Fiocchetto Lilla: oltre 3 milioni le persone con disturbi alimentari in Italia

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15 marzo 2019

Non solo nella Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla si dovrebbe riflettere sul nostro rapporto con il cibo. Come mangiamo e cosa possono delimitare problematiche più profonde. Un silenzioso campanello d’allarme che può segnalare disagi più radicati e nascosti. La giornata è alla sua ottava edizione e fu promossa per la prima volta nel 2012 a Genova dall’associazione “Mi nutro di vita” per volontà del suo presidente, Stefano Tavilla, in memoria della figlia Giulia , scomparsa l’anno prima a soli 17 anni proprio per DCA.

Siamo circondati però da una cultura distorta dell’alimentazione. Si va dall’ipersalutismo al trionfo incontrastato del fast food e cibo spazzatura. Dalla cura dei prodotti dop, doc, a km zero, alla nuova catena che spopola tra i giovani e che offre ogni ben di Dio industriale. Siamo, però, nell’epoca non solo della nutrizione esagerata, ma anche dell’immagine da curare a tutti i costi. Influencer dominano e negli scatti social mettono in mostra ogni tipo di comportamento, che viene ripetuto a pappagallo da schiere di adolescenti che sognano un futuro di altrettanto successo a bassa fatica.

Che cosa c’entra il cibo? Beh, è strettamente legato. Se fino a qualche anno fa facevano scalpore le modelle-scheletro, oggi alcuni comportamenti pubblicizzati attraverso i social, ci obbligano a mettere in evidenza quel problema silente che sono i Disturbi del Comportamento Alimentare. Silente è l’aggettivo adatto perchè chi ne è affetto lo nasconde, non ne parla. Un pericolo muto che miete generazioni o ne rovina la salute. Anoressia, bulimia, disturbo da alimentazione incontrollata sono attualmente i sicari silenti, a cui si aggiungono anche le nuove malattie da palestra come vigoressia e ortoressia.

Vigoressia

Vigoressia

«Vigoressia e ortoressia sono certamente più legati alle palestre e sono l’eccessiva costruzione del fisico o alla ricerca spasmodica del mangiare sano – spiega il dottor Andrea Vanini, biologo nutrizionista esperto in DCA – La vigoressia è un disturbo dell’immagine corporea, più che alimentare in sé, anche se comporta problemi di alimentazione. C’è una ricerca della grandezza del muscolo. Anche socialmente si tende ad avere problemi: pensiamo a un soggetto che imposti la sua giornata solamente per la palestra e il crescere muscolarmente, finirà per non uscire con gli amici a cena perchè deve mangiare le cose che vuole lui o perchè è a dieta perenne, oltre che impegnato in una spasmodica attività fisica per cui è sempre in palestra. Rientra nei DCA perchè questi soggetti sono sempre a dieta. L’ortoressia invece, riguarda la ricerca ossessiva del mangiare sano. Si cerca sempre di assumere cibo che fa bene, ma in maniera eccessiva. Non sono dei disturbi che danno segnali come la bulimia e l’anoressia, però si stanno sviluppando tantissimo a causa di questa mania dell’apparire. Si cerca sempre di migliorare l’aspetto estetico arrivando anche a sostanze dopanti o per dimagrire più velocemente che non fanno bene all’organismo».

Molti sono i motivi psicologici che spingono, soprattutto i giovani, ragazze e ragazzi, a questi comportamenti. Traumi, voglia di farsi accettare dagli altri, errate idee di successo legate alla magrezza estrema o addirittura che il fatto di vedersi le ossa sia un vanto estetico per una società distorta. Quello che terrorizza è che non basta mai. Non si è mai abbastanza magri. Non lo si è nemmeno quando si arriva ai 30 chilogrammi bagnati e non si ha più la forza di alzare nemmeno una matita. Non basta mai nemmeno quando l’intero cavo orale e apparato digerente sono stati corrosi dai continui rigurgiti. Anche gli atleti non ne sono immuni. Molti muoiono proprio durante le gare per il troppo sforzo richiesto ad un fisico stanco e debole. Nessuno se ne accorge o si fa finta di nulla: è bello avere tra le mani un cavallo vincente finchè corre.

Anoressia

Anoressia

Continua il dottor Vanini: «Più che di anoressia, nello sport parliamo di bulimia, per discorsi di controllo del peso. L’unica differenza fondamentalmente è che, in alcuni sport definiti estetici, dove l’aspetto fisico è più importante, spesso vengono sottovalutate. A una ragazza che è magra non gli si viene in mente di diagnosticare un disturbo alimentare, perchè magari è adatta a quella tipologia di attività fisica. Spesso e volentieri il provare a raggiungere il risultato, la prestazione da parte degli allenatori, ma anche degli stessi genitori, non aiuta a combattere questo tipo di malattia. Purtroppo per assecondare queste figure, l’atleta può cadere in questi tipi di disturbi, che non sono di facile individuazione».

D’altro canto, anche il cibo può non bastare mai. Nell’immaginario abbiamo in mente solo gli esiti di anoressia e bulimia: scheletri caratterizzati da pelle lesa e occhi grandi e vuoti. Buchi neri in cui le persone sono intrappolate, ma di cui non si sentono le richieste di aiuto. C’è anche chi con il cibo ha un rapporto differente. Mangiare è l’unico senso nella vita. Hanno dell’incredibile le storie che vengono raccontate in Tv in certi programmi alla sera. Persone che pesano più di 300 kg che nel cibo ricercano solo sollievo per traumi, violenze subite, disagi familiari e senso di abbandono. Sembrano semplicemente ingordi e pigri, ma non lo sono. Hanno solo contrastato la durezza della vita con la dolcezza e la soddisfazione che nel cibo si trova, fino all’autodistruzione e annullamento del sé.

Obesità

Obesità

Non è facile ammettere di avere questo tipo di disturbi. Si viene risucchiati da un vortice che crea una dimensione a parte. È automatico contare calorie e farsi venire l’ansia per doverle ingerire o mangiare cibo spazzatura a tutte le ore. Non si può fare a meno di vomitare o buttarsi in esercizi fisici eccessivi per bruciare l’esito di qualche spiluccamento ridicolo o il trovare complici che ci portino snack industriali una volta bloccati a letto dal peso eccessivo.

Lo specchio deforma chi si specchia. C’è chi guarisce e riesce a tenere a bada il mostro. La giornalista enogastronomica Giorgia Cannarella, lavora soprattutto per Munchies (Vice), ma collabora anche con testate cartacee come il Gambero Rosso. Racconta ora la sua storia, ormai al passato, ma testimonianza della possibilità di guarire e seguire le proprie passioni: «È iniziato intorno ai 17 anni. Sono sempre stata di normopeso “morbido”, non facevo sport e mangiavo male. Come tutte le adolescenti ho iniziato a non amare il mio aspetto fisico, a confrontarmi con le coetanee più magre e toniche – racconta Giorgia – Ho iniziato una dieta e da quella mi sono fatta prendere la mano e ho applicato a questa una mia tendenza con perfezionismo, che manifestavo anche a scuola. Andava bene per i bei voti a scuola, ma non per la dieta, che ho portato alle estreme conseguenze: l’anoressia. Ho fatto due anni in cui contavo ogni caloria e tutti i miei pensieri ed energie quotidiane erano finalizzate a mangiare sempre di meno, fino ad arrivare ai 38 kg, nel periodo della maturità». L’amore per la sua famiglia e la voglia di rialzarsi le hanno permesso di riappropriarsi della sua vita: «Mia madre mi ha messo davanti ad un ultimatum: o insieme cerchiamo di “fartela passare” oppure andiamo da un dottore. Da lì ho iniziato un percorso molto lungo. Ci vuole sempre molto più tempo di quello che si creda. Adesso ritengo di averla superata ma bisogna sempre stare attenti. Questi periodi non se ne vanno mai del tutto, sono troppo grandi». Ora ha fatto pace con il cibo e ci lavora, raccontandolo con passione e senza timore.

In Italia i DCA sono visti solo come malattie femminili, ma anche qui ci sono delle obiezioni da fare. Che sia per sport, estetica, o altri motivi, anche i maschi ne sono affetti. Solo che non vengono allo scoperto con facilità. Se lo fanno non trovano luoghi in cui poter iniziare la riabilitazione e sono costretti ad affiancarsi ai percorsi delle ragazze, e ciò può essere motivo di imbarazzo per un’anima già fragile.

Salvatore Sclafani ed è un regista, produttore e direttore della fotografia palermitano. Nel 2017 aveva presentato al pubblico il cortometraggio “Self Control”, la storia di Riccardo, siciliano di 25 anni, che convive con il demone della bulimia. «”Self Control”, letteralmente “Autocontrollo”, è il mantra che perseguita ogni persona affetta da un disturbo alimentare. Il concetto di dover reprimere degli “istinti cattivi” che potrebbero portarti a mangiare ciò che non dovresti, evitare l’esercizio fisico. Una costante condizione di ansia che difficilmente abbandona la persona affetta da DCA – spiega il giovane regista – È un argomento veramente poco trattato. Si tende ad associare la bulimia ed i disturbi alimentari in generale alla popolazione femminile, dimenticandosi di quanto questi siano presenti anche negli uomini. La pressione sociale che richiede agli uomini di avere un fisico perfetto, muscoloso e scolpito, è presente oggi più che mai. Siamo circondati da questo tipo di immagini. Ho deciso di raccontare questa storia per parlare a coloro che si trovano in questa situazione e cercano di uscirne. Purtroppo il rifiuto e la negazione sono una cosa molto potente, ed in Riccardo, il personaggio protagonista interpretato da Domenico Cangialosi, sono così radicati che probabilmente ci vorranno degli anni prima che lui riesca a comprendere quale sia la strada che sta percorrendo e come riuscire a salvarsi».

La troppa cura dell’immagine attuale e il rapporto controverso con il cibo parte dai grandi media e dai social, quindi dalle grandi industrie che creano le mode del momento spingono ad una cultura errata del cibo. L’artificialità che permane quando si parla di cibo, anche cercando di promuoverlo ci fa tornare sempre all’idea del bello quindi buono. Anoressia, bulimia, disturbi da alimentazione incontrollata e molti altri meno noti, a cui aggiungere i DCA “da palestra” ci circondano e colpiscono prevalentemente gli adolescenti. Dicono gli ultimi dati divulgati dal Ministero della Salute che sono oltre 3 milioni in Italia le persone affette da disturbi alimentari. Di queste, il 95,9% sono donne e il 4,1% uomini e questo dato è in aumento. Ad esempio, la fascia d’età in cui anoressia e bulimia si manifestano più spesso è quella tra i 15 e i 19 anni e l’anoressia è la terza malattia cronica più comune tra i giovani e chi ne è affetto ha un rischio di mortalità 10 volte superiore a quello dei coetanei. Il numero di decessi in un anno per anoressia nervosa si aggira intorno al 6%, al 2% per bulimia nervosa e sempre intorno al 2% per altri disturbi alimentari non specificati.

Una delle nuove piaghe del Ventesimo Secolo, insomma, complice la cattiva educazione al cibo, le industrie alimentari e i prodotti di poca qualità che utilizzano, per poi arrivare ai Social e alla società dell’immagine e dell’artificialità per eccellenza. “Specchio sii più gentile oggi se ce la fai…” cantano i Subsonica: “Sai qui tutto si è ristretto la gioia, il tempo, lo spazio, il sentimento. Sai qui tutto si è ristretto si tira dritto sfiorando il precipizio…”

TAG:
CAT: salute e benessere, società

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