Hollande vattene! Tu e tutta l’allegra brigata

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1 Dicembre 2015

Questi leader europei, pro tempore guide dei nostri destini, ci stanno portando al disastro, loro non se ne rendono conto ma noi anche solo istintivamente sì. Un esempio per tutti, Hollande e la sua politica estera: ha indicato nell’IS il “Male” del mondo dichiarando che per sconfiggerlo va bene pure allearsi con Assad il Massacratore del suo popolo, compiendo due errori pazzeschi, il tradimento degli ideali propri della V Repubblica erede dell’Illuminismo e della Rivoluzione e, più pragmaticamente, non volendo vedere che l’IS sunnita è la conseguenza delle repressioni del sanguinario alawita. Come dire, i popoli arabi si meritano le dittature e l’Europa deve appoggiarle per propria tranquillità. Complimenti. Se volevamo perdere la guerra al terrorismo abbiamo fatto un significativo passo avanti, considerato che l’80% dei siriani sui barconi scappano da Assad, non dall’IS, e vorrebbero tornare a casa con salva la vita. Soprattutto abbiamo dimostrato di non credere più in noi stessi e nei nostri ideali, mettendo definitivamente in luce la sconfortante pochezza dell’album di famiglia dei leader europei di fronte a sfide di portata storica. Non è il terrorismo a minare i nostri diritti e a cambiare con la paura i nostri stili di vita, è invece la nostra incapacità a costruire il futuro che ci sta portando al disastro.

Il Financial Times ci mette il carico da undici e in un articolo esamina l’ipotesi che tra non molto Trump entri alla Casa Bianca, Marine Le Pen in Francia insieme a Viktor Orban, Beata Szidło, e ai leader nazionalisti in una ondata che potrebbe cancellare la tradizione liberal-democratica occidentale post 1945. Considera l’ipotesi, anzi l’incubo, improbabile ma tutt’altro che impossibile dato che lo stesso Trump opposto nei sondaggi a Hillary Clinton sta cinque punti avanti.

Se gli Stati Uniti quest’anno cresceranno con percentuali da boom economico (ma pare non basti perché il sogno americano si sta infrangendo sui differenziali salariali e sulla scarsa partecipazione ai benefici della crescita), l’Europa fa a gara sugli zero virgola tra un paese e l’altro in un fallimento dei “compiti a casa” intesi solo come programma politico di risanamento. Ma mentre i ceti medi europei, o quel che ne resta, tirano la cinghia, i gruppi dirigenti politici e finanziari danzano come nell’ancien régime lanciandosi l’un l’altro la ciambella di salvataggio, seduti su poltrone di banche e grandi complessi industriali dalle quali si staccano non per i loro fallimenti ma solo se coperti con liquidazioni da satrapia orientale.

Sottolinearlo sembrerebbe demagogia spicciola se non fosse vero e se perlomeno a fronte di questa danza macabra ci fosse una capacità di governo a un livello indiscutibile. Al contrario queste élite si sono omologate su una politica di risanamento concentrata sul presente, ottusa nei modi, insopportabile nei toni (molto meglio quella di Mario Draghi) che farà anche bene ai conti degli Stati ma che sta generando nei cittadini europei paure individuali, sensazioni di insicurezze e precarietà forse anche più gravi rispetto alla realtà. Elite selezionate e cresciute negli anni di vacche grasse, convinte che il presente europeo fosse più forte di una storia rimossa dalla propria esperienza politica e che il mostro del nazionalismo fosse morto e sepolto. Invece il loro fallimento nella gestione della crisi ha fatto scivolare lugubri dissennatori nei cieli e negli animi europei con la più classica delle nemesi storiche.

Non può essere il presente a battere il passato: è solo il futuro col suo carico di sogni, aspettative e di crescita che può tacitare animi agitati, lo insegnano ancora gli americani che con il loro ottimismo e la propensione al debito privato cercano di anticipare i benefici di un futuro che “sanno” verrà. Da noi no, il privato non deve indebitarsi, non deve pensare al futuro ma prestare i suoi risparmi a Stati pericolanti attraverso banche dai conti inquietanti: e non è con un milione di immigrati che la Germania e noi tutti possiamo pensare di salvare le nostre pensioni.

Al contrario, pur apprezzando il lato umanitario, quello “interessato” è una resa di fronte alla scarsa natalità del paese più ricco e più tutelato d’Europa perché sostituendo figli mancanti con immigrati in un asettico pragmatismo, non risolviamo le paure sul futuro (quindi non facciamo figli ma al massimo investiamo su quelli che ci sono) e accresciamo i conflitti nel presente. Gli immigrati vanno aiutati ed integrati, ed è una cosa; le paure vanno sconfitte, ed è tutt’altra minestra.

Non meravigliamoci quindi troppo su Putin diviene un modello apprezzato. La liberaldemocrazia è un sistema culturale e politico difficile e delicato, può sopravvivere se mette i suoi cittadini nelle condizioni di giocarsi un “di più” di futuro rispetto al nazionalismo barbaro dell’Uomo forte. Se fallisce, nei cittadini scatterà il riflesso condizionato dello scambio tra meno libertà e più sicurezza, meno integrazione europea e un più di rassicurante identità nazionale sia essa etnica o religiosa. Governare male è un danno per le nostre vite ma governare senza ricordarsi la storia è il più grave dei delitti commessi dall’album di famiglia. Prima si cambiano uomini, donne e politiche e meglio sarà, sperando non sia già troppo tardi.

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TAG: europa, Francia, Germania, italia, terrorismo, Unione europea
CAT: Politiche comunitarie

5 Commenti

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  1. federico-preziosi 5 anni fa

    Siamo veramente messi male e concordo pienamente con questa visione: abbiamo la classe politica europea più incapace di sempre e, notare la coincidenza, tutta concentrata nell’arco di un solo decennio. Non c’è alcuna differenza tra la Merkel che strozza la Grecia insieme ai burocrati di Bruxelles e l’Ungheria di Orbán che predica un nazionalismo becero da propaganda costruendo recinzioni, che fa il duro con l’Europa e che con i suoi fondi si ricostruisce mezzo paese. Non c’è visione, né individuale né collettiva, le grandi scuole politiche sono tramontate e con esse gli orizzonti. Si guarda all’oggi e l’unica preoccupazione di questi governanti è il consenso condito da una schizofrenica corsa dietro ai sondaggi commissionati ormai con cadenza quotidiana.

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  2. andrea.gilardoni 5 anni fa

    In effetti l’articolo non è populista e basta: è il peggio del populismo. Ma peggio ancora è il commento precedente, che non fa alcuna differenza tra uno xenofobo che sta cancellando i diritti dei propri cittadini e una cancelliera che sta facendo uno sforzo immane per gestire le migliaia di immigrati che ogni giorno arrivano nelle città tedesche, lottando persino contro il proprio partito (e non solo contro la finta alleata CDU). Meno male che abbiamo leader così.
    Quando avremo cacciato via tutti ed eletto il vicino di casa dei grillini saremo tutti contenti? Partiamo invece dal presupposto che chi ci rappresenta è l’immagine di chi lo elegge. In quanto alla Grecia: si è strozzata da sola. I burocrati di Bruxelles e gli altri stati che fanno parte dell’euro continuano a regalare soldi a fondo perduto a chi potrebbe benissimo, se davvero fosse convinto di stare meglio, uscire dall’euro. Chissà perché non vuole? Basta per cortesia, basta con i luoghi comuni e con i saccenti dell’antipolitica populista. Non ne possiamo più.

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    1. federico-preziosi 5 anni fa

      Premettendo che non mi considero populista, che percepisco il grillo-pensiero lontano anni luce dalle mie idee, e che non ho mai parlato di uscita dall’Euro, avrei un paio di domande: che differenza c’è tra Hollande che schiera la polizia contro gli immigrati a Ventimiglia e Orbán che costruisce la recinzione? Vogliamo assolvere il primo perché si definisce socialista e il secondo perché è nazionalista? Sono nazionalisti entrambi con dichiarazioni di intenti diversi, anzi, forse Orbán da questo punto di vista è anche più sincero, almeno te lo dice.
      E, dopo anni di politiche di austerità nei quali la cancelliera è andata sui giornali a vantarsi di aver ragione, possiamo dire di stare meglio? Mi dispiace che la Merkel stia combattendo contro chi nel partito è peggio di lei, ma di certo ha incarnato l’alfiere dell’austerità per troppo tempo e il suo sforzo arriva fuori tempo massimo. L’austerità ha fatto dell’Europa un posto più stabile? No, altrimenti i Grillo, le Le Pen, i Salvini, i Farage e co. non avrebbero tutto questo seguito cavalcando il malcontento popolare. Costringere la Grecia a votare così tante volte è un errore enorme per la tenuta del continente. Se non ci fossero stati degli equilibri militari da preservare, Tsipars sarebbe tra le braccia di Putin. I miei non sono affatto luoghi comuni, voglio semplicemente capire come faremo a sconfiggere l’Isis (e chi verrà dopo l’Isis visto che questa storia continuerà – ci sono tutti gli elementi) senza una comune strategia militare, economica ed energetica. I veri populisti, ossia quelli che non sciolgono e non intendono scogliere questi punti, sono loro, non io!

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    2. flavio.pasotti 5 anni fa

      Caro Andrea, sì. L’articolo fa di ogni erba un fascio ma non vuole essere minimamente antipolitico, anzi. Partiamo dalla Merkel: il suo ragionamento ha ben poco di “umanitario” anche se nell’articolo gliene concedo molto, perchè il conto tedesco, cioè di gente che sa guardare avanti, è principalmente economico e fortemente sostenuto dalla lobby dei produttori di auto i quali hanno (ora dopo lo scandalo Volkswagen forse meno) un problema nel reperimento di manodopera e tendono ad investire meno di altri all’estero. Sono i vertici BMW che stanno spiegando alla CSU (credo lei si riferisca a quella come “finta alleata” e non alla CDU come ha scritto) che l’immigrazione è un bene. Non fanno invece un ragionamento corretto sul loro sistema pensionistico ma s lo sistemeranno nel tempo. Detto questo, la accusa politica è proprio sui “compiti a casa”, cioè su un processo di risanamento delle finanze statali imposto nei numeri ma del tutto asfittico nelle procedure, cioè negli obbiettivi politici. I risultati sono lì, la crescita europea continentale è imbarazzante rispetto a Gran Bretagna e Stati Uniti. Forse è il caso di chiedersi come mai tanti sudditi di Sua Maestà sono così favorevoli alla Brexit… e forse non dipende solo dalle politiche sulla immigrazione. In questo sta “l’andatevene” di Cromwell declinato col “Vattene”: sta nel fallimento politico di questo gruppo dirigente che ci sta consegnando alla antipolitica. Insomma, se lei ha compreso esattamente il contrario di quanto io penso la colpa è mia e non sua: le ho spiegato male la lezione.

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  3. beniamino-tiburzio 5 anni fa

    Ma che titoli fate ? L’ articolo, discutibilissimo, non rispecchia il titolo aggressivo, stupido, ironico nell’ intenzione, ma stereotipato. ” Vattene ” ” allegra brigata “. Tipicità da corteo di inestirpabili plebaglie. Tentare di entrare nel merito dei temi va bene, anche se non sono d’accordo con Pasotti, ma il titolo è vetero-ideologico. Ma come parlate ?

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