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Milano

Regione Lombardia e la tentazione di vincere per autorete

di Tomaso Greco
18 Aprile 2020

Chi ha vissuto a Milano nella seconda metà degli anni ’90 e nella prima decade del 2000 si ricorderà di una città dove il centro-destra era forte e, sembrava, imbattibile. Regione e comune erano saldamente in mano alla coalizione di Berlusconi e il centro-sinistra, salvo rare eccezioni, faceva fatica a stare elettoralmente in partita.
Insomma, quella che si direbbe una roccaforte. Poi, all’improvviso, una svolta. Al giro di boa della ricandidatura l’allora prima cittadina uscente Letizia Moratti inanellò una serie di autoreti che la portarono dall’essere certa della rielezione a una sonora batosta. Certo, un ruolo centrale lo ebbe la straordinaria mobilitazione del popolo del centro-sinistra (ho dedicato a quella splendida stagione un libro, scritto insieme al bravissimo Jacopo Perazzoli con prefazione di Paolo Franchi, “La sinistra arancione”, pubblicato da Ornitorinco) e la fine della spinta propulsiva, quantomeno elettorale, del berlusconismo. Ma dalla “batcaverna” a Sucate, passando per il mancato concerto di Gigi D’Alessio in Duomo, gli inciampi pesarono significativamente sul risultato finale.
Soprattutto se, come spiegano autorevoli osservatori dei flussi elettorali, una buona fetta di elettori di centro-destra disertò le urne.
A quasi dieci anni di distanza quella vicenda rischia di rivelarsi un “cattivo maestro” per il centro-sinistra milanese. La tentazione di spalancare le porte del Pirellone facendo leva sulle altrui mancanze è forte e comprensibile. Insomma è la storia che si ripete, la prima volta con sfumature farsesche la seconda in tragedia, capovolgendo il noto aforisma di Marx.
Certo, si dirà: se l’indignazione di una considerevole parte dei cittadini lombardi è con tutta probabilità ai massimi storici, è di conseguenza immaginabile che si sia rotta la liaison tra centro-destra ed elettorato. Il rischio di farne una tenzone tutta interna alla dialettica maggioranza-opposizione è però fortissimo.
Il che non significa che sia una tattica vincente o perdente, solo è fortemente riduttiva. È riduttiva del grande lavoro fatto dal centro-sinistra in regione negli ultimi anni, è riduttiva anche delle responsabilità politiche del centro-destra lombardo. Perché se è certo possibile che siano stati fatti dei pasticci individuali, anche gravi, nella gestione dell’emergenza (e su questo indagheranno gli organi preposti), è certo che il sistema lombardo ha retto poco, troppo poco. E il problema non è da ricercare nella condotta di un pugno di amministratori, ma nelle politiche che hanno retto Regione Lombardia, senza soluzione di continuità, dalla prima giunta Formigoni a oggi. Si tratta di scelte politiche che hanno plasmato un modello regionale. Tocca candidarsi, quando sarà il momento, assumendoci la responsabilità di indicare ai cittadini, indignati e non, che la nostra proposta è differente. Si può aprire una partita che guardi non alle ultime, drammatiche, settimane, ma agli ultimi vent’anni e ai prossimi venti.

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