Intervista a IRBIS37, il nuovo collettivo che prenderà a schicchere tutti quanti

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13 ottobre 2019

IRBIS37 è un collettivo nato a Milano nel 2016, dalla penna di Irbis 37 (Martino Consigli) e le produzioni di Logos.lux (Davide Fanelli) e d.Noise (Giorgio Miccolupi). Il loro è un progetto innovativo e difficilmente categorizzabile, non a caso sono entrati nella scuderia di Undamento che negli ultimi anni sta sfornando talenti del calibro di Coez, Frah Quintale e Dutch Nazari.
Li ho intervistati al termine del tour di Schicchere, il loro ultimo album.

Perché avete scelto un leopardo delle nevi come nome?

M: Partiamo dal presupposto che io credo molto nella simbologia. Ho una sorta di richiamo verso il Tibet e forse prima o poi ci andrò e non tornerò più. L’irbis ormai l’ho scelto. Il 37 invece ha un significato importante. Avevo una compagnia da ragazzino: uno di questi, un giorno, arriva al parco dicendo che c’è un numero che lo sta perseguitando: il 37. Tutti lo sfottono, per un mesetto. Finché ad un certo punto chi più lo prendeva in giro ha iniziato a vedere quel numero ovunque. E’ diventato un numero ricorrente per tutti. Poi questo numero ha assunto vari significati: principalmente lo consideravamo il numero del cambiamento, un numero di transizione. Ho smesso di chiedermi se fosse una mia convinzione o se fosse una segnale che dovesse essere ascoltato. Devo dire che mi son fatto guidare in certi momenti della mia vita da questo numero; quando ho conosciuto una ragazza che aveva un numero di telefono composto solo da 3 e 7, mi ci son messo assieme e siamo stati insieme tre anni. E’ un numero in cui ognuno ci vede quello che vuole: c’è a prescindere.

G: anche per noi adesso ha un significato. Io ad esempio lo vedo come una casa in cui si torna dopo un percorso.

M: Ma infatti il 37 nella simbologia Ching, simboleggia la casata! Il 37 è come se fossero delle radici, delle fondamenta. Cerca di non farci passare per pazzi, ti prego.

E’ esplosivo questo connubio tra una metrica impattante – che si discosta dai canoni – e produzioni sofisticate e curate nei minimi dettagli.

G: No ma infatti dovevi sentire come armonizzava con la sua voce l’altro giorno: sembrava musica classica!

Voi cercate di rubare da altri generi per poi riadattarli al vostro suono, magari anche dalla classica?

G: Guarda più che altro capita di ispirarci ad altri, che a loro volto si sono ispirati ad altri ancora del passato: come ad esempio i Queen che a loro volta si son fatti ispirare dalla classica. Poi comunque io ogni tanto me la ascolto pure.

M: Io da piccolo ad esempio andavo fuori per Le stagioni di Vivaldi.

Diciamo allora che il vostro è più un fagocitare musica, che a sua volta ha tratto ispirazione da altro che magari è lontano dal vostro genere.

M: Esatto! Poi tornando ai Queen ci accomuna l’idea di creare all’interno di un brano momenti diversi, anche contrastanti, senza per forza avere una continuità: lo si vede soprattutto in “A piedi nudi”.

Il vostro punto di forza risiede nel venire da mondi musicali differenti: Gio viene più dal metal, Martino dal rap e Davide dall’hiphop e R&B.

G: Dado ha Tiziano Ferro nel cuore! In tutte le interviste neanche il tempo di fare la domanda che ti dice subito “TIZIANO!”.

[Arriva anche Logos.Lux in motorino]

Secondo voi il mondo discografico, per come si è evoluto, è meritocratico?

G: lo è molto di più rispetto a 8/10 anni fa.

M: c’è anche però il fatto che ora basta avere un personaggio ben costruito, fare due o tre storie instagram, e uno può esplodere senza fare musica di qualità.

D: secondo me adesso c’è il pubblico di quelli che ascoltano, e quello che non ascoltano ma vogliono farla: si è creata un’enorme fetta di aspiranti calciatori, senza davvero essere bravi a correre. Fare il trapper è il nuovo lavoro dei sogni.

Il nome di 3/4 artisti emergenti da tenere d’occhio per i prossimi anni?

M. G. D.: tha Supreme, Madame, J Lord. E siamo tutti piuttosto concordi. Madame e Supreme sono già abbastanza affermati, ma sono comunque giovanissimi e si sta aspettando cosa accadrà con un disco loro ben strutturato.

C’è mai stato un complimento o un commento che vi abbia fatto dire: “Sì, siamo proprio sulla strada giusta!”?

M: sì certo, tipo il tuo articolo (QUI)! Secondo me è stata la cosa più bella che abbiano mai scritto su di noi, a parte il paragone con Russ! (risate) Però in effetti in quel momento in cui l’hai scritto tu, quel suono lo ricorda.

G: sì, quell’articolo, e anche quello di Boh Magazine quando è uscito Schicchere. E anche i commenti degli addetti ai lavori, quando abbiamo fatto i live!

C’è un artista in particolare che più ascoltate, più vi sembra di imparare?

G: io ti dico assolutamente gli Scorpions.

D: XXXtentacion: l’unico che riusciva a toccare cinque generi diversi, e bene.

M: io invece ti sparerei uno Stevie Wonder.

La caratteristica che accomuna tutti gli artisti di Undamento è il fatto che nessuno è collocabile in un genere specifico. E’ questo che vi ha spinti ad entrarci?

G: Adesso sì, lo capisco. Riconosco che loro hanno un amore per la musica che è la base di tutto. Loro tra l’altro ci hanno colpiti per la grande fiducia che hanno avuto in noi, soprattutto avendoci conosciuti in un periodo di merda, in cui noi eravamo tutti pazzi, arrabbiatissimi, e senza soldi. Un momento in cui potevamo benissimo evitare di conoscerci.

M: Quando abbiamo finito di fare Schicchere eravamo spremuti completamente, e mi sono ammutolito per un tot di mesi. La situazione era pesante, e la tensione cresceva.

D: Era un momento in cui invece io e Gio eravamo un sacco prolifici invece. Eravamo un sacco stimolati dall’avere un progetto strutturato con una visione.

E come vivevate questa condizione in cui Martino aveva bisogno di riprendersi, mentre voi continuavate ad essere sempre più prolifici?

D: litigando di brutto!

(Risate)

M: Il nostro rapporto per fortuna l’ha salvato l’esperienza dei live. Ci ha dato concretezza e una visione vera e propria.

G: A parte gli scherzi: Undamento ha avuto la pazienza di aspettare che finisse quel momento e ci hanno messo nelle condizioni che finisse, ci hanno aiutato tanto. Ci hanno preso e ci hanno detto, ok, ora aprirete Frah Quintale. Sin dall’inizio Undamento ha visto in noi qualcosa, ci ha fatto vedere dove saremmo potuti arrivare lavorando bene, e ci hanno dato degli obiettivi.

M: ora finalmente siamo molto rilassati e ci viviamo tutto molto tranquillamente.

di Tommaso Proverbio – L’Anguilla

TAG: emergenti, intervista, irbis, l'Anguilla, Tommaso Proverbio, undamento
CAT: Milano, Musica

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