Simeone (CGIL): ‘Farmacap, da novembre i nostri stipendi a rischio’

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7 ottobre 2019

Intervista a Nando Simeone, RSA FILCAMS CGIL, Farmacap

Farmacap è l’azienda socio-sanitaria del Comune di Roma che gestisce le farmacie comunali della Capitale e impiega oltre 300 dipendenti, che, come ci spiega Nando Simeone, lavoratore e RSA della FILCAMS CGIL, vedono i propri stipendi di novembre esposti a un rischio ‘significativo’. Una vicenda che sta dentro un quadro più generale di mutamento delle regole a seguito dell’approvazione del decreto concorrenza (2017) da parte del governo Gentiloni.

Uno studio pubblicato il primo ottobre dall’Istituto Bruno Leoni a firma di Carlo Stagnaro, Cinque domande sul capitale in farmacia, spiega che nel 2017 il decreto concorrenza ha liberalizzato il settore aprendo all’ingresso delle società di capitale (purché la direzione sia affidata a un farmacista) e sostituito il limite delle quattro licenze per titolare con la possibilità di controllare fino al 20% delle farmacie di una regione. Una riforma che in poco più di due anni ha prodotto una crescita di quel tipo di azienda: già il 2% del settore, 400 delle circa 19.000 farmacie italiane, con 2.000 dipendenti e un fatturato di 700 milioni di euro, sarebbe in mano a società di capitale private. Le farmacie comunali, che coprono una fetta piccola ma significativa di questo mercato, da questo punto di vista sono terra di conquista. Come ci spiega Simeone i processi di privatizzazione vanno avanti almeno dagli anni ’90 e lasciare che le superstiti aziende pubbliche vadano a ramengo per poi invocare l’intervento del privato è uno dei tanti modi che le amministrazioni locali hanno per sbarazzarsene e assecondare l’onda lunga delle liberalizzazioni.  I lavoratori, come sempre, sono i primi a essere investiti e dunque anche coloro che più di altri hanno la possibilità di opporsi.

Innanzitutto spiegaci brevemente che cos’è Farmacap.

Siamo un’azienda socio-sanitaria del Comune di Roma, che gestisce 45 farmacie e 10 sportelli sociali, una delle ultime aziende pubbliche in Italia. Ho detto azienda socio-sanitaria perché al nostro interno c’è un’integrazione tra i farmacisti veri e propri e altre figure – psicologi, assistenti sociali ecc. – per cui in diverse farmacie è possibile ricevere sostegno e orientamento sulle questioni sociali e sanitarie. Questa integrazione socio-sanitaria che offriamo è una ricchezza e un’originalità che nessuna farmacia privata può dare. A questo aggiungi che operiamo in un contesto delicato. Tieni presente che delle 45 farmacie che ti dicevo solo una si trova nel centro di Roma, tutte le altre operano in periferia.

E’ un settore investito dalle privatizzazioni. Facci un quadro generale.

Complessivamente nel nostro settore lavorano 70-80.000 persone, ma le aziende pubbliche con contratto Assofarma ne impiegano 1.500, di cui 330, oltre il 20%, qui a Roma. I processi di privatizzazione sono iniziati molto tempo fa, addirittura negli anni ’90 per iniziativa dei governi e delle amministrazioni locali di centrosinistra – uno dei primi casi è stato a Bologna.

E qui a Roma?

Qui a Roma noi abbiamo subito attacchi da tutto l’arco politico-costituzionale. Ha iniziato Alemanno, ha continuato Marino, che durante il suo mandato cercò, senza riuscirci, di far approvare una delibera per trasformarci da azienda speciale in Spa, un passaggio propedeutico alla privatizzazione. Poi sono arrivati i Cinque Stelle, che quando erano all’opposizione di Marino avevano sostenuto la nostra lotta e alle elezioni comunali avevano inserito nel loro programma il rilancio di Farmacap come azienda pubblica. Tanto che molti colleghi, soprattutto al ballottaggio, li hanno votati come alternativa al PD.

Con quali risultati?

Che a tre anni dall’elezione di questa amministrazione non solo Farmacap non è stata rilanciata, ma che rischiamo di essere privatizzati in modo più sottile di come voleva fare Marino.

In che senso?

Nel senso che qui nessuno parla di trasformarci in Spa, ma siamo in gestone commissariale da più di sei anni, quindi, di fatto, senza un direttore generale e un gruppo dirigente adeguato alla gestione di un’azienda così complessa e con un commissario dimissionario da parecchi mesi. Dunque l’azienda viene lasciata senza una direzione e un CdA che sia in grado di guidarla. Una delle giustificazioni addotte dal Comune è che stanno discutendo una delibera che dovrebbe costruire nuovi organismi dirigenti anche nelle altre partecipate, ma rischiamo che questa procedura vada per le lunghe e senza una politica adeguata il prodotto finale sarà un bilancio negativo. Tieni conto che già oggi hanno sospeso l’erogazione dei buoni pasto. Se non intervengono in qualche modo gli stipendi di novembre potrebbero essere a rischio, rischio che definirei ‘significativo’, e a quel punto c’è la probabilità che ci dicano che obtorto collo, per’ salvaguardare l’azienda’ – per usare una formula collaudata – saranno costretti a far entrare i privati.

Che clima c’è tra i lavoratori?

Sono preoccupati ma reattivi. Il 27 settembre abbiamo scioperato e siamo stati in Campidoglio e la partecipazione è stata buona e l’atteggiamento dei colleghi combattivo.

Da dove viene il deficit? E’ un problema fisiologico o ci sono degli sprechi?

La nostra opinione è che il lungo periodo di assenza di direzione abbia contribuito al deficit di bilancio. Farmacap è un’eccellenza, ma qui manca un rilancio fatto di azioni concrete e non solo di slogan, manca una dirigenza adeguata e il risultato è che vengono fatte spese inutili e investimenti quasi inesistenti. Gestire 45 farmacie non è uno scherzo. Possono essere una grande risorsa, ma è un’attività che va messa a regime, sennò è ovvio che si produce deficit e che questo è l’argomento che può spingere verso la privatizzazione. Tanto più in un quadro in cui, con le nuove regole, a inserirsi possono essere le multinazionali del settore.

La politica che cosa può fare?

Cambiare direzione. Noi siamo diventati l’azienda pubblica più grande in Italia perché in pratica tutte le altre sono state privatizzate. Da questo punto di vista il quadro è preoccupante. Se il governo vuole dare un segnale di inversione di rotta deve fare una politica di ripubblicizzazione, ma temo che in realtà continuerà con le vecchie e politiche, sia nel settore farmaceutico che in quello sanitario, che ha anch’esso i suoi problemi. Penso ad esempio ai medici di base che rischiano se non di essere del tutto cancellati, di vedere sempre più ridotto il loro ruolo.

E il sindacato?

Il sindacato, oltre allo sciopero generale sospeso all’arrivo del nuovo governo, aveva convocato uno sciopero delle partecipate di Roma e del Lazio per settembre, ma anche quello era saltato. Poi c’è stato l’episodio gravissimo di Roma Metropolitane con alcuni lavoratori, Stefano Fassina e i segretari di CGIL e UIL malmenati, a cui noi lavoratori di Farmacap esprimiamo ovviamente piena solidarietà. E dopo quei fatti è arrivata la notizia di uno sciopero generale delle partecipate che dovrebbe essere il 25 ottobre. Questo è sicuramente un fatto positivo. Noi di Farmacap ci saremo.

L’intervista è tratta dalla newsletter di PuntoCritico.info del 4 settembre

TAG: Farmacap, farmacie comunali, Filcams CGIL, Nando Simeone, Roma
CAT: Roma

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