Roma Metropolitane: ‘Il deficit? lo ha creato il Comune, Metro C non c’entra’

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5 ottobre 2019

Intervista a un lavoratore di Roma Metropolitane

Il solito carrozzone pubblico che spreca il denaro dei contribuenti, per giunta al centro di un’inchiesta della magistratura, che indaga anche l’ex presidente del CdA per l’indebito pagamento di 90 milioni di euro al consorzio di imprese private incaricato dei lavori della Metro C – Astaldi, Caltagirone, Ansaldo STS e alcune cooperative della Lega – che avrebbe fatto lievitare i costi dell’opera a carico del Campidoglio. E’ questa la ‘narrazione’ che è stata fatta di Roma Metropolitane e che sembrerebbe dare ragione alla decisione della giunta capitolina di mettere la società in liquidazione. Martedì l’amministrazione comunale ha inviato un suo emissario presso la sede della società a comunicare la decisione, atto da cui è scaturito il picchetto dei lavoratori e del sindacato davanti all’ingresso e lo sfondamento della polizia che ha mandato al pronto soccorso anche Stefano Fassina, parlamentare di LeU ed esponente della maggioranza di governo. Ma è davvero e soltanto così? Quella narrazione, che accomuna alfieri delle privatizzazioni e moralizzatori a cinque stelle, trova puntuale conferma nei fatti? Lo abbiamo chiesto a un lavoratore di Roma Metropolitane, che abbiamo incontrato al presidio organizzato da CGIL CISL e UIL davanti al Campidoglio il giorno dopo il casus belli. Secondo i lavoratori di Roma Metropolitane la messa in liquidazione metterebbe a rischio 50 posti di lavoro su 150. Giovedì in consiglio comunale Virginia Raggi ha smentito, ma il punto, come emerge dall’intervista, è che tagliare i fondi e mantenere l’occupazione non è possibile, tenuto conto anche che si tratta di lavoratori già inquadrati con un contratto che prevede livelli salariali particolarmente contenuti, quello della logistica. Innanzitutto togliamoci un dubbio.

Crisi, deficit e posti di lavoro a rischio, il solito schema. C’entra la sospensione dei lavori della Metro C annunciata qualche giorno fa dall’amministrazione?

No, non c’entra e questo è uno dei problemi di comunicazione che incombe su questa vicenda, con cui facciamo i conti da quella famosa assemblea straordinaria del novembre 2016 in Comune, in cui la sindaca Raggi ci disse che non avrebbe ricapitalizzato perché i debiti, la Metro C eccetera eccetera. In realtà le due cose sono separate. Noi siamo una società a gestione in house al 100% del Comune di Roma e facciamo da stazione appaltante. Dunque per quanto riguarda la Metro C ci vengono dati dei soldi che noi ridistribuiamo per la realizzazione dei lavori. Il problema che ci tocca è un altro e cioè che il Comune sta tagliando i fondi necessari a coprire i costi della nostra azienda. Se il Comune da anni, ben prima di questa giunta, ha smesso di pagarci quanto contrattualmente previsto per farci funzionare, i lavori della Metro C con questo non c’entrano nulla. Se noi costiamo 20 e tu cominci a darci 15, andiamo in rosso di 5 ogni anno. La ragione dei debiti di Roma Metropolitane è tutta qui.

Dicevi che i problemi sono iniziati prima della giunta Raggi. Quando e perché?

La cosa è iniziata già all’epoca di Alemanno, quindi diversi anni fa ed è partita dalla ragioneria del Comune, che, a un certo punto, utilizzando delle argomentazioni tecniche abbastanza complicate, ha cominciato a negarci una parte dei fondi che il Campidogio ci versava annualmente. Tanto che già due amministratori, Palombi e Cialdini, quest’ultimo nominato dalla Raggi e andato via l’anno scorso, hanno impugnato la decurtazione dei fondi e che i giudici hanno accolto entrambi i ricorsi e ingiunto al Comune di pagare l’intera cifra, perché si tratta del corrispettivo di prestazioni svolte, altrimenti il Comune stesso potrebbe essere accusato di un illecito guadagno. Nel secondo caso il tribunale ha anche addebitato al Comune 5 milioni di interessi, col rischio che chi ha procurato questa perdita all’ente ne debba rispondere alla Corte dei Conti. Ma la cosa va avanti.

Aldilà delle questioni tecniche qual è, secondo te, la ragione sostanziale che sta dietro a questo deficit creato artificialmente?

Guarda, ci sono almeno due ragioni. Una è l’incapacità o la non volontà della politica di venire a capo di un problema, cioè di essere sempre dominata dagli uffici. Avrebbero potuto affrontare la cosa anche, eventualmente, decidendo di modificare il sistema di finanziamento e invece non lo hanno fatto e hanno lasciato che le cose si trascinassero. D’altra parte però può essere che questo atteggiamento abbia una ragione, cioè che occorre sempre un capro espiatorio su cui scaricare la responsabilità delle cose che non funzionano. Non risolvo i tuoi problemi ma neanche ti ammazzo, perché mi servi per dire che il problema sei tu, che lì ci sono i ladri. Il problema non è la legge obiettivo o il fatto che Veltroni abbia scelto di fare la linea C con quel regime di appalto: è Roma Metropolitane. Poi è vero che c’è un’inchiesta in corso e che potrebbero esserci comportamenti sanzionabili, anche se stanno indagando da sei anni e non sembra ne siano ancora venuti a capo. Ma, in ogni caso, non si vede cosa c’entrino i dipendenti.

Ora arriva la liquidazione. Perché solo cinquanta posti a rischio e non tutti?

Perché la società verrà liquidata, ma le funzioni che svolgiamo in parte sopravvivono. In più su questa crisi si è innestata una decisione precedente della giunta, che è quella di trasformarci da stazione appaltante in società di ingegneria, per cui una parte del personale, me incluso, diventerebbe superfluo per le mansioni che svolge. Questa direttiva avrebbe dovuto essere applicata dal precedente amministratore, che apparteneva all’ondata di amministratori delle partecipate anziani e non pagati e veniva dal ministero. Lui però, una volta insediatosi, ha tentato di difendere l’attuale assetto di Roma Metropolitane come stazione appaltante. A quel punto lo hanno mandato via ed è arrivato un nuovo amministratore di area cinque stelle, che ha firmato un contratto capestro.

Quando è entrato in vigore e in che senso ‘capestro’?

E’ stato firmato alla fine del 2018 ma applicato retroattivamente a partire dal primo gennaio dello stesso anno. L’ho definito un contratto capestro perché calcola gli oneri che il Comune ci versa in modo discutibilissimo. In pratica considerandoci una società di ingegneria loro partono dal presupposto che ai nostri costi si applichi un ribasso medio del 40% sui prezzi di mercato.

Quindi è come se foste una società privata che partecipa a una gara?

Esatto, con la differenza che le aziende private sono sul mercato e di appalti ne possono fare più di uno, mentre noi abbiamo un unico committente, che è il Comune di Roma. In aggiunta a questa clausola il nuovo amministratore, su pressione del Campidoglio e a differenza del suo predecessore (che si era rifiutato), si è impegnato a rinunciare a 5 milioni di euro, che guarda caso corrispondono ai 5 milioni di interessi che il Comune è stato condannato a pagare dalla magistratura e che citavo prima.

Che cosa significa per voi?

Significa che anche se l’attuale situazione finanziaria venisse sanata, rimarrebbe comunque un problema strutturale. Insomma hanno deciso di buttare via 50 persone, in ogni caso.

L’intervista è tratta dalla newsletter di PuntoCritico.info del 4 settembre.

TAG: Lavoro, Metro C, movimento cinque stelle, Roma, Roma Metropolitane, VIRGINIA RAGGI
CAT: Roma

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