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Partiti e politici

Il populismo di destra ai tempi del Coronavirus

di Chiara Moroni
20 Marzo 2020

Dov’è la destra italiana di opposizione?
Sicuramente è parzialmente fuori dagli spazi di informazione mainstream, così come risulta sostanzialmente marginale nelle dinamiche social, debole nei contenuti e nelle proposte. Come accade in situazioni di imprevedibile emergenza e di crisi nazionale, in questo momento in Italia si sta realizzando un contesto nel quale da un lato, l’agenda dei media è saturata da tutto ciò che riguarda lo “spettacolo” doloroso dell’epidemia e le conseguenze che essa riverserà sulla società, sull’economia e sul futuro; dall’altro, i cittadini tendono a sostenere fiduciosi le Istituzioni e ad affidarsi ad esse dimenticando colori politici e posizioni faziose.
Nonostante questa situazione sia endemica negli stati di crisi, i partiti politici di destra sembrano più in difficoltà rispetto a quello che naturalmente subiscono le forze di opposizione in un momento di così seria emergenza. Questo è vero innanzitutto perché appaino fuori luogo e condannabili alcuni stili comunicativi tipici della destra populista: l’aggressività verso l’avversario politico, il paradosso politicamente scorretto, l’esaltazione di modelli relazionali intolleranti e ostili.
Il momento che stiamo vivendo richiede toni moderati, rispetto per i singoli cittadini ma anche per coloro che pur essendo avversari politici sono oggi alla guida del Paese. Coesione, senso della comunità, rispetto e responsabilità diffusa rifiutano gli stili comunicativi populisti strillati e aggressivi. La situazione attuale della politica italiana dimostra che se viene meno la legittimazione anche solo sottointesa di questo genere di comunicazione, alcune forze politiche risultano afone e quindi indebolite.
In secondo luogo, a subire un depotenziamento radicale in termini di efficacia e di influenza sulle opinioni delle persone e soprattutto sulle loro priorità politiche, sono gli stessi frame semantici e i temi che la destra cavalca in modo semplicistico da qualche anno. I temi cari alla destra hanno totalmente perso il loro poter di imporsi nell’agenda dei media e quindi nell’agenda delle persone. Gli immigrati non arrivano più o non fanno più paura, le forze di governo non subiscono più l’Europa e il suo assetto, tanto che lo stesso Presidente della Repubblica ha condannato pubblicamente e ufficialmente le posizioni di uno degli organi dell’Unione (la BCE) rispetto all’Italia in questo momento di estrema difficoltà; la globalizzazione, l’interculturalità, l’esterofilia, i nemici di sinistra delle identità nazionali, sono stati messi a tacere in pochi giorni da un nemico ben più immediatamente percettibile anche se pericolosamente invisibile. Il virus è diventato il nemico di tutti, sottraendo alla politica la possibilità di strumentalizzarlo in favore di una parte o contro un’altra. Questo virus spinge alla percezione di un nemico unico contro cui combattere uniti e coesi, collaborando responsabilmente senza più divisioni estremizzate.
Infine, le politiche di rigore, lo spirito patriottico e la tutela dell’interesse nazionale, che sono state le armi con le quali i leader di destra hanno affrontato la battaglia politica in nome del popolo italiano e dei suoi interessi, sono oggi, per necessità gli strumenti imposti dal Governo come necessari a causa dall’emergenza sanitaria, sociale ed economica. Il coronavirus obbliga il Governo e le istituzioni a scelte e posizioni che sono frutto di esercizio di sovranità netta. L’Italia sta andando dove i sovranisti avrebbero voluto portarla con la loro rivoluzione politica e istituzionale. Si tratta ora di valutare gli effetti che questa politica produrrà tanto sui singoli quanto sulle comunità, tanto sull’economia quanto sulle relazioni sociali. Avremo così, forse a disposizione in futuro, quando l’emergenza saprà superata, solide argomentazioni per depotenziare la forza suggestiva del messaggio populista.

coronavirus italia politica sovranismo
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