Il nuovo Esame di Stato e i sogni del Signor Miur

22 Giugno 2019

Il pianista sorride al pubblico, si accomoda davanti alla tastiera, si raccoglie un attimo e poi attacca con notturno di Chopin. Va avanti per qualche minuto, la sala è già quasi presa dall’intensità di quella musica, quando all’improvviso smette di suonare e sembra porsi in ascolto, con l’espressione sicura di chi sa cosa sta facendo. Il pubblico è perplesso. Qualcuno più scaltro, o meglio informato, avverte: sta suonando 4′ 33” di John Cage. Il pubblico annuisce, è ora ammirato da una così ardita evoluzione. Dopo quattro minuti e trentatré secondi il pianista posa nuovamente le mani sulla tastiera ed attacca un blues, per proseguire con la sigla dei Puffi e concludere, con l’aria trionfale, con Tanti auguri a te. Il pubblico è in delirio.
Ecco, fino allo scorso anno l’orale dell’esame di Stato funzionava più o meno così. Lo studente preparava il percorso o la tesina, una rete surreale di link tenuti insieme da un tema centrale, che nelle varie ramificazioni si smarriva miseramente, ma funzionava ottimamente come pretesto per scegliersi una parte significativa delle domande dell’esame. Ed era divertente assistere alle evoluzioni che portavano dal male di vivere (il tema più gettonato in assoluto) al sistema muscolare, da Schopenhauer alle derivate.
Quest’anno lo spettacolo cambia. Il pianista si siede davanti alla tastiera. Non sorride: è tesissimo. Gli danno da scegliere tre buste. Apre la sua. Legge lo spartito e comincia a suonare con un certo senso di smarrimento. Poi si ferma. No, non sta suonando John Cage. Semplicemente non sa che suonare. Il pubblico va nel panico, poi qualcuno suggerisce: “I Queen!”. Il pianista ha uno sguardo interrogativo, anzi ha proprio la faccia a forma di punto di domanda. Ma il suggeritore è sicuro di sé: “I Queen, dai, è la morte loro!”. Il pianista attacca l’asino dove vuole il padrone, e continua a suonare per qualche minuto. Poi si bocca, e così via.
La critica del nuovo esame di Stato si è concentrata sul meccanismo delle buste, che in effetti è antipatico e ricorda più un telequiz che quello che si fa a scuola. Ma quello che è davvero discutibile è ciò che ci si aspetta dallo studente dopo l’apertura dalla busta. I materiali contenuti nelle buste (testi, documenti, immagini ecc.) “costituiscono solo spunto di avvio del colloquio, che si sviluppa in una più ampia e distesa trattazione di carattere pluridisciplinare che possa esplicitare al meglio il conseguimento del profilo educativo, culturale e professionale dello studente” (O.M. 205, art. 19). Il percorso avviato con l’apertura della busta, precisano nel sito del Miur, dev’essere “integrato e trasversale”. Lo studente legge, o guarda un attimo in materiale, e poi si parte con una trattazione che tutto lo scibile, o quasi. Come nel Gioco delle perle di vetro di Hermann Hesse, si muoverà meravigliosamente tra scienza e letteratura, arte e storia, integrando e trasversaleggiando.
C’è una cosa che non cessa di stupirmi. Anzi due. La prima è che non perdiamo mai occasione per ostentare disprezzo dei nostri studenti, che consideriamo una generazione di semianalfabeti, ed al tempo stesso pretendiamo da loro le cose più raffinate. Devo confessare che io non sono affatto sicuro, letto un documento o vista un’opera d’arte, di riuscire a muovermi in modo trasversale tra diverse discipline. Non me ne voglia il ministro, ma occhio e croce direi che non è in grado nemmeno lui. La seconda cosa che mi stupisce è che la scuola chiedeva, e chiede, agli studenti questa capacità di muoversi in modo trasversale, quando essa stessa, invece, opera per compartimenti stagni. Nella scuola secondaria i Dipartimenti disciplinari raggruppano i docenti delle stesse discipline o di discipline affini. Il docente di filosofia si troverà a confrontarsi con quello di diritto o con quello di religione, ma non con quello di italiano e meno che mai con il collega di scienze. Ognuno porta avanti per conto suo il suo percorso disciplinare, il più delle volte senza curarsi nemmeno di cosa è stato fatto nell’ora precedente. All’università non va meglio. Una cosa che ti raccomandano al primo giorno del dottorato di ricerca è la specializzazione: se vuoi fare carriera scegliti un settore disciplinare ben definito e in quel settore diventa esperto di un campo di indagine anche più circoscritto. Più è ristretto e definito il campo di ricerca, più è facile ottenere l’abilitazione scientifica. Chi, come il sottoscritto, lavora sulla zona di confine tra pedagogia e politica, rischia di sentirsi dire che le sue ricerche appartengono alla filosofia politica dalla commissione per l’abilitazione in pedagogia, e che appartengono alla pedagogia dalla commissione di filosofia politica.
Come si spiega che un sistema scolastico così poco interdisciplinare richieda poi agli studenti la competenza di muoversi tra più discipline? Perché chiede allo studente qualcosa per cui evidentemente non è stato formato? Mi pare che il Signor Miur abbia qualche problema di identità. Come molti, soffre dello scarto tra ciò che è e ciò che vorrebbe essere. Sa, oscuramente, che il sapere, inteso nel senso più alto, se ne frega delle separazioni disciplinari. E lui aspira al sapere più alto. Ha grandi ambizioni, il Signor Miur. Ma, come succede, non è attrezzato in modo adeguato alle sue ambizioni. Dovrebbe trasformare la scuola, chiedere ai docenti di insegnare in modo diverso, magari mandare anche all’aria le discipline e mettere al centro la ricerca su temi e problemi. Ah, impossibile! Al solo pensiero il Signor Miur suda. Si può però sempre far finta di. Io metto nero su bianco che è questo che il Signor Miur si aspetta dallo studente medio italiano. Chiudo gli occhi e mi godo la scena, mi figuro milioni di studenti impegnati nei loro meravigliosi giochi delle perle di vetro. Se poi proprio così non sarà, potrò sempre prendermela con gli insegnanti, che non si impegnano abbastanza per essere all’altezza dei miei sogni.

TAG: esami di Stato, MIUR, scuola
CAT: scuola

3 Commenti

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  1. beniamino-tiburzio 1 anno fa

    La Scuola, la Scuola, la Scuola. Se a 18 anni hai imparato a scrivere e leggere correttamente l’ Italiano e ad esprimere, in modo facilmente comprensibile, un concetto con non più di 40 parole e senza tanti aggettivi, va là che va bene.

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  2. amorislaetitia 1 anno fa

    E’ la nottata che precede l’esame orale. Da docente commissaria esterna voglio esprimere il mio parere sull’articolo molto ben fatto di Antonio Vigilante sui sogni del MIUR e sul nuovo Esame di stato visto dalla mia cattedra, ben sapendo che domani molti allievi affronteranno un difficile momento, quello in cui, aperta la busta, si troveranno davanti un soggetto da cui partire…. Bah! Non so se sia meglio o peggio di quello passato e archiviato anzi buttato dalla finestra a sfracellarsi sul lastrico in un momento di pura follia … Di certo, occorreva cambiare quella storia delle tesine e delle mappe preconfezionate con alleanze surreali tra argomenti confliggenti. Ma ormai è fatta. Tutto sommato meglio ora senza il quizzone della terza prova che metteva i nostri nervi a dura prova e lasciava i candidati con un im/ probabile risultato spesso frutto di combinazioni casuali e di gimcane tra risposte aperte, chiuse V/F e argomenti di varia umanità. Almeno questo è un punto a favore di questa miniriforma che non modifica sostanzialmente il contenuto dell’esame e punta su verifiche sostanzialmente valide per le due prove scritte. Per l’orale si può migliorare, ma domani si potrà verificare la validità della scelta di puntare su un argomento tra quelli svolti e di valutare la capacità di orientarsi criticamente del candidato seduto al cospetto di una ….giuria che detta così mi sembra tanto una scena dei tanti quiz televisivi ai quali partecipa il popolo e che io evito di guardare perchè molto noiosi e noiosi e noiosi che sembrano il grande fratello…interminabile soap opera… A domani dunque….

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  3. amorislaetitia 1 anno fa

    E’ la nottata che precede l’esame orale. Da docente commissaria esterna voglio esprimere il mio parere sull’articolo molto ben fatto di Antonio Vigilante sui sogni del MIUR e sul nuovo Esame di stato visto dalla mia cattedra, ben sapendo che domani molti allievi affronteranno un difficile momento, quello in cui, aperta la busta, si troveranno davanti un soggetto da cui partire…. Bah! Non so se sia meglio o peggio di quello passato e archiviato anzi buttato dalla finestra a sfracellarsi sul lastrico in un momento di pura follia … Di certo, occorreva cambiare quella storia delle tesine e delle mappe preconfezionate con alleanze surreali tra argomenti confliggenti. Ma ormai è fatta. Tutto sommato meglio ora senza il quizzone della terza prova che metteva i nostri nervi a dura prova e lasciava i candidati con un im/ probabile risultato spesso frutto di combinazioni casuali e di gimcane tra risposte aperte, chiuse V/F e argomenti di varia umanità. Almeno questo è un punto a favore di questa miniriforma che non modifica sostanzialmente il contenuto dell’esame e punta su verifiche sostanzialmente valide per le due prove scritte. Per l’orale si può migliorare, ma domani si potrà verificare la validità della scelta di puntare su un argomento tra quelli svolti e di valutare la capacità di orientarsi criticamente del candidato seduto al cospetto di una ….giuria che detta così mi sembra tanto una scena dei tanti quiz televisivi ai quali partecipa il popolo e che io evito di guardare perchè molto noiosi e noiosi e noiosi che sembrano il grande fratello…interminabile soap opera… A domani dunque….

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