono che milano sia una città morta.

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  4. vitellini 5 anni fa

    I comitati di quartiere non sono solo questo, per fortuna. E credo che in questo preciso caso non rappresentino affatto il quartiere, quanto quelli tra di loro che sono degli insoddisfatti cronici e che, giocoforza, devono cercare lo scontro per sentirsi vivi. Io vivo di fianco a un campanile e se chiudo la finsetra il campanile quasi non si sente.
    Quindi non vengano a parlare di disturbi e di rumori.

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  5. lucio-monocrom 5 anni fa

    Mi sembra che in questo articolo si faccia di tutta l’erba un fascio: i comitati di quartiere hanno avuto un minimo ruolo nella Milano del pensiero unico nel limitare lo sprawl del cemento. Un minimo ruolo ma sono stati uno dei pochissimi soggetti che ci hanno provato, e di questo va reso atto. Certo, si poteva fare molto meglio ed in definitiva si può considerare questa vicenda (della città sostenibile) totalmente persa, con la vittoria di politiche urbane che hanno sventrato interi quartieri poi ricostruiti a servizio o dei gentry o della speculazione immobiliare (o del vuoto, molto spesso). Non tutti e non tutti allo stesso modo, idifferenti comitati di quartiere, formali ed informali, hanno tentato di ricucire in questi anni lo strappo che sembrava (o forse) è insanabile della città ad uso e consumo del mercato ma distante da chi la abita. E’ vero che poi, in definitiva, con l’andare del tempo, molto spesso alcuni comitati si sono per lo più concentrati sull’ambito della quiete urbana, non accettando evidentemente di vivere all’interno di una città ma pensando di abitare ancora nella Milano in cui dopo Porta Venezia c’era campagna, ma ora non mi par giusto dare a questi più responsabilità di quelle che hanno: Milano è stata uccisa ben più nel profondo dall’esercito di spugnette che il giorno dopo il primo maggio è andata in giro a cancellare indiscriminatamente tutto ciò che compariva sui muri, offrendo alla città lo status di vetrina in cui qualsiasi comunicazione “sporca” andava “ripulita”. Mi attendo quindi che Signorelli, che ora lamenta la censura d’una forma d’evento per alcuni giudicata “sporca”, fosse ai tempi in prima linea a condannare quell’atteggiamento ipocrita delle “spugnette x pisapia

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  6. roberto-bocchetti 5 anni fa

    Magari ci vuole una giusta via di mezzo, perchè chi si deve alzare presto alla mattina per andare a lavorare – giovane o vecchio che sia – ha diritto a poter riposare, così come gli altri hanno diritto a divertirsi. Allora, secondo me, occorre trovare una sede adatta per queste feste, che permetta a chi le organizza e a chi ci va di farlo in sicurezza, divertendosi e senza costringere nessuno a star sveglio per il rumore

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  7. roberto-bocchetti 5 anni fa

    Magari ci vuole una giusta via di mezzo, perchè chi si deve alzare presto alla mattina per andare a lavorare – giovane o vecchio che sia – ha diritto a poter riposare, così come gli altri hanno diritto a divertirsi. Allora, secondo me, occorre trovare una sede adatta per queste feste, che permetta a chi le organizza e a chi ci va di farlo in sicurezza, divertendosi e senza costringere nessuno a star sveglio per il rumore

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