L’occasione di EXPO 2015, quello che non deve essere sprecato

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16 settembre 2015

EXPO è un grande contenitore, con dentro tutto e il contrario di tutto. Non sono un esperto di esposizioni universali, questa è la prima che visito e ho trovato spunti di interesse e di riflessione.

Ognuno è messo nelle condizioni di cercare, nella scatola di EXPO, gli stimoli per comprendere e guardare come i diversi paesi interpreta il tema del cibo, dell’alimentazione e del rapporto tra agricoltura e ambiente.

Si dirà “ma è dispersivo, una grande fiera dove è impossibile vedere tutto”. Ecco, secondo me, è necessario rinunciare all’approccio del “tutto” e cercare quello che è più significativo per ciascuno. Un evento che attrae milioni di visitatori e dura sei mesi non può essere riassunto in poche ore: è più utile cogliere un’opportunità cercando le suggestioni che, in modo più o meno efficace, sono offerte dai padiglioni e costruire un proprio percorso di visita.

Posso essere affascinato dall’architettura di alcuni padiglioni oppure dalle modalità esperienziali di altri ma, non credo, che si esca da EXPO senza aver raccolto un’impressione capace di stimolare una riflessione. Finisce il 31 ottobre ma l’Italia deve essere in grado di proseguire il cammino avviato con EXPO inserendo i temi nella ricerca quotidiana di un futuro diverso.

Per esempio l’idea dei cluster, dove sono riuniti alcuni paesi in base alla produzione prevalente, è una buona occasione per incontrare una visione del Mondo differente, percependo il problema di un’agricoltura basata su grandi estensioni e coltivazioni importanti in un’ottica di esportazione: riso, caffè, cacao, … uscendo dal decumano, evitando i padiglioni con maggiori tempi di attesa.

Svizzera, Austria, Germania, Regno Unito, Belgio, Irlanda sono esempi di padiglioni dove il rapporto tra risorse, ambiente, agricoltura e clima è evidente, con percorsi narrativi diversi ma con un’attenzione spiccata sulla necessità di tutelare la biodiversità e trovare un equilibrio capace di costruire un futuro migliore per tutti.

Siamo stati abituati troppo facilmente a non cercare, a considerare con sospetto, lo “straniero”: EXPO è anche il tentativo per invertire questa sensazione, per dare spazio alla curiosità di entrare in un padiglione e scoprire cosa quel paese ha da dire sul tema del cibo e del futuro della Terra.

Mi piace l’idea di costruire i castelli di sabbia, con l’aiuto degli altri, piuttosto che distruggerli: EXPO 2015 è un’occasione da non sprecare. Serve far camminare le idee e farle crescere, in un mondo che cambia più velocemente di quanto siamo in grado di capirlo.

(articolo pubblicato su Varese News il 10 settembre 2015)

Consigli utili: scarpe comode, da trekking; borraccia; le file, in alcuni casi, possono essere risolte, cambiando modo di visita. Brasile, rinunciando alla rete di corda e accedendo direttamente dalla foresta tropicale. Giappone, visitando l’esterno con il percorso per il ristorante. Germania, visitando il percorso esterno che è un modello di urban design con passerelle, panchine integrate con il giardino, pannelli fotovoltaici che sembrano vele. Olanda, per cogliere il lato divertente di una piazza di street food vintage.

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