La moda e le mode

Dopo il Re, il Respiro: Giorgio Armani e l’Eternità dell’Eleganza

di Chiara Perrucci 20 Gennaio 2026

Leo Dell’Orco inaugura una nuova era per la maison Giorgio Armani tra continuità creativa, colore e l’eredità immortale dello stilista scomparso nel 2025

 La prima collezione uomo autunno/inverno 2026  Giorgio Armani , firmata da Leo Dell’Orco, nasce in uno spazio sospeso: tra l’assenza fisica del fondatore e una presenza estetica così potente da continuare a guidare ogni gesto, ogni scelta, ogni silenzio.

Non è un debutto urlato, né un atto di rottura. È, piuttosto, un respiro lungo, profondo, consapevole. Un atto di interpretazione autentica.

L’arte della continuità originale

Dopo la scomparsa di Giorgio Armani, avvenuta nel settembre 2025, la domanda era inevitabile: che ne sarà della maison senza il suo fondatore?
La risposta arriva netta e sorprendentemente serena: la maison sarà Giorgio Armani, senza doverlo imitare.

Leo Dell’Orco, compagno di vita e braccio destro dello stilista per oltre quarant’anni, non “prende il posto” di Armani. Ne prosegue il pensiero. Lo dimostra una collezione che sembra nascere dall’interno del vocabolario armaniano, ma che introduce nuove inflessioni, come accade alle lingue vive.

La sartoria resta fluida, impeccabile, silenziosamente impeccabile. Le giacche — cuore pulsante della casa — mantengono quella costruzione che non impone il corpo ma lo accompagna. I pantaloni sono morbidi, affusolati, mai rigidi. I volumi proteggono, non aggrediscono.
E poi c’è il gesto più inatteso: il colore. Questa sfilata per il prossimo autunno-inverno 2026/2027, dal titolo “Cangiante”, porta in passerella un verde squillante, un viola profondo, un azzurro luminoso. Toni che Giorgio Armani aveva solo sfiorato. Eppure, nelle mani di Dell’Orco, non suonano come una dissonanza, ma come una variazione necessaria. È il colore che rinnova senza tradire. Che entra in punta di piedi, come un soffio d’aria in una stanza perfettamente ordinata. Il risultato è una collezione che non ha bisogno di dichiarare la propria fedeltà: la incarna. Dalle giacche con collo alla coreana ai cappotti double-face, dai velluti panné, ai maglioni dal pelo lungo, tutto parla una lingua nota, ma pronunciata con una voce leggermente diversa, con delicatezza, quasi accarezzando il cambiamento, che non potrà mai rinnegare la storia su cui si regge.

Uomo e donna, specchi dell’eleganza

Un altro segnale forte è la presenza di numerosi look femminili, quasi speculari a quelli maschili. Non un esercizio di stile, ma una dichiarazione culturale: l’eleganza, per Armani, non è mai stata una questione di genere, bensì di atteggiamento.
Dell’Orco lo comprende e lo riafferma, costruendo una passerella in cui uomini e donne condividono lo stesso rigore, la stessa morbidezza, la stessa idea di potere quieto.

Come sarà la maison Giorgio Armani, dopo Giorgio Armani?

Sarà più lenta che impulsiva, più profonda che spettacolare. Sarà una maison che non rincorre il clamore, ma consolida la propria autorità.
Sarà una casa in cui il design continuerà a nascere dal rispetto per il corpo, per il tempo, per l’intelligenza di chi indossa.

Non sarà una rivoluzione. Sarà qualcosa di più raro oggi: una continuità pensata, capace di evolvere senza perdere identità. Con un team interno forte, una guida che conosce intimamente il DNA del brand e una struttura che non sembra avere fretta di cedere il controllo, Armani appare oggi meno vulnerabile di quanto molti avessero previsto.

Giorgio Armani: l’uomo che ha reso eterna la sobrietà

Parlare di Giorgio Armani al passato resta difficile. Perché il suo contributo va oltre le collezioni, oltre le date. Armani ha cambiato il modo in cui il mondo percepisce l’eleganza: l’ha spogliata dell’ostentazione, l’ha resa un fatto morale prima ancora che estetico.

Ha liberato il corpo maschile dalla rigidità, ha restituito potere alle donne senza mascolinizzarle, ha insegnato che il lusso può essere silenzioso e, proprio per questo, assoluto. La sua grandezza sta nell’aver costruito uno stile così coerente da diventare immortale. Non perché non possa cambiare, ma perché sa resistere.

Questa prima collezione senza Giorgio Armani, è un passaggio di stato. Come se “l’armanismo” — quella grammatica perfetta fatta di equilibrio, misura e sensualità trattenuta — avesse ormai superato la dimensione individuale per diventare patrimonio culturale.

Dopo il Re, non c’è il vuoto.
C’è il respiro.
E l’eleganza, ancora una volta, continua a camminare.

Ora può calare il sipario su questa Milano Fashion Week , con il suono degli applausi emozionati a fine spettacolo ed illuminati anche da lassù.

 

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