Cosa vi siete persi

Cosa mi sono (per fortuna) perso

di Marco Di Salvo 7 Novembre 2026

Nel 1994 ad un certo punto della prima giornata di fiera mi ritrovai a star dietro il banco dello stand degli autori di Ken Parker, dove mi ero infilato per riposare un attimo, accolto dalla gentilezza di Berardi e Milazzo e, in seguito, ristorato, mi trovai a dare una mano a loro e a servire degli altri appassionati. Quegli autori in quel momento si erano lasciati in una nuova avventura, le storie nuove le facevano uscire in formato rivista, con una casa editrice tirata su da loro. A Lucca la fiera del fumetto stava al palazzetto fuori dalle mura, e la città, intorno, restava la città dove si andava a cenare stremati dagli incontri e dalle chiacchierate. Gli autori si incontravano senza firmacopie, senza prenotazioni, senza dover comprare niente: si arrivava e si parlava. Lo considero ancora un onore e una fortuna, e le due cose coincidevano.

Quest’anno non ci sono andato (e da una decina d’anni in realtà), e lo dico con sollievo. Per entrare nella città occupata da Lucca comics serviva il braccialetto, come nei villaggi vacanze, da ritirare in uno dei cinque welcome desk aperti dalle sei e mezza del mattino: un’accoglienza che comincia quando gli ospiti dormono ancora. Il Lungo Fucile, che nelle praterie girava da solo, avrebbe dovuto mettersi in coda con gli altri. Il biglietto quest’anno costava ventisei euro e cinquanta il mercoledì e trentaquattro e cinquanta il sabato, come se il fumetto fosse più fumetto nel fine settimana, e una camera doppia che il weekend dopo costava novanta euro, mentre nei giorni del festival ne costava in media trecentoventitré.

Il comunicato finale chiama Lucca il più grande community event dedicato alla cultura pop e ricorda i cinque valori identitari: Community, Inclusion, Discovery, Respect, Gratitude. Cinque, tutti in inglese. I visitatori, nel documento, si chiamano VisitAutori, forse perché nessuno debba più distinguere chi disegna da chi fa la fila. Gli organizzatori hanno contato trecentoquarantacinquemila partecipanti, a cui vanno aggiunti tutti i visitatori della città: gente che a Lucca c’era e non sapeva di essere un partecipante. Nel 1994 gli autori erano autori e i visitatori visitatori, e ci si capiva lo stesso.

Quest’anno c’erano il ministro della Cultura, il presidente della Regione e il sindaco, che a Palazzo Guinigi hanno firmato l’accordo per costituire entro marzo 2027 la fondazione che darà vita al museo del fumetto, da sistemare nell’ex Manifattura Tabacchi quando sarà, perché una data di apertura non esiste. «Missione compiuta, ci siamo riusciti», ha detto il ministro. Sarà. Il museo non c’è, ma c’è la mostra sui sessant’anni, che viene definita permanente e chiude a settembre 2027. Il capitano dei bastoncini di pesce, intanto, ha esordito a fumetti con una storia presentata in anteprima proprio a Lucca. Per decenni la pubblicità ha preso in prestito dai fumetti, e adesso restituisce il favore.

Poi c’era il generale Vannacci, allo stand dell’esercito, che a Lucca va per il tredicesimo anno con i mezzi veri e il simulatore di guida. Racconta di essere stato «assalito dai giovani» e ne ricava i suoi sondaggi veri, quelli della strada, perché i sondaggi delle agenzie li trova ammaestrati. Aggiunge le stazioni e il treno di oggi, con decine di persone a chiedergli un selfie. Il lettore che frequenta Lucca in questi anni ne sa più di lui. A Lucca la foto si fa a chiunque abbia addosso un’uniforme, di scena o vera, e il generale nella sua ci sta benissimo. Intanto le medie, ammaestrate o no, lo danno in calo di oltre un punto e mezzo in un mese e mezzo.

Un’uniforme, a Lucca, aveva già fatto notizia nel 2019. Due ragazzi sfilarono accanto a un finto carro armato in divisa dell’esercito tedesco, con la fascia delle SS al braccio e bandiere con la croce celtica. La Digos avviò accertamenti e il Comune, insieme a Lucca Crea, prese le distanze con una nota in cui si precisava che il fatto non c’entrava né col festival né con le comunità dei cosplay. I due avevano dichiarato un costume e furono presi in parola, con indagini e comunicati. Il generale non dichiara niente, e gli fanno il selfie.

Alberto Angela, in testa alla parata di Star Wars, si è presentato da mandaloriano e, arrivato al red carpet del Teatro del Giglio, si è tolto il casco svelando chi era. Il cosplayer è l’unico, tra i presenti, che non ha mai chiesto di essere votato, e per questo l’unico a cui si può credere sulla parola. Quando dice di essere Sailor Moon, lo è per tutto il tempo in cui lo dichiara, e quando smette lo dice.

Nel 2006 la fiera è entrata dentro le mura e non ne è più uscita. Oggi c’è un tetto di ottantamila ingressi al giorno, e la città, che nel 1994 stava intorno al capannone, è diventata lo stand. A metà degli anni Novanta al nome erano stati aggiunti i Games. Poi sono arrivati il cinema, le serie, i videogiochi, la divulgazione, i ministri, l’esercito. Comics è rimasto nel nome per affetto, come il nonno nel ritratto di famiglia. Tolgano pure quello, e lo chiamino Lucca Pop.

Il prossimo appuntamento è da giovedì 28 ottobre a lunedì 1° novembre 2027. Ho già segnato le date, per non andarci.

Commenti

Devi fare login per commentare

Accedi

Gli Stati Generali è anche piattaforma di giornalismo partecipativo

Vuoi collaborare ?

Newsletter

Ti sei registrato con successo alla newsletter de Gli Stati Generali, controlla la tua mail per completare la registrazione.