Storia di Virgil, operaio zingaro: “I colleghi di sempre ora mi fanno paura”

14 Luglio 2018

Gheorghel è un bravo elettricista. Quando arrivò a Bergamo, dalla Romania, non impiegò molto a trovare lavoro: pensavano che gli facessi da garzone e mi accontentassi, dice, ma per accontentarmi restavo dov’ero, e sorride un po’ duro. Gli impianti elettrici della fonderia erano molto vecchi, la padrona non li aveva mai fatti rifare, solo aggiunto e potenziato singole parti senza un piano di insieme: gli impianti erano un dannato labirinto, c’era un solo schema, su carta, fogli enormi, come lenzuoli. Nessuno li consultava, gli anziani andavano a occhio, solo lui no, lui pretese di averli, i lenzuoli, e in poco tempo divenne l’unico che conosceva bene tutta la mappa e quando chiese un aumento non gli fecero troppe storie ad accettare.

Un giorno presi i colleghi del mio reparto, mi guardavano male perché ero il solo straniero, se non volete essere amici mi frega nulla, ma sul lavoro non creiamoci problemi. Andò anche meglio: finì per essere eletto RSU della fonderia. Rappresentante sindacale unitario, della FIOM. Nella fonderia in cui lavora si fanno parti di motori, testate di trattori, con la ghisa.

Il sindacato lì c’era sempre stato. Era ed è ancora una delle aziende più sindacalizzate della provincia, forse la più sindacalizzata diceva qualcuno.

Fino agli anni 80, ci lavoravano solo bergamaschi. Poi il padrone cominciò a far lavorare qualche albanese, uno persino è uno zingaro, e poi arrivarono i negretti, dicono gli operai bergamaschi, tanti, decine, e nel 2014 erano quasi metà dei dipendenti.

La padrona lo diceva chiaro, di italiani a lavorare in fonderia non ne troviamo, anche se le paghe sono generose, diceva lei, e loro hanno meno pretese. Che poi la generosità non c’entrava poi tanto, è che guadagnava bene e aveva una paura tremenda degli scioperi, per cui cedeva a quasi ogni richiesta.

In poco tempo, anche i lavoratori stranieri si integrarono. Prima nel sindacato e nella fabbrica poi la cittadinanza, si iscrissero tutti alla fiom, e la padrona scoprì che doveva pagarli come gli altri. Per tanti anni, decenni, la fonderia fu una delle pochissime aziende che non facevano mai un giorno di cassa integrazione, il lavoro era brutto, l’azienda sporca, la padrona non investiva negli impianti.

Gheorghel ormai la mappa la sapeva a memoria, ma si metteva le mani nei capelli: l’impianto elettrico sta su non si sa come, e da delegato vedeva che un po’ tutta la maniera di gestire la fonderia era così, un casino infinito che stava in piedi quasi per caso. Ma di soldi ne entravano ancora molti, e si andava avanti così, a spintoni.

Poi il 2009, la crisi enorme, generale, decine di clienti e di concorrenti che falliscono. Anche lì, la padrona non volle fare ammortizzatori sociali, persino il sindacato non se lo spiegava e arrivò a proporre una ristrutturazione aziendale per provare a mettere in sicurezza l’azienda: un mondo capovolto era, in quel periodo lì, ma niente, ci aiuteranno le banche.

Tutto questo avvenne con liti, conflitti, quelle sono aziende in cui uno scazzo finisce spesso a bestemmie e mani addosso. Ma mai, nessuno mai, un conflitto etnico.

Sì, a scherzi non vanno leggeri, basta vedere come fanno con Virgil, il rom kossovaro: zingaro, finito di rubare? Zingaro, quello è un muletto, non una delle vostre giostre! E lui che rideva, rideva, zitto mangiapolenta, taci e lavora che solo questo sapete fare, e tu Seck, cosa mi dici di lavorare, da me si dice pigro come un negro, che vuoi.

Ma sono un gruppo, una scheggia di classe operaia, sindacato, straordinari, lavoro duro, e sanno quando smettere di scherzare e stare uniti, per difendersi e per attaccare, e hanno vinto tante volte, facendolo.

Anche nel 2015, quando la fonderia fallisce, riescono a stare uniti dietro la Rsu: Luciano, Dione e Gheorghel, Bergamo, Dakar, Varna, tengono tutti insieme, arriva un compratore di Brescia, posso tenere aperta la fonderia ma giù i salari, assunzioni con il jobs act e su 130, dentro 85, gli altri a casa.

Al sindacalista di provincia pare un miracolo a ricordarselo, ma trattano con i bresciani: nessun licenziamento, contratti pre jobs act e i salari li possiamo rinegoziare, sì, ma si taglia ai dirigenti prima che agli operai, e che ridere che vengono pure quei molli degli impiegati, tutti puliti che tolgono la polvere dalle sedie per non sporcarsi e si guardano in giro straniti, mai venuti in assemblea e ora guardali, fanno pure la tessera.

Anche quella volta, vincono. Entreranno tutti, una parte subito, una parte gradualmente in due anni, ma nessuno resta per strada. Avevano paura si, ma ha vinto lo spirito di gruppo, ancora una volta. Sono passati 4 anni, Gheorghel e il sindacalista di provincia sono a un corso insieme, commentano una assemblea recente. Oh comunque, che ridere Virgil, quando ha detto che ruba un mercedes e se ne torna in Kossovo, dice il sindacalista.

Si, è uno scemo simpatico lo zingaro. Però.

Però Fabio, è qualche mese che c’è un’aria diversa. Si scherza, si, ma qualcuno ci mette un po’ di cattiveria in più sai? E mio figlio è dovuto andare a Londra, e questi qui cosa vogliono, e voi, anche voi, che volete. Tutta gente che anni fa era pure troppo comunista, dice Gheorghel, e ora vota quello lì, Salvini.

Dice Virgil, anche in Kossovo scherzavamo. Qualcuno però accese una miccia. E poi.
Poi ride, fanculo, vi rubo una mercedes ci metto moglie e figli e me ne vado.

Ma per un attimo si sono guardati e hanno avuto paura: e poi?

TAG: Fiom Cgil, razzismo
CAT: Sindacati

Un commento

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  1. clavenz 2 anni fa

    Un ottimo articolo dal …ventre della balena. Si tocca con mano l’integrazione di qualche anno fa, l’impegno per resistere tutti insieme (solidarietà di classe?) e ora le ombre salviniane. Riuscirà Gheorgel a restare se stesso e a convincere ancora i compagni (?) di lavoro a considerarsi come classe e non come gruppo etnico?

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