Memoria e Futuro

Il sonno ristoratore

di Marco Di Salvo 2 Aprile 2026

Premetto che per me dormire è una cosa seria. Non ho mai capito la retorica di chi si vantava di dormire quattro ore a notte come fosse un distintivo di superiorità. Berlusconi mi ha sempre ispirato diffidenza. La sua insonnia da uomo di potere e imprenditore di successo era autoproclamazione, vanità. Invece Gattuso, Crosetto e (forse) la presidente del consiglio la subiscono come conseguenza reale. È tutta la differenza del mondo.

Quando ero ragazzo, rispondevo alle crisi con il metodo opposto: dormivo più ore. Non era fuga. Il sonno mi permetteva di mettere in ordine i pensieri, di vedere il giorno dopo con quella chiarezza che la veglia sofferta non avrebbe mai dato. Era lo strumento con cui risolvevo i temporanei problemi, non il sintomo di quello che non riuscivo a risolvere.

Rino Gattuso ci ha tenuto a confermare la notizia varie conferenze stampa che non dormiva prima delle partite importanti della Nazionale. Era un’insonnia nobile, circoscrivibile. E l’altra sera, dopo i rigori contro la Bosnia, il mio primo pensiero è stato per lui. Adesso almeno potrà dormire, liberato dal peso della responsabilità. Non è una consolazione da poco.

Il ministro della difesa Crosetto raccontava qualche giorno fa a Repubblica di non aver dormito bene in questo periodo. Vive questa guerra ventiquattr’ore al giorno, costretto a sapere cose che non può dire. È una gabbia: soffre due volte, una per sapere e una per non poter comunicare. Se potesse raccontare al popolo quello che sa, se la trasparenza fosse un’opzione anziché un tradimento, dormire meglio diventerebbe possibile. Ma il silenzio istituzionale glielo impedisce. È il prezzo della segretezza.

E poi c’è la presidente del consiglio. Pare non finire mai questo periodo di stillicidio. Ieri, nel mezzo di questa tormenta, Claudia Conte ammette in intervista una relazione con il ministro dell’Interno Piantedosi. Ricapitolando, in una settimana: referendum perso, tre esponenti del governo dimessi per scandali crescenti, le insoddisfazioni di Confindustria per le scelte in materia di politica economica, il ministro dell’Interno scoperto con una relazione. E, dicono le cronache di oggi, la Meloni alle prese anche con la richiesta di dimissioni del capo della Federcalcio Gravina (come se non avesse cose più importanti a cui pensare). La presidente potrebbe dormire meglio se credesse nella trasparenza invece che nel controllo. Se invece di mostrare il suo lato duro e far finta di tenere tutto sotto controllo quando tutto le sta scappando di mano facesse una bella conferenza stampa in cui io ammettesse i propri limiti e le proprie debolezze. Continua invece a provare a controllare. Continua probabilmente a non dormire.

Mi chiedo se in questi mesi non abbiano pensato a come dormivano meglio quando non erano al governo. Crosetto da imprenditore e politico non di prima fascia, senza sapere cose inenarrabili sulla guerra. La presidente all’opposizione, quando gli scandali altrui la divertivano e servivano la sua scalata verso il potere. Gattuso prima ancora. No, lui no, ha sempre dormito poco. C’è in queste figure una nostalgia e un desiderio del sonno perduto più vero di qualunque altra cosa. Non lo dicono esplicitamente. Ma potrebbe essere quella la vera ragione dell’insonnia: non solo quello che succede adesso, ma il ricordo di quando potevi ancora dormire sereno.

Ecco il parallelo: quella di Gattuso è insonnia nobile, risolvibile—ha perso e può riposare. Quella di Crosetto è tragedia civile risolvibile con trasparenza. Quella della presidente del Consiglio è insonnia di chi ha creduto di controllare tutto e scopre che il controllo è illusione, che gli scandali arrivano come diluvio prima è come pioggia incessante dopo, che i soggetti che hai portato con te nell’avventura di governo si trovano esposti perché non c’è più margine per coprire le loro inadeguatezze. Non è nobile. Non è tragica. È disperata. È l’insonnia di chi ha perso il filo del racconto.

Gattuso potrà finalmente dormire, anche se  dopo aver perso malauguratamente l’ennesimo occasione di rilancio del nostro sport ad oggi più popolare. Crosetto non dorme perché sa cosa potrebbe succedere, ma dormirebbe forse meglio se potesse dirlo. La presidente non dorme perché non sa più cosa succederà. E il non sapere, quando sei al potere, è peggio di qualunque cosa sappia  il ministro della difesa sulla guerra.

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