“La Chiesa accoglie tutti anche i musulmani”

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12 Novembre 2017

Ti conquistano con la semplicità. Don Alberto è un sacerdote della chiesa di S.Maria Bianca in Casoretto a Milano, amato dai fedeli per il suo modo originale di parlare alla gente. Patrizia è un’insegnante. Timida, riservata. Ho faticato a farle accettare di raccontare la “sua” Chiesa, oggi. Alla fine hanno accettato perché ho insistito. Soprattutto per un motivo: S.Maria Bianca è una chiesa sita a Milano tra Piazza Udine e Piazzale Loreto, a pochi metri dalla più multietnica e multiculturale via di Milano:  Via Padova. In questi anni la chiesa di Casoretto ha allestito: il cinema estivo, il sostegno ai poveri con la distribuzione di cibo all’interno della struttura oratoriale, tre pomeriggi settimanali dedicati ai ragazzi per il doposcuola. E proprio l’oratorio per il doposcuola ha dato il via a questa intervista. La gran parte dei bambini, in genere di prima media, sono figli di immigrati.  Ben integrati. Parlano e scrivono in italiano. Hanno una buona capacità  di comprensione della lingua. Come tutti i bambini sono un pò scavezzacollo e tendono a distrarsi o hanno voglia di giocare. Però riescono a integrarsi nel tessuto sociale. Quello che di straordinario ho visto è che qui i bambini di etnie, culture, religioni diverse si mescolano. Insomma in un periodo in cui si parla di misure repressive in ragione dell’antiterrorismo,qui si pratica una disciplina molto efficace. Mescolare le diversità considerandole ciascuna un valore per gli altri.  Il migliore antidoto contro qualunque radicalismo. Don Alberto e Patrizia descrivono proprio questa scelta e lo stato d’animo susseguente. Spalancare le porte a Cristo, anche a chi non lo conosce, fare in modo che “il cancelletto dell’oratorio sia aperto a tutti: cristiani e non cristiani”. Ed è  per questo che “restare umani è  esattamente quello che Cristo insegna”: unire, mettere insieme. Don Alberto e Patrizia, lo raccontano così.

In un tempo in cui il dividere è cavalcato da molti, in un momento storico in cui fa comodo “spaventare”, questa allegra armonia, questa dolcezza a bassa intensità è  un viatico che va raccontato. Perché la storia passa spesso attraverso questi binari che restano in ombra. E sono tuttavia vera luce. E il futuro possibile di domani. Torno indietro con la memoria e rammento un caso del 1978. Cologno Monzese: alla Chiesa di San Giuliano, il parroco locale – Don Luigi – si rifiuta di battezzare il figlio di una coppia comunista. C’è ancora la cortina di ferro, il muro di Berlino, il comunismo russo. Don Luigi, riceve una lettera. In questa missiva sta scritto di battezzare quel bambino. Anche se figlio di comunisti. “Perché le porte di Cristo vanno spalancate a tutti”.  A scrivere è Papa Giovanni Paolo II. Oggi, Santo. Quaranta anni dopo le porte di Cristo  si spalancano ai “nuovi diversi”.  “Perché Cristo  era un uomo come noi; e a noi ha chiesto proprio di restare umani” – mi dice ancora Don Alberto –

“Le porte della Chiesa si aprono innanzitutto agli ultimi” mi dice Patrizia. Alla fine ha trovato le parole per  dirmi la sua idea di Chiesa. E sorride. A Telecamere spente, abbraccia i suoi ragazzi che gli vanno incontro abbracciandola. Lei ha una parola e un sorriso e un abbraccio per tutti. E ti senti in famiglia. L’amore, è  questa cosa qua.

 

 

 

 

TAG: Casoretto, Chiesa Milano, Don Alberto, milano
CAT: Milano

3 Commenti

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  1. andrea-lenzi 3 anni fa

    con un po’ di onestà intellettuale questi trafiletti non si leggerebbero: una cosa sono le intenzioni, altra i FATTI che mostrano la storia della constante intolleranza cristiana verso il “diverso”

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  2. andrea-lenzi 3 anni fa

    ciò premesso, ancora una volta dobbiamo rilevare che la superstizione religiosa è motivo di divisione e che sarebbe meglio investire in una cultura laica, sia là, sia qua, per garantire una reale pacifica convivenza; anche qui il discorso è viziato, poiché la scuola privata è quasi tutta cattolica con il risultato che la finanziamo TUTTI noi (attraverso le detrazioni che chiede chi ci va) di fatto sottraendo questi soldi alla scuola pubblica, in teoria costituzionalmente atea…

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  3. andrea-lenzi 3 anni fa

    da notare infine che l’attenzione dei cristiani ai diseredati e poveri, purché di altre nazioni, è roba vecchia e meno sentimentale di ciò che si creda:

    è semplice proselitismo per racimolare braccia nuove e soldi:

    -le suore in Cina intorno al 1920 pagavano i contadini cinesi affinché gli dessero le figlie da educare (al cristianesimo);

    -per lo stesso motivo madre Teresa andò in India, non in Italia, a curare (*) gli indiani, ma imponeva la conversione ai malati e addirittura ai familiari che li volessero vedere
    (* senza medicine e col motto “la sofferenza è amore” che, detto da una che usava il cilicio, chiarisce meglio la situazione reale);

    -gli esempi di colonizzazione cristiana per proselitismo sono tanti, ma la “cultura” cattolica fa in modo che siano ricordati solamente i martiri/santi cristiani uccisi o perseguitati, senza dire che andavano a provare a sottrarre fedeli e soldi alle altre credenze, col solo scopo di fare proseliti per ottenere braccia nuove e soldi;

    di certo esistono persone “buone” come don Milani, ma tale “bontà” appartiene ai singoli, senza bisogno di alcuna superstizione religiosa che, anzi, crea problemi alla società ed andrebbe messa da parte a cominciare dalla scuola, a favore dello sviluppo nei pargoli di:

    – spirito critico;
    – senso di responsabilità;
    -empatia;
    -rispetto del diverso;

    non è un caso che quest’ultimo punto fosse presente in una legge del 2016 (a firma di Fedeli) e sia stata osteggiata con forza da vescovi e genitori credenti
    (addirittura con diffusione su whatsapp e facebook di bufale assurde che parlavano mastrurbazione obbligatoria in classe).

    I fatti valgono più delle parole: la religione cattolica è cosa pessima, solamente un pelo migliore dell’islam, ma solamente perché quest’ultimo ha 600 anni di ritardo,

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