Salvini: “Dissi si ai Benetton, ma oggi viene prima chi ha perso tutto”

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20 Agosto 2018

È sicuramente il più bravo. Matteo Salvini a sei giorni esatti dalla tragedia di Genova e a sole 48 ore dai funerali, si presenta all’Opera Cardinal Ferrari di Milano, dove sono distribuiti pasti caldi, un tetto e assistenza per i poveri, “per ricordare che c’è un’Italia che sostiene gli ultimi”.

In questa logica binaria di convergenze parallele, se da una parte ci sono i Benetton “il cui titolo Atlantia perde in borsa perché cadono i ponti”, il ministro contropropone lo story telling del Paese che aiuta e assiste. Dentro il quale ovviamente c’è lui a metterci la faccia. Per questo può dire che “stando a Milano in questi giorni non ho sentito, come priorità, per chi ci vive, di avere sei nuove moschee”.

Soprattutto immola la sua stessa fisicità sull’altare delle accuse che lo vedono protagonista in queste ore: “È vero ho votato nel 2008 per la concessione ai Benetton delle Autostrade, ma chi ricorda cosa ha fatto dieci anni fa? E poi l’accusa viene da chi quelle concessioni le ha rinnovate più volte?”. “Non dico che il privato fa cose cattive e il pubblico cose buone. Dico che le due cose possono convivere, come accade per la scuola e la sanità”. E ancora sulla questione del rinnovo delle concessioni: “Ho visto negli occhi il dolore dei figli rimasti orfani a Genova. La priorità va a loro. Quando toglieremo le Concessioni ad Autostrade? Ci vorrà qualche settimana”.

Il Ministro dell’Interno grazie anche a questa Stampa posticcia, raccolta intorno ai rumors di giornata, non può che andare a nozze. Ci sono solo tre momenti in cui flette, e leggermente si piega su se stesso. Quando qualcuno gli ricorda, a proposito d’immigrazione, che per fermare i flussi occorre un accordo con La Libia, che al momento non c’è e quando gli rammento che a Lampedusa l’emergenza non è finita e il sindaco chiede di contattarlo da settimane. Lì, tira fuori il suo cellulare e mi dà qualche numero: dal 1 Giugno 2017 al 20 Agosto dello stesso anno 37.000 sbarchi, nello stesso periodo di quest’ anno, solo 5.000.

Un differenziale netto di 32.000 sbarchi in meno. “Sento un sacco di sindaci, sentirò anche quello di Lampedusa”. È qui, credo,che vengono al pettine alcune incongruenze. Se Lampedusa costituiva l’avamposto dei possibili sbarchi di terroristi, come mai il Ministro dell’Interno non ha ritenuto di mandare uomini e mezzi? Perché non parla con il sindaco? A Salvini chiedo anche, sono l’unico a farlo, del perché le accise alla pompa di benzina non siano state tolte. Mi risponde spiegandomi che non c’è al Governo un monocolore leghista. E, senza fornirmi una data, mi dice che è un impegno che vuole mantenere. Solo che in campagna elettorale aveva detto sarebbe stata la prima cosa che avrebbe fatto una volta al Governo.

Il Ministro, così facendo, sta correndo un grosso rischio. Quello di fare da parafulmine per qualunque condizioni si generi in Italia, inseguendo il suo desiderio di essere Premier. Risponde alle domande sui ponti, sui fiumi, sui valichi, sui mercati finanziari, sulle decisioni economiche del passato, sulle privatizzazioni, assumendo il ruolo di tuttologo. Per il momento è in luna di miele con il Paese e qualunque cosa dica è praticamente certo di ricevere un condiviso consenso. Presto però quando aumenteranno le domande sugli impegni presi, e la stampa comincerà a chiedergli conto delle promesse, all’appello Flat tax, Fornero, Reddito di cittadinanza, 150 miliardi di Euro che la Ragioneria di Stato ha già detto si potrebbero trovare solo aumentando le tasse o chiudendo ospedali e le scuole pubbliche, gli apprezzamenti diminuiranno. A quel punto la luce rischia di diventare ombra. Considerato che Salvini sta facendo tutto da solo, con un partito del sud come i Cinque Stelle che guardano in modo ostile alle grandi opere ed agiscono a favore di una politica strettamente keynesiana, dire che Salvini è bravo è probabilmente riduttivo. Citando l’allenatore della Juve che a un quarto d’ora dalla fine della partita con il Chievo Verona perdeva 2-1, “avere Ronaldo non basta per vincere le partite. Occorre equilibrio e una squadra unita”. Salvini ce l’ha una squadra unita ed equilibrata? Lo scopriremo con la prossima finanziaria. A fine intervista un noto fotografo gli chiede di fare due foto di lui che gioca a bocce con alcuni dei frequentatori del centro. Non vorrei sbilanciarmi, ma non escluderei di ritrovare sui social qualche scatto di lui che gioca a bocce e sopra questo titolo: “Genova ancora in ginocchio e con cadaveri appena seppelliti e lui gioca a bocce”. Ecco, per onestà d’informazione, non è lui ad averlo proposto. Quando però s’è trovato la boccia in mano ha detto rivolto a noi giornalisti: “Dov’è il giornalista di Repubblica?”.

 

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CAT: Milano

2 Commenti

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  1. ferdy 2 anni fa

    Credo che quando si vuole a tutti i costi la bicicletta,per non cadere,poi bisogna pedalare,eccome.

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  2. evoque 2 anni fa

    Abbè, non era stato lui a chiedere di fare un selfie davanti alle bare… Il Salvini Matteo a domanda sui Benetton, e sul suo voto favorevole alla concessione, candidamente risponde: e chi si ricorda quello che uno ha fatto dieci anni prima? E qui c’è tutta la cialtroneria del soggetto. Non ti è stato chiesto dove eri andato in vacanza 10 anni prima o che libro avevi letto (ammesso che abbia mai aperto un libro), ma una questione fondamentale per un politico che adesso è al governo e smania per diventarne capo (spero mai, ovviamente): LE CONCESSIONI AUTOSTRALI. Sul resto neanche vale la pena di perderci tempo, la solita propaganda, di un chiacchierone. Che è sempre vissuto di chiacchiere e ballle..:

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