Qualche consulente politico ha scambiato Gli Stati per un giornale di marchette?

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12 Giugno 2015

Se esiste un punto di convivenza felice tra giornalismo e comunicazione istituzionale, politica e industriale, nessuno lo ha ancora scoperto. Forse perché non c’è. Forse perché gli equilibri sono troppo delicati perché la felicità abbia la stessa logica sentimentale. Forse perché gli obiettivi finali sono evidentemente troppo diversi per non dichiarare in premessa che una testata giornalista – come è «Gli Stati Generali» – non può non mostrare all’esterno (e ovviamente anche al suo interno) la più luminosa separazione tra materia giornalistica e forme di comunicazione “altre”, che facciano riferimento ad aziende, a personale politico, insomma a entità che rispondono a codici deontologici del tutto diversi.

Non vogliamo girarci troppo intorno. Lettori attenti avranno probabilmente già notato che nel giro di sole 48 ore sono usciti su «Stati» due pezzi che trattano il medesimo argomento: la gestione della campagna elettorale di Vincenzo De Luca vista da dentro, dall’agenzia di comunicazione “Quorum” che ne aveva la responsabilità. Questo non va bene, non è conforme alla deontologia giornalistica, meglio dirlo subito. Il primo articolo pubblicato, scritto da Gabriele Dandolo, titolava: «Di De Luca e di come sta cambiando il Paese», il secondo, di Stefano Origlia: «I 45 giorni della tigre. La campagna di Vincenzo De Luca vista dall’interno».

I due articoli sembrano rispondere a esigenze diverse. Mentre il primo, quello di Dandolo, si muove più su una logica illustrativa, e dunque più digeribile da parte di un lettore medio, il secondo interviene a piedi giunti nella questione in maniera dettagliata, con numeri, tabelle, concetti di marketing strategico, per cui essere identificato come una vera piattaforma aziendale. Possibile, possibilissimo, che l’idea di mandare a “Stati”, a così breve distanza l’uno dall’altro, pezzi così diversi sul medesimo argomento risponda a una logica studiata a tavolino. (Abbiamo visto di peggio, dunque nessuna sorpresa).

Nella logica istitutiva di «Stati Generali», l’accoglienza è un bene prezioso, quasi fondativo. Tutto ciò che non viene direttamente commissionato dal direttore Tondelli e dal co-fondatore Dilena, è accolto con buona disposizione d’animo, a patto che risponda all’interesse più generale del lettore, non contenga offese, né forme di discriminazione. Questi “contributi” sono parte fondamentale del giornale e sino a ora nessuno si era mai approfittato della credibilità che “Stati” si è faticosamente conquistato, per giocare invece la sua personalissima partita.

Purtroppo è accaduto con due consulenti esterni dell’agenzia Quorum, i quali nel giro di 48 ore ci hanno mandato due articoli di illustrazione aziendale, che naturalmente avevano come argomento-chiave una dei politici del momento, il governatore della Campania. Anche in questo caso, non ci gireremo intorno: il primo pezzo poteva rispondere a una logica giornalistica, nel senso di pura testimonianza dall’interno, di una persona che aveva lavorato alla comunicazione di De Luca e che ora “girava” al lettore qualche piccola chicca interpretativa. In questo caso, il conto tra giornalismo e comunicazione politica si può dire pari, ognuno ha un suo interesse, sempre nel rispetto del lettore e del decoro complessivo.

Ma il secondo pezzo no. Il secondo pezzo è tecnicamente una «marchetta», a cui «Stati» ha dato udienza (il direttore Tondelli ne era a conoscenza, e nel segno della ben nota accoglienza non si è opposto). Ma poi, a tutti noi appassionati di “Stati”, direttore in testa, che lavoriamo perché la nostra libertà sia e resti il bene più prezioso che abbiamo, l’unico spendibile con i lettori, quei due pezzi a così stretta distanza sono parsi un’inaccettabile furbata (e non c’è come vederseli in pagina per rendersi conto fino in fondo).

D’ora in poi, toccherà essere più severi, meno indulgenti, restando l’accoglienza una caratteristica a cui non vogliamo rinunciare. Ma il secondo pezzo, in un mondo di relazioni giuste e corrette, sarebbe dovuto andare in pagina con la dicitura «contenuto sponsorizzato». Naturalmente pagato.

TAG: comunicazione politica, Gli Stati Generali, vincenzo de luca
CAT: Partiti e politici

2 Commenti

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  1. oreeglia 5 anni fa

    Egregio Fusco,
    chiarisco immediatamente quattro cose, posto che chi mi affibbia del marchettaro e lo fa sulla base di costrutti circa la presunta strategicità di una presunta operazione promozionale, difficilmente incassa la mia gentilezza:
    1. quel pezzo è firmato da me, non da Quorum. Nella compagine societaria della quale, come avrà verificato, io non figuro: l’azienda ha incassato il lavoro, mi ha chiesto di entrare in squadra e io ho raccontato il percorso tecnico con il quale la campagna elettorale è stata sviluppata. La menzione di chi ha avviato la relazione con il cliente, oltre ad aver lavorato sodo in tutto il percorso, mi pare fosse cosa indispensabile e nel rispetto del dovere di cronaca.
    2. Se una case study dettagliata e tecnica è bollata come “marchetta”, allora devo aver frainteso il senso degli Stati Generali e quindi il mio possibile ruolo in questo ambiente. Per dirla francamente, da lettore, di sorbirmi opinioni ne ho piene le scatole, quindi, se e quando scrivo, non do fiato al mio pensiero se non ha una rilevanza di tipo tecnico e se non ritengo possa arricchire il lettore con contenuto che magari non conosce. Nel Paese nel quale sono tutti allenatori di calcio o spin doctor, chiunque può parlare di comunicazione politica usando a vanvera, come generalmente accade, terminologia del settore. Quello che legge e contesta è una narrazione abbastanza nudamente espressa di cosa accade dietro a una campagna elettorale e, mi perdoni, che campagna elettorale.
    3. Se la permanenza del pezzo sugli Stati Generali deve essere un atto di clemenza, lo cancello in due minuti (appena capisco come si fa), non essendo io abituato a inseguire col piattino i media per avere posizioni di favore.
    4. Come lei ben osserva, i contributi mio e di Gabriele hanno tagli diversi. E, venendo ai tempi, mi scusi, ma di che interesse sarebbe parlare della campagna di De Luca a due settimane suonate dalla fine della stessa? Domenica ci sono i ballottaggi, che, se dio vuole, apriranno un altro filone giornalistico.

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    1. michele.fusco 5 anni fa

      Vede Oreglia, il giornalismo è fatto anche di delicatezza, di modeste questioni di stile, di piccoli gesti disinteressati. A poche ore dalla pubblicazione di un pezzo sulla campagna elettorale di De Luca, proveniente da un giovanotto della vostra squadra, lei ha creduto opportuno moltiplicare l’afflato aziendale. Giudichi lei se è buona cosa. I giornali, pur con tutto lo spirito di accoglienza, non sono buche delle lettere. Possono (ancora) scegliere e selezionare, e quando sono costretti a pubblicare è perché, allora, si sono fatti regolarmente pagare per uno spazio sponsorizzato. buoni giorni, mf

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