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Referendum costituzionale sulla giustizia: come leggere i dati mano a mano che arrivano

23 Marzo 2026

Referendum costituzionale sulla riforma della giustizia: ci siamo. Dopo tanta attesa, dopo una campagna elettorale senza esclusione di colpi, dopo l’inattesa partecipazione al primo giorno di votazioni, con un’affluenza al 46% che ha fatto saltare nervi e previsioni, visto che le ultime stime in quasi nessun caso prevedevano una partecipazione complessiva superiore al 50%, è il momento dello spoglio. Alle ore 15 di oggi, lunedì 23 Marzo, le urne saranno chiuse, e si inizierà immediatamente lo spoglio. A differenza delle elezioni politiche, nelle quali ci sono due rami del parlamento, e coalizioni complesse, o delle europee e delle regionali, nelle quali ci sono da contare anche le preferenze, per i referendum lo spoglio è semplice – si contano solo i Sì e i No – e di solito veloce. L’unica incognita riguarda, naturalmente, il margine di distacco a favore dell’opzione risultata vincitrice: più il distacco è esiguo e più il risultato si conosce tardi. Per seguire lo spoglio e i risultati, oltre ai vari network di informazione televisiva o digitale, si può consultare la pagina dedicata sul sito del Ministero dell’Interno, che viene aggiornata in tempo reale con i dati che arrivano dalle sezioni di tutta Italia.
In vista dei risultati, per una miglior comprensione sia tecnica sia politica del voto referendario, segnaliamo alcune questioni che vale la pena tenere a mente, soprattutto per leggere correttamente il peso dell’affluenza.

Affluenza alta… si, ma dove?

Da subito, fin dalle prime rilevazioni di domenica, si è notatata una tendenza alla partecipazione sostenuta, con una partecipazione mattutina che superava di circa il 50% quella all’ultimo referendum costituzionale, quello del 2020 sul taglio dei parlamentari, che si concluse comunque con una partecipazione del 53%. La tendenza è sembrata attenuarsi, lungo la giornata, nel senso che  le successive rilevazioni mostravano un aumento relativo meno netto, ma comunque sostanzioso. Per questo tutte le proiezioni stimano un afflusso finale attorno al 60% o superiore, che fa sballare previsioni e sondaggi tutti tarati su un’affluenza compresa tra il 40 e il 50%. In queste stesse rilevazioni si prevedeva che, col salire dell’affluenza sarebbe cresciuta la probabilità di vittoria del Sì. L’ipotesi è sembrata però menoscontata, col passare delle ore, guardando il dettaglio territoriale dei voti espressi.

Il referendum nelle regioni a netto orientamento politico

In Italia ci sono due blocchi regionali che, dall’elezione diretta del Presidente, non hanno mai cambbiato colore: sono il Lombardo-Veneto, sempre governato dal centrodestra, e l’Emilia-Romagna e la Toscana, stabilmente nelle mani del centrosinistra. Alla chiusura dei seggi di domenica alle ore 23, Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia e Veneto erano anche, in quest’ordine, le quattro regioni con il maggior tasso di partecipazione, facendo segnare tutte un’affluenza già superiore al 50%. L’unica altra regione che aveva già raggiunto la soglia della metà più uno era l’Umbria, con una lunga tradizione di “regione rossa” ormai alle spalle, ma comunque al momento governata dal centrosinistra dopo la vittoria di Stefania Proietti alle elezioni del 2024. Chiaramente il peso demografico generale delle Regioni conta: il lombardo-veneto conta oltre 12 milioni di elettori, Emilia Romagna Toscana e Umbria, insieme, non arrivano a 9 milioni. Ma all’interno del quadro regionale – vale per queste regioni, ma anche per le altre, è utile, per comprendere questo risultato, guardare al dettaglio territoriale. Pensando, ad esempio, alle città.

Casa per casa, città per città

La più popolosa regione italiana, la Lombardia, è dunque una regione stabilmente di centrodestra. Il vantaggio del centrodestra, fondato da Berlusconi e Bossi nella loro regione, è sempre stato ampio, a tutte le tornate elettorali, salvo qualche sporadica e mai concretizzata rimonta. Tuttavia, guardando il dettaglio del voto, è interessante notare come i capoluoghi di provincia siano ormai quasi tutti, stabilmente, amministrati da sindaci di centrosinistra, anche all’interno di province a maggioranza di centrodestra. È il caso, ad esempio, di città importanti come Brescia e Bergamo, oltre al capoluogo regionale Milano. Seppur in misura minore e più contrastata, questo è vero anche in Veneto. In un territorio solidamente radicato a destra, con un lunhissima egemonia della Lega, diverse città importanti votano tendenzialmente per il centrosinistra. Nel leggere il risultato e il peso dell’affluenza di questi elementi bisogna tenere conto, e vedere se sarà confermata la tendenza che vede le città votare di più, come è sembrato finora, e in maniera “diversa” da quanto proposto dal governo, che promuove la riforma sottoposta al referendum di questi giorni.

Chi si mobilita, e per cosa, ai referendum?

Tra le grandi questioni che sfuggono ai dati, almeno ai dati dell’affluenza, ci sono le ragioni della mobilitazione. Per cosa votano le persone? Quando si vota per elezioni politiche, regionali e anche per quelle europee, si decide chi ci rappresenterà e chi ci governerà. Sui referendum la questione cambia. Naturalmente, si vota anzitutto per il “merito” delle questioni. Già. Ma meno la portata del quesito referendario è ampia e comprensibile, meno impatta sulla vita delle persone o viene riconosciuta come rilevante in sè, e più pesano altri fattori di mobilitazione. Mi sento più vicino a chi lo propone, questo cambiamento costituzionale, o a chi lo avversa? Sono in un momento nel quale la mia soddisfazione di vita mi fa sostenere facilmente chi governa, oppure “piove, la benzina è cara… governo ladro!”? Ci sono guerre nel mondo che impattano sull’inflazione e il principale alleato del governo del paese sembra incapace di rimettere le cose apposto, anzi? Ecco sono solo alcuni esempi di come potrebbe essersi determinata la mobilitazione di chi è andato a votare.

Naturalmente, siamo nel campo delle ipotesi. Questi sono solo alcuni strumenti di interpretazione che ci torneranno utili, assieme ad altri, mano a mano che arriveranno i dati ufficiale dal ministero dell’Interno!

 

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