Per via del pane ovvero Altri accessi a nuove reti

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2 febbraio 2017

di Luca Giovanni Pappalardo.

Quando vedo uscire fumo dai camini penso subito all’Olocausto. Detto questo sono a posto.

Sono il tipo di essere umano che per ricordarsi il giorno della memoria attacca un post-it sul frigo, accanto alla lista della spesa, accanto alle cartoline che mi arrivano. L’ultima, appunto, da Auschwitz. Saluti dall’inferno c’era scritto. Di fianco la cartolina di mia madre con una veduta dell’Etna profondamente glitterata. Anche l’Etna è un camino.

Tutto questo per dire che le cartoline aiutano a ricordare. Ho scoperto da poco, grazie al mio calzolaio, che ciascuno di noi può disegnare un francobollo, attaccarlo sopra una cartolina per poi spedirla con la certezza che verrà consegnata. Si chiama posta artistica. Vi giuro che funziona. È uno strappo di libertà per cui ciascuno di noi, in sostanza, può battere moneta.

Lo stesso San Paolo ha scritto una certa quantità di lettere. Dracula di Bram Stoker è un romanzo epistolare. Con le lettere puoi fondare una religione o fare grande letteratura. Non è poco. Io avrei voluto fondare una religione. Sono cose molto personali ma qui mi sento di dirlo. Qualcosa come quella cattolica, qualcosa di successo insomma.

Della religione cattolica mi piace quella cosa di spezzare il pane. Ogni volta che penso all’ultima cena, o che la vedo rappresentata posso stare ore a immaginare il profumo di quella pagnotta. Probabilmente al tempo era pane azzimo visto che erano ebrei ancora prima delle cartoline da Auschwitz. Ne posso immaginare la fragranza. Il profumo, il rumore di quando viene spezzato. Posso anche allungarmi fino a sentire la crosta sotto le dita. Posso immaginarmi anche di essere Gesù Cristo. Il pane fa di queste cose. Crea dei network. Gesù Cristo lo sapeva. È stato il primo a moltiplicarlo. Il pane è come una cartolina da un amico. È un oggetto tanto semplice quanto speciale. Gesù spezza il pane, Gesù moltiplica il pane, il pane è il corpo di Cristo. Non di solo pane vive l’uomo. Se hanno finito il pane dategli le brioches! Roba da perdere la testa. Il mio maestro panettiere si chiama Efraim, il fratello Sian, il padre Elia. L’ultima cartolina che mi hanno spedito aveva l’immagine del Duce.

Poi ho deciso di vivere per lavoro in un quartiere di Milano che credo si chiami Isola. Discretamente fighetto. Di quel fighetto che si traveste da hipster che si traveste da cantante tenebroso che si traveste da designer che si traveste da libraia indipendente che si traveste da super chef che si traveste da ragazzo di colore fuori controllo con la coperta sulla testa e il pisello all’aria aperta che piscia dappertutto. Un bel quartierino.

Non c’è odore di pane in giro. I comignoli sono quelli del riscaldamento. Un giorno ho insegnato a fare il pane ad una amica. Lei lo ha portato ai suoi amici. Loro per mestiere spediscono cartoline.


Luca Giovanni Pappalardo è uno chef umanista. Scrive per il Corriere della sera e per numerose riviste di cucina. Autore di “Scuola facile di pesce” per la NewtonCompton, ha inoltre pubblicato saggi di teatro e libri di poesia.
Per #POSTCARDSFROMISOLA ha scritto il racconto “TUTTO HA UN PESO, OVVERO… ESSERI GALLEGGIANTI”.

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CAT: Milano

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