Dopo Silvia Romano, chi sarà il prossimo?

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12 Maggio 2020

Se non vogliamo fermare le tastiere, proviamo a pensare che i prossimi potremmo essere noi.

Quello che è accaduto a Silvia Romano ci riguarda tutti. Si può discutere e chiacchierare, come hanno fatto tanti, se sia stata costretta, cosa possa passare nella mente di una giovane ragazza in quei momenti, restare perplessi per le sue scelte e se sia giusto pagare un riscatto a dei terroristi. STOP!

L’ironia e la cattiveria di questi giorni sono andati però oltre. Dar vita a uno tsunami di commenti, post e fake news (come quella che si era legata a un terrorista, sposata o incinta) è un incitamento all’odio. È diseducativo. È un problema immenso per chi ha dei figli, soprattutto per chi li ha e non se ne accorge.

Ed ora, cosa resta? Chi sarà il prossimo? Un tossico? Un evasore fiscale? Una ragazza di facili costumi che “però se va in giro in quel modo”? Certo, fosse un immigrato che compie un reato quello farebbe felici molti, creerebbe una solidarietà e un senso di comunità da difendere. Un senso di apparente unità. Unità che finisce quando a salire sul banco degli imputati siamo noi o è un amico. Allora cambia tutto.

La mancanza, o la scomparsa, di empatia secondo molti psichiatri fu uno dei fattori che portarono alla nascita del nazismo (e dello stalinismo). Il non avere più il senso delle proporzioni, la confusione di certi fenomeni con altri e soprattutto il valore umano perduto in un vortice di rabbia collettiva hanno creato i mostri peggiori che l’umanità abbia mai conosciuto.

Io non sono buonista, né tanto meno moralista, anzi. Ma varcare in continuazione certi limiti porta in territori inesplorati, almeno dalla mia generazione.

TAG:
CAT: relazioni, società

Un commento

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  1. alding 4 mesi fa

    Non ha alcun senso né motivazione prendersela con Silvia Romano. Credo che tutti noi dobbiamo essere felici che lei sia tornata libera dalle mani di quei criminali che l’hanno rapita e condizionata per 18 mesi. Fa certamente dispiacere scoprire che quei criminali l’hanno condizionata psicologicamente: avrà bisogno di tempo per tornare ad essere veramente libera, non solo fisicamente ma anche psicologicamente. Ci auguriamo però che tutto l’affetto per Silvia non ci faccia dimenticare la necessità di cambiare qualcosa nel modo di controllare l’operato e le iniziative di quelle cosiddette ONG che alla leggera spediscono persone indifese in teatri pericolosi, mettendo a rischio la loro incolumità e obbligando il popolo italiano a pagare milioni per sanare i loro errori.

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