Si dice amore, però no

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31 Maggio 2016

Leggo, con orrore, della ragazza bruciata viva a Roma. I commenti scandalizzati, i post di condivisione sui social, le cronache di dettagli raccapriccianti si sprecano.

E la domanda di sottofondo è sempre la stessa: come, come è potuto accadere? Come è possibile che nessuno si sia accorto con anticipo sufficiente della violenza che attanagliava la vita di questa studentessa ventiduenne, durante e dopo la relazione con l’uomo che si sarebbe trasformato nel suo assassino?

Quanti passi bisogna fare prima di attraversare l’ultima linea, quella da cui non è più possibile tornare indietro?

Ovviamente c’è già chi commenta dando la colpa alla vittima: doveva accorgersene, doveva denunciare le pressioni subite, doveva allontanarlo, doveva avere la delicatezza di non iniziare una nuova relazione subito dopo la rottura.

Ricapitolando, dunque: una ragazza intraprende una relazione morbosa, la relazione finisce, lei inizia a frequentare un altro, lui non lo accetta, la stalkera, una sera la segue fin sotto casa del nuovo ragazzo, la cosparge di benzina e la uccide. Dove sta il fallo, il vizio che ha portato Sara a essere bruciata viva?

Badate che non c’entra il contesto sociale o familiare. Sara avremmo potuto essere tutte noi.  È abbastanza diffuso il pensiero “io sono abbastanza forte, abbastanza educata e intelligente e vivo in un ambiente sufficientemente protetto da essere al sicuro da queste dinamiche.” No, no, no. La violenza di genere non conosce barriere economiche o sociali.

Il problema è ben più profondo: è la convinzione che, in fondo, il no di una donna sia una ricerca di attenzioni. Peggio. Che a noi ragazze faccia piacere essere prima cercate morbosamente, poi oggetto di gelosie isteriche ed estreme. Se un uomo è pronto a fare follie per me, allora è amore, amore vero.

Il no significa no. E le relazioni, nel 2016, dovrebbero essere basate sulla reciprocità, senza nessun inseguitore e inseguito. Non si tratta di eradicare solamente la violenza, ma di eradicare uno schema di rapporto tra i sessi che in qualche modo tutti viviamo sulla nostra pelle e accettiamo come normale.

Non pretendo di avere risposte a un complesso problema di mentalità profondamente radicata (e non solo nei maschi, ma anche nelle stesse donne) ma vorrei mettere nero su bianco una domanda: quanto è breve il passo da “la donna deve farsi desiderare” a “la donna deve scappare e l’uomo inseguire” a “la donna deve fuggire e proteggersi da un uomo che non sa elaborare un rifiuto?”.

 

TAG: relazioni, Sara Di Pierantonio, violenza di genere
CAT: Questioni di genere

Un commento

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  1. raffaele-pisani 4 anni fa

    In questi momenti così tragici desidero proporvi qualcosa che sicuramente va in controtendenza.
    E’ una “lettera d’amore e di gratitudine” che ho scritto a Francesca. Sono soltanto un vecchio scugnizzo nato settantacinque anni fa in un vicolo di Napoli, e quel vicolo e le strade di Napoli e di Afragola – dove ho vissuto per sette anni – sono state la mia vera scuola e la mia vera famiglia. Le cose che scrivo me le detta il cuore direttamente, questo per confermare a chi legge che non sono né uno scrittore né un intellettuale, sono soltanto un appassionato della poesia napoletana.
    Poiché da sempre credo che l’amore, in senso lato, sia l’humus in cui possono germogliare i migliori sentimenti di pace e condivisione, e nello specifico l’amore fra due persone sia capace di diffondere attorno a sé gioia e armonia, sperando di non annoiare nessuno vorrei condividere, con tutte le buone persone che sanno amare, questo mio “atto d’amore”. Sono parole semplici con le quali ribadisco a Francesca le emozioni che continuo a provare per lei e quanto le sono grato per tutto ciò che mi ha dato e continua a darmi. Ed è appunto in nome dell’amore che dedico questa “lettera” anche a tutte le coppie dell’universo con un mondo di auguri di ogni bene.
    Cari e grati saluti,
    Raffaele

    Lettera d’amore e di gratitudine a mia moglie

    Cara Francesca,
    un’altra lettera oggi ti scrivo, oggi, a settantacinque anni compiuti, per dirti ancora che ti amo e per dichiararti tutta la mia gratitudine. Sì, ti amo come ho iniziato ad amarti da quella “mattina incantata” del 23 maggio 1981 regalatami, finalmente, da un miracolo che non avevo mai smesso di invocare, che si è realizzato con te e che ci ha stretti l’uno all’altra spalancandoci la grande porta dell’amore. Da allora viviamo una favola che continua a regalarci la tenerezza delle sensazioni di quei primi giorni avvolti da qualcosa di magico difficilmente descrivibile a parole, perlomeno con le parole del mio cuore di vecchio scugnizzo nato e cresciuto nei vicoli e nelle strade di Napoli e di Afragola che sono state la mia vera scuola. Ti amo, Francesca, per le lacrime che mi hai asciugato con i tuoi baci e le tue carezze quella sera del 29 giugno dell’81. Ti amo, Francesca, perché mi hai liberato dall’oscurità che avvolgeva e soffocava i miei pensieri, le mie speranze, i miei sogni. Ti amo perché mi hai aiutato a saper meglio discernere i valori veri della vita dalle false conquiste, il canto dell’usignolo dal gracchiare dei corvi, la comprensione dall’intolleranza, l’eleganza dalla volgarità, l’essenziale dal superfluo, l’umiltà dalla presunzione. Ti amo per la serenità, la sicurezza e il calore che mi regali. Ti amo per gli slanci improvvisi di affetto con cui mi sorprendi quando a volte sono assorto e assente, riaccendendo così quella fiammella che reciprocamente non vogliamo che si affievolisca. Ti amo perché finalmente in te ho trovato la mia casa e la mia famiglia. Ti amo per la dolcezza del nostro tenerci per mano; per la semplicità del nostro vivere quotidiano che ci fa apprezzare e godere le piccole gioie. Ti amo, Francesca, perché ancora oggi, a settantacinque anni suonati, mi fai sentire come lo studentello esultante per la conquista della sua prima fidanzatina e che trova ancora assieme a te l’entusiasmo di cantare, a voce spiegata, il nostro appassionato e gioioso inno all’amore. Ti amo per la generosità che ti porta a considerarmi addirittura un poeta quando sai ascoltare per l’ennesima volta, con interesse, quello che il mio cuore riesce ad esternare e fissare sulla carta. Ti amo perché ti vedo ancora ridere alla vecchia barzelletta raccontata agli amici come se l’ascoltassi per la prima volta. Ti amo perché sai guardare con indulgenza alle mie debolezze portandomi – senza far vedere – a considerarle come gradini per crescere. Ti amo, Francesca, per tutto ciò che mi dai, ma ti amo sopra ogni cosa perché mi hai fatto ritrovare il mio cuore bambino che le tristi vicende della vita mi avevano rubato e poi gettato via, quel cuore bambino che era tutta la ricchezza che avevo. Tu lo hai raccolto con delicatezza, lo hai curato e guarito con la purezza dei tuoi sentimenti, lo hai riempito del tuo amore e me lo hai ridato. Ed è stato così che dal 23 maggio del 1981 quel cuore bambino ha riportato nei miei occhi la riscoperta dell’emozione di una meraviglia sempre nuova, quel cuore che è tornato a farmi sognare e volare, assieme a te!
    Il tuo Raffaele
    raffaelepisani41@yahoo.it

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