Legami fragili. Scegliere un altro per amare

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5 ottobre 2018

A chi parlerò oggi? I fratelli sono malvagi. Gli amici non sanno amare. i cuori sono avidi. A chi parlerò oggi? A chi ha il volto sereno? No, di solito è malvagio. Di solito è soddisfatto dal male. A chi parlerò oggi?
Papiro “Berlino 7024”

Se per caso ci fosse ancora qualche dubbio, adesso è evidente che noi consacrati, religiosi, sacerdoti, non siamo i migliori. E non siamo neppure i più coraggiosi.

Senza alcuna piaggeria, lo riconosco da tempo con convinzione. E me ne accorgo sempre di più frequentando coloro che hanno deciso di sposarsi e di portare avanti la loro vita insieme a un’altra persona.

Quelli audaci siete voi, che avete scelto di condividere per sempre la vostra vita insieme a una persona fragile come voi. I veri coraggiosi siete voi, che avete scelto di compromettere la vostra vita insieme a un’altra persona che può cambiare, può tradire, può ammalarsi, può morire…

C’è una fatica nella vita di coppia che noi consacrati stentiamo a riconoscere: la fatica di essere ogni giorno espropriati del proprio io. L’altra persona ti ricorda ogni giorno che lo spazio non è tutto tuo, ti ricorda che ci sono le esigenze, i bisogni, i tempi degli altri.

Forse proprio perché si tratta di una relazione così delicata e fragile, così faticosa ed esigente, forse proprio per questo, la relazione di coppia è anche facilmente il luogo dell’abuso, della violenza, dell’umiliazione e del tradimento.

La relazione coniugale diventa emblematica di ogni altra relazione, per questo Gesù rimanda alla creazione per comprenderne il significato. L’uomo non è fatto per la solitudine, egli cerca qualcun altro per sentirsi riconosciuto. L’altro, dice la Genesi, è una parte di me. E solo un altro può colmare quel vuoto che inevitabilmente mi porto dentro. Ecco perché coloro che consacrano la loro vita a Dio sono chiamati a vivere la fatica di lasciare incolmato quel vuoto, affinché Dio possa trovare spazio nella loro vita. Sarà quel vuoto lasciato aperto il segno che rimanda continuamente a Dio. La persona consacrata sarà continuamente spinta a tentare di colmare quel vuoto. E quella tensione è la fatica della vita che ha scelto.

Nella vita coniugale è invece proprio la comunione il segno in cui Dio si rende presente: l’uomo e la donna sono presentati nella Genesi come complementari persino nel nome. La donna, simbolo di questa alterità, prende nome dall’uomo (Ish-Isha). E insieme formano qualcosa di nuovo, una sola carne. Una realtà nuova, che non è più né solo dell’uno, né solo dell’altra. Per noi credenti, questa è la realtà sacramentale che opera sempre un cambiamento efficace e vero. Separare l’uomo e la donna significa allora dilaniare quell’unica carne che la comunione ha realizzato.

Per il consacrato quindi Dio è nel vuoto incolmato, per gli sposati Dio è nella comunione realizzata.

La comunione si realizza quando i legami sono chiari: occorre lasciare altre relazioni, anche buone, come la relazione con il padre e la madre, affinché possa nascere una comunione nuova. Oggi molte relazioni sono in crisi perché nascono come relazioni invischiate, in cui non si capisce dove finisce l’una e inizia l’altra. Ci si può unire a qualcosa solo se si lascia ciò a cui si era legati prima.

Questo discorso di Gesù è sconvolgente anche per i discepoli. È difficile ammettere che Gesù ci chiede di lasciare da parte il nostro egoismo. E queste parole di Gesù si concludono infatti con una scena che apparentemente sembra incongruente: i discepoli allontanano dei bambini che vengono presentati a Gesù. Bambini forse rumorosi, sporchi e capricciosi, come spesso sono i bambini piccoli, come fastidiosi e impertinenti sono i figli piccoli. Ma emerge così un contrasto tra il modo di pensare degli adulti e il modo di vivere dei bambini: gli adulti, i discepoli, i credenti, badano a tutelare i proprio affari mettendosi a posto la coscienza. Gli adulti, in questo passo del Vangelo, vogliono tutelare il loro diritto a ripudiare una donna senza però macchiarsi la coscienza. Cercano in qualche modo la via per giustificare il loro egoismo.

A questo modo di pensare Gesù contrappone il modo di vivere dei bambini, che cercano Gesù senza farsi troppi problemi. I bambini sono così come li vedi. E i bambini hanno bisogno di qualcuno che si prenda cura di loro. I bambini cercano gli altri ed escono dalla solitudine. Solo crescendo, le nostre paure, ci portano a nasconderci dagli altri o ad abusarne.

E quegli adulti, così come volevano sbarazzarsi delle donne, ora vogliono sbarazzarsi dei bambini, ovvero di tutte quelle persone deboli che potrebbero compromettere il loro egoismo e la ricerca esclusiva del loro interesse personale.

A differenza di questi adulti, Gesù non si vergogna di accogliere questi bambini tra le braccia. Gesù si mostra nella sua tenerezza e nella sua capacità di stare con i più deboli. Gesù è l’uomo che non ha paura di essere disturbato.

In qualunque situazione della vita ci troviamo, siamo sempre chiamati allora a ritrovare quella dimensione fondamentale della nostra vita che parte dal vuoto inevitabile che ci portiamo dentro. È a partire da quel vuoto che ci domandiamo come desideriamo vivere la nostra vita.

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Testo

Mc 10,2-16

Leggersi dentro

  • Qualunque sia la tua vocazione, come la stai vivendo?
  • Come vivi la tensione tra il tuo interesse personale e la giustizia per gli altri?

 

TAG:
CAT: Religione, Teologia

Un commento

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  1. lina-arena 2 mesi fa
    trovo innaturale, disumana, rozza ed incivile la condizione del prete. Ho trovato molto interessante il libro di Walter Siti Bruciare Tutto e ne consiglio la lettura. Il dovere della castità rende la persona pericolosa perchè gli impedisce uno sfogo naturale dei sensi. Come al solito la Chiesa cattolica, come del resto tutte le religioni, si connotano per la loro disumanità ed arretratezza rispetto al presente vissuto.
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