Memoria e Futuro
L’ultima corsa
A metà settembre Alessandro Onorato, assessore allo Sport del Comune di Roma e fondatore di Progetto civico Italia, stava davanti al Senato alla testa di una protesta contro la nuova legge elettorale, definita «norma truffa, salva casta». Accanto a lui c’erano Conte e Bonelli, le bandiere di Rifondazione, e anche Boccia per il Pd, che aveva già promesso di fare tutto il necessario per fermare l’immonda norma. La legge, com’è noto, porta a seimila per collegio le firme che deve raccogliere un partito senza parlamentari, e Onorato disse che li costringevano a fare come Vannacci e a trovarsi qualche deputato. Un cronista gli chiese se avrebbe accettato parlamentari in prestito. Rispose che operazioni tattiche non ne voleva fare e che chi arrivava da lui doveva arrivare perché condivideva il progetto politico.
Pochi giorni dopo, a Milano, chiese a Pd, Cinque Stelle e Verdi e sinistra di contribuire «generosamente» alla nascita di una componente di tre deputati nel gruppo Misto. Parlò di solidarietà politica. Una tattica, con un’altra platea e una settimana in più, cambia nome. Il progetto politico, che doveva fare da dogana, era stato sostituito da tre deputati qualsiasi, purché di altri.
L’8 ottobre la Camera dei deputati approvò la legge in via definitiva. Il giorno dopo il senatore Luigi Nave, eletto con i Cinque Stelle e senza alcuna rottura con Conte, passò al Misto sotto il simbolo di Avs e annunciò una componente intitolata Avanti Psi-Progetto civico Italia. Onorato ne aveva chiesti tre, alla Camera, e al Senato ne è bastato uno: a Palazzo Madama non servono tre eletti per fare una componente, purché si rappresenti un partito con qualche titolo elettorale. Dalle parti di Campo Marzio spiegarono che si rispondeva all’invito dei civici e degli amministratori di tutta Italia, perché la partecipazione dei cittadini non si può comprimere, e che manovre non ce n’erano. Le firme per il nuovo soggetto politico scendevano da seimila per collegio a millecinquecento.
Renzi, che di Onorato non ha mai avuto simpatia, aveva già osservato che le firme sono un particolare tecnico e che il centrosinistra sarà credibile quando scenderà in piazza contro il carovita. Se volessi risolvere il tutor con una battuta, Conte in effetti in piazza c’era, e per questo un senatore l’ha messo a disposizione. Alla Camera +Europa ha chiesto un gruppo vero e proprio, con Magi, Della Vedova e Pastorino, Bruno Tabacci e Soumahoro. Qui altro che condividere programmi, si fa un misto del misto. E si attende la benevolenza della Consulta, perché la legge esenta dalla raccolta chi aveva un gruppo costituito al 31 dicembre 2025, e Magi spera che la Corte cancelli quella data. Lo stesso “leader” di +Europa chiese anche un prestito al Pd, che rispose «niente prestiti».
La maggioranza, che la norma l’ha voluta per tenere lontane le liste messe su per far numero, ci ha messo anche lei del suo negli ultimi giorni. Antonio Guidi, ottantun anni, ministro nel primo governo Berlusconi (sicuramente c’è chi se lo ricorda), senatore di quella parte, è passato al Misto e ha fatto nascere una componente chiamata Civici Marche. Il 23 ottobre l’ha ribattezzata Italia domani-Marco Rizzo. Rizzo, ex comunista e oggi sovranista, la legge l’aveva giudicata «una truffa per blindare il sistema» e aveva contato quattrocentoquarantaduemila firme soltanto per comparire sulla scheda. Con un senatore della maggioranza al volante ne raccoglierà millecinquecento per collegio. Dice che il centrodestra non c’entra, mentre i giornali d’area lo vedono già utile ai conti del premio di governabilità.
Quattro componenti nuove in due settimane. Il Misto, che per decenni è stato il ripostiglio dei transfughi, è diventato una rimessa dove si noleggia a ore, e il senatore a gettone è l’articolo più richiesto. Una legge nata formalmente per scoraggiare i cespugli ha aperto il mercato dei senatori in affitto, con la correttezza di un regolamento rispettato fino all’ultimo comma. A restare a piedi sono quelli, pochi, che un senatore non lo trovano: avranno da montare i banchetti, e quindici giorni dallo scioglimento delle Camere per riempirli.
Enrico Mattei, che morì il 27 ottobre del 1962, diceva dei partiti che erano come taxi: «Salgo, pago la corsa e scendo». Pagava con i fondi neri dell’Eni, e allora c’era chi se ne scandalizzava. Un taxi, per esserlo, ha bisogno di una licenza, e qui le licenze sono poche, numerate, e le concede il presidente del Senato. Prendete Acerbo, segretario di Rifondazione Comunista: prima ancora di cercarsi un senatore, si mise in contatto con Ignazio La Russa per sapere come si fa, e il suo partito lo ha poi ringraziato per la sollecitudine. Tutto questo mi ricorda un piccola serie TV americana degli anni Settanta, Taxi. Di Taxi, ci si ricorda soprattutto di Louie De Palma, il dispatcher interpretato da un giovane Danny DeVito che dal suo gabbiotto distribuiva le corse e il disprezzo con la stessa regolarità. A Palazzo Madama il gabbiotto è lo scranno più alto e la parte spetta a Ignazio La Russa, con una differenza che l’originale avrebbe trovato imbarazzante. Il nostro risponde con sollecitudine agli appelli per rimodellare la legge elettorale appena approvata. I partiti esclusi dal Parlamento ma che passeggiano in piazza Madama salgono senza un parlamentare e la corsa la pagano altri, ciascuno con il senatore che ha a disposizione: il Pd, i Cinque Stelle, la stessa maggioranza. Onorato sale e il conto non è suo.
L’ultimo passeggero è salito alla vigilia dell’entrata in vigore della legge, scattata sabato 24. Il Pd (vi ricordate il rifiuto a Magi?) ha prestato a Rifondazione il microbiologo Andrea Crisanti, uscito dal gruppo il 21 ottobre e iscritto al Misto il giorno dopo. La strada passa per gli autonomisti friulani del Patto per l’Autonomia, che dovrebbero dichiarare di rappresentare anche il partito di Acerbo. Il Pd, spiegò Crisanti, è contrario con tutte le forze a questa penalità, un Everest da quattrocentomila firme. Intervistato, si presentò come il bolscevico Crisanti, prestato dal Pd. Gli chiesero se avesse già la falce e il martello. Rispose che l’avrebbe domandato ad Acerbo, se gliene prestava una.
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