Vecchie storie missine a Milano

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18 Giugno 2015

Poco tempo fa a Milano la libreria Ritter, di estrema destra, è stata data alle fiamme e praticamente distrutta. È un fatto che bisogna stigmatizzare poiché bruciare libri, di qualunque tendenza siano, è un reato contro la cultura e la civiltà. Del resto era la pratica in uso da parte dei nazisti di bruciare i libri. Questo episodio ce ne ricorda altri più lontani, per esempio il blog di destra Qelsi.it riesuma, questa settimana, una vecchia storia del passato criminal-politico milanese che solo chi ha una certa età può ricordare: l’assassinio del diciannovenne Sergio Ramelli. Questi era un giovane studente missino che, avendo fatto un tema contro le brigate rosse e in difesa dei missini colpiti in un loro assalto, venne indicato al ludibrio del ITIS Molinari di Milano, affiggendo il suo tema fuori dalla classe. Il 13 marzo del 1975, al ritorno da scuola, fu aggredito da un gruppo di universitari, prevalentemente di medicina, che facevano parte del servizio d’ordine di Avanguardia Operaia, a colpi di chiave inglese, che era lo strumento simbolo allora “delle squadre di giustizia proletarie”. Dopo quarantotto giorni di coma, morì.

Nessuno avrebbe individuato gli aggressori, se questi non avessero, ben tredici anni dopo, organizzato un pranzo tra vecchi compagni, cui invitarono per caso un loro amico che era diventato nel frattempo magistrato della Procura. Questi, persona degnissima, capì, da mezze frasi a cui l’ubriachezza aveva spinto i commensali, che erano loro gli assassini di Ramelli. Il giorno dopo stese un rapporto in Procura e, in serata furono, arrestati tutti.

Sergio Ramelli

L’accusa, piuttosto grave, era di omicidio volontario ma, praticamente, tra condoni e amnistie, pochi fecero veramente la galera. Ora sono tutti più o meno sistemati nel mondo medico. Qelsi.it denuncia che uno di loro, il prof. Claudio Scazza, sia diventato primario del reparto di Psichiatria 3 dell’ospedale Niguarda di Milano.

Ma non è il solo elemento ancora irrisolto di quel drammatico giallo. Per esempio, dal gruppo degli aggressori di Ramelli ne fu visto scappare uno non mai identificato, anche se c’è stato poi chi, ampiamente smentito, ha giurato che il fuggiasco fosse Gino Strada, allora anch’egli studente in medicina. Un altro elemento che si connette alla vicenda fu l’assassinio, un anno dopo, del consigliere provinciale missino Enrico Pedenovi, il quale fu scelto come vittima dato il suo ritmo di vita molto regolare.

Vecchie storie della inutile e strisciante guerra civile degli anni ’70 a Milano tra l’estrema destra e l’estrema sinistra. Sarebbe meglio dimenticare tutto, anche se rimangono in piedi ancora molte cose da scoprire, e che possono essere utili per la storia della nostra città. Intanto, la madre del giovane Ramelli ha rifiutato a suo tempo 200 milioni di lire che le venivano offerti come risarcimento, poiché un figlio, ancorché fascista, non ha prezzo.

Largo ai vecchi!

TAG: Anni '70, Fascisti a Milano, sergio ramelli
CAT: Milano

3 Commenti

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  1. cincinnato 5 anni fa

    “”….poiché un figlio, ancorché fascista, non ha prezzo.”” Voglio leggere il sarcasmo e la cupa ironia: non una ennesima categoria di discriminazione.
    Il sacrificio di Sergio Ramelli, se non onorato da tutti, certamente va ricordato almeno con un briciolo di affetto e un sussulto di sdegno. Un ragazzo che fu ammazzato poiché le sue idee erano assai mal tollerare fino a sfociare in un odio antropologico. Per lui non ci fu alcuna libertà di pensiero. La “costituzione più bella del mondo” non ha previsto per lui che il silenzio pena l’ostracismo e poi la morte. Un Italia faziosa e conformista, ignobile, ipocrita e trombona, che suggeriva “uccidere un fascista non è reato” ha anche armato le mani di una dozzina di sproporzionati epigoni di una precedente durissima guerra civile i cui morti piace ancora discriminare. Una dozzina, a cui nel complesso la vita non ha lesinato soddisfazioni e il peso del misfatto non parrebbe così pesante per le loro coscienze. Quale futuro ci attende, con un presente così ottusamente immutabile?

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    1. largoaivecchi 5 anni fa

      Caro cincinnato morti, nella guerra civile e dopo, ce ne sono stati tanti. Ad ognuno di loro va il rispetto che si deve a chi non c’è più. Altra cosa sono le idee: ognuno ha le sue ma rimangono fisse nella storia e dalle quali non si può prescindere. G.P.

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  2. uldio-calatonaca 7 mesi fa

    Scusate ma la prima riflessione in mente la scrivo. L’amicizia deve avere, sul retro, una data di scadenza (che forse come le password si può rinnovare) e dunque mai fidarsi dei vecchi amici. Bel tipetto quello che dopo tredici anni ha denunciato i suoi ex compagni, e pensare che lo avevano pure invitato a cena!

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