Il fascismo da cassonetto sbarca anche a Milano

9 gennaio 2019

Milano è bella durante le Feste. Ci sono luminarie, mercatini, fuochi d’artificio, l’Adorazione dei Magi a Palazzo Marino, 2.700 posti letto per i senzatetto e un numero unico per segnalare 24 ore al giorno le persone in difficoltà.

Ho fatto un salto a vederla, durante le Feste: in particolare l’incrocio tra via Melzo e via Spallanzani. Mi ha invitata, anzi pregata Stefano, una persona conosciuta su Twitter. Chiedeva aiuto ma nessuno l’ascoltava, così ho risposto al suo appello.

Il suo problema era il non riuscire a fare nulla, NULLA (usa le maiuscole per pathos) per una persona senza dimora che dorme al freddo in via Spallanzani.

Stefano ha lanciato un tweet taggando il Sindaco, il Comune, la Questura e – non so perché – il servizio Infomobilità. Nessuno rispondeva, così ho provato a dargli dei consigli a distanza su come soccorrere la persona in difficoltà.
Ma lui, Stefano, niente: si rifiutava. Voleva che io andassi là e continuava a twittare al Sindaco, al Comune, alla Questura e all’Infomobilità.

Ho intuito che il suo disagio era profondo e gli ho suggerito le strutture di ascolto sociale, mi sono anche offerta di parlare con lui in privato ma no: Stefano – come spesso accade quando il disagio ha il sopravvento sulla lucidità – non voleva risolvere il problema. Parlava di diritti, doveri e DECORO, mi insultava e insisteva a gridare ai suoi sessantasei follower e al Sindaco, al Comune, alla Questura e all’Infomobilità.

È stato allora che ho trovato il numero di intervento istituito dal Comune, 0288447646, ma Stefano, in pieno corto circuito, mi ha risposto che perlappunto “sono il comune o le forze dell’ordine che dovrebbero garantire decoro e pulizia in città, proprio in funzione dei costi esorbitanti che mi costringono a fare forti sacrifici per mettere via due lire”.

 

Le due facce del disagio

Perciò, vedete bene, il problema appariva duplice: da un lato una persona senza dimora che dorme sul marciapiede rischiando la vita quando le temperature vanno sotto zero. Dall’altro una persona senza lucidità che chiede che quell’altro sia eliminato e si rifiuta di prendere in considerazione le soluzioni offerte proprio da coloro a cui sta chiedendo aiuto.

Il primo problema era il più facile da affrontare: chiamare il numero di soccorso, segnalare il senzatetto. Risponde la Croce Rossa: sono molto gentili, sono intervenuti e poi hanno richiamato e hanno detto che – in perfetta e piena libertà – l’uomo preferiva restare dov’era ma che sarebbero tornati per parlargli in altri momenti cercando di convincerlo a ripararsi dal freddo.

Il secondo problema era più complicato, perché non ho trovato il numero verde di uno “sportello intolleranza” (ma servirebbe, ah, se servirebbe).
E così sono andata di persona a vedere Milano addobbata per le Feste in via Spallanzani, angolo via Melzo.

 

Cosa intendiamo quando parliamo di degrado

Il posto dove dimora l’uomo senza dimora non è in realtà la vetrina del negozio di Stefano, ma il retro di un magazzino H&M. Non ci sono vetrine né accessi, la strada è larga e pedonale e in quel punto non c’è necessità di passaggio. Quindi, dov’è tutto questo orrore che allontana i clienti e rovina gli affari e la serenità del nostro Stefano?

Di fronte c’è un supermercato: entro e chiedo, non conoscono Stefano ma conoscono il senzatetto, dicono che è sempre lì, che non disturba e non dà fastidio a nessuno, che la gente quando esce dal supermercato spesso gli lascia qualcosa da mangiare e che è meglio perché se gli danno dei soldi lui poi entra a comprare il Tavernello che non gli fa bene.

Faccio il giro del palazzo ed entro da H&M: sarà qui Stefano, in attesa del mio soccorso. Non lo conoscono, ma conoscono il senzatetto: dorme sul loro retro, nella nicchia dell’uscita di emergenza. La mattina devono svegliarlo perché quella porta per legge deve essere sempre libera e accessibile. A volte si preoccupano perché fa fatica a svegliarsi. Dicono che non ha mai fatto danni né baccano né furti né dato alcun problema. Solo d’estate, forse, l’odore, sa, per quelli che abitano lì sopra.
Un commesso un po’ più cinico dice certo, se morisse qui sul retro non sarebbe bello per il negozio ma noi tutte le mattine vediamo come sta e casomai potremmo chiamare l’ambulanza.

All’altro lato della strada, ma ormai a parecchi metri dal giaciglio dell’ospite, c’è un negozio che vende giocattoli di legno e bambole di pezza: commesse gentili ma indaffarate, anche loro vedono l’uomo sul marciapiede ma non ci fanno caso.

Ultimo angolo dell’incrocio Melzo-Spallanzani: un negozio di biciclette pieghevoli. È deserto e – confesso – mi intimidisce un po’. Le biciclette pieghevoli costano 1500-1600 euro (vedi alla voce Infomobilità).

Dietro il banco c’è una persona, guardo di lato dalla vetrina e vedo che è chino sullo smartphone. Potrebbe essere Stefano. Controllo su Twitter: sta inveendo contro la Boldrini, e allora scusatemi ma mi scoraggio e non me la sento di entrare.

Lo so, ho fallito. Sono arrivata fin lì e mi sono ritirata. Ma è stato più forte di me, in fondo sono solo una buonista dilettante e questo è un lavoro per professionisti.
Se solo ci fosse un “numero verde disagio fascista”, attivo 24 ore su 24 anche durante le Feste, potremmo segnalare le persone in difficoltà. Indirizzarle verso un percorso di dialogo e di reinserimento sociale.

Iniziare il percorso potrebbe essere duro: probabilmente il nostro Stefano lo rifiuterebbe così come il nostro senzatetto rifiuta il dormitorio.

 

Il metodo del cassonetto

Ieri Stefano si è rifatto vivo, sempre via Twitter e sempre taggando oltre a me anche il Comune e il Sindaco (Questura e Infomobilità devono averlo scoraggiato).

Voleva informarmi che tutto è finalmente tornato NORMALE (maiuscolo, per pathos) grazie alle forze dell’ordine e a persone della società privata che si occupa dei rifiuti milanesi. Si direbbe che abbiano sgomberato il clochard con la tecnica triestina del cassonetto.

Ma non è andata esattamente così. I lavoratori di Amsa spa, conferma l’azienda stessa, si guardano bene dal gettare cose altrui anche se sono cuscini o coperte, o dal prendere iniziative di sgombero. Con i clochard c’è una consuetudine che dura ormai da anni: li avvisano quando si effettua la pulizia di strade e porticati, in modo da dar loro il tempo di spostare le cose che vogliono tenere con sé e di lasciare portar via quello che non serve o ciò che qualcuno ha abbandonato.

Se un cittadino o un’azienda chiama la Polizia locale, gli agenti intervengono a trattare con gli occupanti uno spostamento (è successo in questi giorni in un’altra zona di Milano dove una banca doveva iniziare una ristrutturazione), che può comportare l’abbandono di coperte o giacigli ormai sporchi e consunti. In genere, ci spiegano all’assessorato, gli abitanti senza dimora hanno il tempo di procurarsi indumenti nuovi o puliti.

Queste trattative non sono mai semplici, dato che si tratta di persone che vivono una vita tutt’altro che standard. Qualche volta il risultato è che finiscono per accettare un alloggio, altre volte semplicemente ci guadagnano coperte pulite.

Ogni volta che uno Stefano chiama le forze dell’ordine si mette in moto un meccanismo che impiega la Polizia locale, la società d’igiene ambientale, le organizzazioni di supporto, gli spazi adibiti, i servizi sociali, eventuale personale medico, i verbali le procedure l’organizzazione le burocrazie. Tutte risorse gestite con le tasse di cui Stefano si lamenta in un tweet, e con quelle di tutti gli altri cittadini.

In via Spallanzani le coperte sono sparite, ma stasera l’uomo è ancora là: più solo, più abbandonato, più spaventato e più infreddolito. Piange e picchia contro il muro quell’unico sacchetto che gli è rimasto.
Chiamiamo di nuovo il numero di intervento, qualcuno gli darà nuove coperte, i volontari sostenuti dal Comune interverranno di nuovo ad aiutare questa persona disagiata.
Intendo, quella al freddo. Purtroppo non ho ancora trovato un numero verde di pronto intervento per chi tutto questo lo trova NORMALE.

 

TAG: emergenza freddo, milano, senzatetto, servizi sociali
CAT: Qualità della vita

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