Quando Salvini approvò i rincari legati all’euro

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27 Agosto 2017

Uno degli argomenti più utilizzati da coloro che criticano l’euro e reclamano il ritorno alla lira è la presunta fiammata inflazionistica che la moneta unica (che ha iniziato a circolare il 1° gennaio 2002) avrebbe comportato, attribuendo così la responsabilità alla moneta in sé e non al mancato controllo delle associazioni dei commercianti o del governo – all’epoca guidato da Berlusconi, con tre ministri della Lega Nord, uno dei quali è oggi il leghista che ricopre la più alta carica istituzionale, Roberto Maroni.

Per evitare arrotondamenti dovuti al cambio e all’introduzione dei centesimi, ai quali gli italiani non erano abituati, il governo aveva predisposto un blocco tariffario per i primi due mesi del 2002. Molti decisero di sviare questo blocco, operando incrementi nei giorni finali del 2001, in modo che il passaggio alla moneta unica fosse ufficialmente rispettoso dei consumatori e che l’aumento dell’inflazione ricadesse sull’anno pre-euro.

Tra coloro che scelsero questa strada, legittima ma politicamente discutibile, ci fu l’Atm, l’azienda milanese dei trasporti, di proprietà del Comune di Milano, all’epoca guidato da Gabriele Albertini con una maggioranza di centrodestra. Il costo unitario del biglietto era di 1.500 lire (77 centesimi di euro dal 1° gennaio). Atm decise dunque di portarlo a 1.950 lire a partire dal 27 dicembre 2001, con un incremento del 30%. Cinque giorni dopo il biglietto sarebbe costato 1 euro (corrispondente a 1.936,27 lire), con una riduzione dello 0,1%. Contestualmente all’aumento del biglietto furono modificate le tariffe dei vari abbonamenti e carnet, con l’aumento di alcuni carnet di biglietti all’epoca molto popolari (il settimanale e quello da dieci corse) e la lieve limatura dell’abbonamento mensile e quella più sostanziosa dell’annuale. Va anche detto che, a ulteriore beffa, nei residui giorni di utilizzo delle lire le macchinette automatiche di Atm non furono abilitate a dare il resto di 50 lire, così che tutti – soprattutto i turisti che non erano abituati a comprarlo in edicola – si trovarono la sorpresa di pagare il biglietto 2.000 lire.

Gli incrementi tariffari furono approvati dalla giunta, che ottenne il passaggio della durata del biglietto da 75 minuti a 90 minuti, che ufficialmente ridusse l’incremento del costo per minuto. Ma a Milano si trattava di una misura inutile, visto che non è una città particolarmente estesa e che anche allora – pur con una rete di metropolitane meno sviluppata e con le linee suburbane non ancora completate – rari erano gli spostamenti che chiedevano tempi di percorrenza superiori all’ora e un quarto.

In quell’occasione la giunta Albertini approvò anche l’aumento del 10% delle tariffe dei taxi.

Nonostante le richieste dell’opposizione, i tempi stretti impedirono una estesa discussione della delibera in Consiglio Comunale. Tra i partiti della maggioranza, il capogruppo della Lega Nord (di cui era anche segretario provinciale) era Matteo Salvini, che oggi sostiene che l’euro avrebbe danneggiato gli italiani: in quell’autunno-inverno era impegnato in dichiarazioni contro i luoghi di culto musulmani invece di occuparsi dei problemi dei milanesi. Vicesindaco era Riccardo De Corato, oggi capogruppo in Regione di Fratelli d’Italia, l’altro partito sovranista anti-euro. Salvini e De Corato sono stati i primi ad approfittare dell’euro per imporre ai cittadini vistosi aumenti tariffari. Milano non fu l’unica città a far coincidere gli aumenti con il passaggio all’euro, ma lì la decisione fu presa da chi oggi la contesta, senza però alcuna autocritica.

Che si trattasse di una scelta maturata da esigenze industriali o che fosse una strada per trarre vantaggio da un passaggio epocale qual era l’introduzione dell’euro, l’incremento tariffario e la sua tempistica favorirono la percezione che la nuova moneta stesse diventando l’occasione per spremere i consumatori e i contribuenti.

TAG: atm, euro, matteo salvini, riccardo de corato, sovranisti
CAT: Milano, Partiti e politici

9 Commenti

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  1. evoque 3 anni fa

    La destra italiana è con ogni evidenza cialtrona.

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  2. marco-baudino 3 anni fa

    Che memoria. Io quello che mi ricordo bene e’ una intervista a Prodi che, con la sua solita flemma, dichiarava la svolta epocale a vantaggio dei cittadini… Da lì torno ad oggi, dopo 15 anni, e non faccio salti di gioia. Evitiamo le solite polemiche destra/sinistra, e rimbocchiamoci le maniche. L’Italia crolla.

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  3. enrico.palumbo 3 anni fa

    La riduzione dei tassi di interesse sul debito pubblico che avrebbe liberato ingenti risorse da utilizzare per investimenti o riduzioni delle tasse e dello stesso debito (risorse sprecate, veda alla voce Tremonti), la riduzione degli interessi su mutui e prestiti per famiglie e imprese, la prospettiva di una stabilità monetaria a differenza degli anni tumultuosi della lira, in effetti, erano una svolta epocale. Alcuni paesi ne hanno tratto vantaggi, altri hanno dilapidato le opportunità.

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  4. marco-baudino 3 anni fa

    Con una economia circolare, territorio x territorio, in cui ogni territorio diventa sovrano di se stesso, sogno un nuovo rinascimento italiano, che ripercorre le identità le virtù e i valori degli Italiani. Che possono dare il meglio di sé senza la zavorra che l’Europa ci impone.
    Le opportunità si colgono riportando le capacità italiane a fruttare, come sempre nella storia, quando c’è ne hanno dato l’opportunità.
    70 % delle eccellenze del mondo, in arte, invenzioni, architettura e’ opera di ITALIANI!
    Basti questo. Alla faccia di chi ci vuole male, di coloro che ci invidiano ma non ci rispettano. Credo sia davvero il caso di rivedere le condizioni che l’Europa ci impone. Non certamente per il nostro bene.

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  5. dionysos41 3 anni fa

    La cosa non fu ristretta alla città di Milano, ma si attuò anche a Roma, a Firenze e a Venezia, le città tra le quali mi muovevo principalmente. Non solo. Ricordo un litigio a Venezia perché già, da subito, mi chiedevano 1 euro per una tazza di caffè, non giustificato dal cambio ufficiale. Inoltre, anche lo Stato non si comportò meglio. E subito arrotondò il costo del pagamento attraverso un bollettino postale. Gli esempi possono continuare, a dimostrazione di una classe politica e amministrativa semplicemente truffaldina. Che allora approfittò dell’occasione e oggi tuona contro l’euro, attribuendogli tutti malanni del paese..

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  6. dionysos41 3 anni fa

    Mica solo la destra, pur troppo. Sembra che anche la sinistra o, meglio, la sedicente sinistra non faccia niente, ma proprio niente, per non comportarsi da cialtrona.

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  7. dionysos41 3 anni fa

    Marco, è vero che l’Italia crolla. Ma non per colpa dell’Europa. Bensì per colpa degli italiani.
    Che fare?

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  8. marco-baudino 3 anni fa

    Non credo per colpa degli italiani, ma degli italiani che si “autoscelgono” per farsi eleggere… Mi spiego: uno che sa fare fa; uno che non sa fare insegna; uno che non sa insegnare fa il politico e amministra senza avere una idea di come si amministra… Andare a votare non serve, se chi si candida sono coloro che vediamo oggi ai posti di potere, eletti “democraticamente”. Ministri senza laurea e forse anche senza diploma (alla istruzione!), politici con studi magistrali (quelli che si diplomano per insegnare alle elementari) in commissione ambiente senza una benché minima idea di come si affrontano i problemi di inquinamento,… Eccetera, e’ cronaca. Insomma, chi saprebbe fare non sarebbe messo in grado di fare, per cui sta lontano dalla politica… Non e ‘ un problema di italiani. Ognuno, nel proprio io egoistico, in una media superiore ad altri paesi, ha un talento che nessun altro al mondo ha! Storia docet…. Torniamo ad una Italia in cui ogni Comune e’ sovrano e autonomo, in uno stato federale che pone le regole di base e le linee guida generali.
    Oggi la tecnologia ce lo permetterebbe, come stiamo provando a dimostrare… Chi? Il nostro gruppo di lavoro… Ma ci ritorneremo, umilmente intanto proviamo a fare…

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  9. wiseman 3 anni fa

    Se ricordo bene la durata del biglietto ATM a Milano in realtà rimase di 75 minuti. Il passaggio a 90 minuti è stato compiuto dalla giunta Pisapia a fronte del rincaro a 1,50€

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